Pizzi Cannella porta la sua “Chinatown” a Firenze
di // pubblicato il 27 Ottobre, 2010
Firenze ospita fino al 4 Dicembre 2010, la transavanguardia romana di Piero Pizzi Cannella. La sua ultima serie di lavori dal titolo Chinatown, invito al viaggio viene accolta in uno spazio semisconosciuto della città che sono Le Pagliere delle Scuderie Reali del Complesso di Palazzo Pitti, ovvero il vecchio “salone della paglia”. La mostra è organizzata da Alessandro Bagnai e Antonella Villanova e promossa dalla Soprintendenza per i Beni Architettonici, Paesaggistici, Storici, Artistici ed Etnoantropologici per le province di Firenze (con esclusione della città, per le competenze sui Beni Storici, Artistici ed Etnoatropologici), Pistoia e Prato.
Quello di Pizzi Cannella è un viaggio immaginario, un percorso suggestivo alla riscoperta delle origini della civiltà, l’invito che propone Pizzi Cannella è quello di partire senza il bisogno di viaggiare. Lui espone il suo viaggio interiore, fatto di un’esperienza maturata all’interno dell’ex Pastificio Cerere, nel quartiere San Lorenzo di Roma, fucina della Nuova Scuola Romana: gli artisti residenti sono i così detti “storici” (Nunzio, Pizzi Cannella, Gallo, Ceccobelli, Dessì, Tirelli) che si sono insediati dalla fine degli anni ’70.

Le sessantadue carte e altrettante foto ritoccate con mano d'artista, non sono altro che frammenti di un diario di viaggio ricco di simboli e di pennellate corpose, in cui il maestro romano narra i 5000 anni di iconografia e iconologia orientale che si è interfacciata ed integrata nel corso della storia con la cultura occidentale. Un viaggio ancestrale fatto da un uomo che ama ancora sporcarsi le mani con la pittura, un uomo che teme l’aereo ma che non ha paura di volare con l’immaginazione

La suggestione del passato alla riscoperta delle origini del dialogo tra le civiltà d’Oriente e d’Occidente, non si deve identificare con la città che dà il titolo a questa mostra. La Chinatown di Pizzi Cannella, appartiene alla cultura orientale, soprattutto cinese, letta, percepita ed elaborata da un contesto occidentale: “Chinatown non è un’ispirazione è un vero e proprio contenitore globale – ha spiegato l’artista – dove ho trasportato quello che ho e quello che sono, e ho preso quello che mi serviva, uno scambio equo, perché questo è soprattutto un viaggio di scambio”.

Visitando la mostra, si evince quanto per Pizzi Cannella la pittura sia la strada maestra fatta di segni espressi con l’uso di un linguaggio raffinato ed enigmatico, tracce simboliche ricorrenti dal significato quasi esoterico che offrono particolari aspetti di una realtà intimamente soggettiva, che tanto l’artista quanto l’osservatore sarebbero altrimenti incapaci di esprimere a parole; Così, un fiore secco, una sedia, un ventaglio, immagini che paiono condensare metaforicamente la vita, le nostalgie, forse i sogni e le memorie collettive del presente, sono tracce di umanità vissuta. Evocano forse il ricordo del teatro di ombre cinesi, declinate dalla personalità fortemente occidentale dell'artista. Oltre a questi elementi figurativi sono presenti il sigillo o il timbro d’inchiostro come firma sull’opera, o brevi testi all’interno della composizione. Pizzi Cannella come pochi altri riesce a dominare questo tumultuoso alfabeto espressivo, inserendolo in una dimensione pittorica più che letteraria, gli ideogrammi orientali apposti sulla carte indiane, non altro che i titoli delle opere tradotti in giapponese e cinese da Patrizia Dadò, Professoressa di letteratura cinese moderna e contemporanea all’Università La Sapienza di Roma.

Valentina Casacchia, che per anni è stata vicina al maestro come sua assistente, ha saputo chiarire come: “ciò che Pizzi Cannella raffigura sulla carta o sulla tela non è un insieme organizzato di elementi solidi”. Egli importa nel suo lavoro un brano calligrafico, secondo l’ideale del “poetare dipingendo e dipingere poetando” – continua la Casacchia – “nel caso di Pizzi Cannella il testo ha lo stesso ruolo che hanno le sue figure, sono segni fluttuanti, indizi, titoli, chiavi di lettura, frammenti di sensazioni, memorie. Non hanno uno spazio maggiore delle figure, non ne sono necessariamente il completamento, partecipano, come il resto degli elementi, all’accadere dell’opera. In questo ciclo di lavori, il testo ha forse un ruolo maggiore poiché è tradotto in ideogrammi, strutture simboliche alla radice, dove i segni si fanno immagini e le immagini segni”.

Insieme alla splendida carrelata di “cartoni incorniciati” e alle foto d’artista, due video che raccontano il quotidiano del maestro: “Ballerina, piccola e scaltra” e “La fabbrica dei pennelli” in cui l’artista è ripreso mentre intrattiene una conversazione telefonica fittizia dove s’interroga sull’arte. I video sono stati realizzati dal fotografo Angelo Cricchi e la regista Silvia Morani. Mentre, all’esterno è esposta una fontana che il maestro ha realizzato per la prima volta in bronzo, appositamente per la mostra. Una composizione di quattro grandi vasi in bronzo, dalle altezze e le rotondità diverse, dal titolo “Fontana ferma”: dove l’acqua è ferma perché è sempre a filo del vaso.

Dopo Firenze la mostra itinererà: nella primavera 2011 andrà a Milano alla Fondazione Mudima per l’Arte Contemporanea, diretta da Gino Di Maggio; dopodiché, nell’autunno 2011, la mostra verrà presentata dal Lorand Hegyi al Musée d’Art Modern de Saint-Etienne in occasione della rassegna “cabinet du design”. Il libro/catalogo, edito dalla Fondazione Mudima per l’Arte Contemporanea di Milano, raccoglierà le tre mostre di Firenze, Milano, Saint-Etienne, diversi scritti e una serie di testi critici dedicati al lavoro del maestro Pizzi Cannella.