Pittura Pompeiana

di Fabiola Pinzi // pubblicato il 11 Maggio, 2009

Le Roi des deux Siciles peut seul se vanter d’avoir des
Chefs d’oeuvres en ce genre, parfaitement bien conservés
J.B. Requier, Recueil général..., 1754


Dopo oltre dieci anni di chiusura per lavori di restauro e riallestimento, dal 29 Aprile al 31 Dicembre, riapre al pubblico la Collezione Affreschi del Museo Archeologico Nazionale di Napoli, curata da Mariarosaria Borriello e Valeria Sampaolo, che, con gli oltre 400 affreschi, provenienti dalle città vesuviane distrutte dall’eruzione del 79 d.C., rappresenta la più alta testimonianza della pittura antica, un repertorio unico al mondo.

L’importanza ed il tipo di investimento che la città di Napoli ha sostenuto per donare al museo archeologico lo splendore ed il prestigio che si merita, traspaiono dalle parole di Pietro Giovanni Guzzo, soprintendente per i Beni Archeologici di Napoli e Pompei: “Vorremmo, nel riproporre la collezione degli affreschi vesuviani e, votis solutis, l’intera esposizione del Museo, essere abili e fortunati tanto da far comprendere più agevolmente quell’Antico che qui si conserva al nostro pubblico. O, almeno, instillargli il dubbio che vale la pena di tentare di comprenderlo, non solo di ammirarlo. Se così riusciremo a fare, se riusciremo a radicare memoria e ad intrecciarla con consapevolezza e critica, sarà un buon risultato per il lavoro compiuto”.

Prima di iniziare con l’illustrazione di questa esposizione è necessario riportare brevi informazioni sulla storia del palazzo che ospita l'attuale Museo Archeologico.

Iniziato nel 1586 come cavallerizza su commissione del duca di Ossuna e viceré di Napoli Don Pedro Giron, ancora oggi rappresenta uno dei maggiori palazzi monumentali di Napoli.

Nei primi del Seicento l'architetto Giulio Cesare Fontana vi progettò la nuova sede dell'Università. Alla fine del XVIII secolo ospitò le collezioni archeologiche provenienti da Ercolano, Pompei e Stabia e successivamente, con la dominazione borbonica, accolse una svariata serie di reperti. In seguito, il Museo fu titolato "Nazionale" da Garibaldi e inglobò le collezioni archeologiche, artistiche e bibliografiche dei re Carlo III, Ferdinando IV, Francesco I e Ferdinando II di Borbone.
L'archeologo Paolo Orsi organizzò poi dieci sezioni espositive: la plastica (statue e bassorilievi), le pitture, gli epigrafi, i vasi, gli oggetti preziosi, monete e medaglie, terrecotte, la "raccolta cumana", i quadri e raccolte d'arte medievale e moderna, i papiri.
Nei primi del ‘900, il succedersi dei direttori comportò varie modifiche nella distribuzione dei vari reperti custoditi sino al ’57, quando la Biblioteca fu trasferita nel Palazzo Reale in piazza Plebiscito e la Pinacoteca nel Palazzo di Capodimonte a Napoli. Da quel momento in poi il museo poté essere destinato esclusivamente alle raccolte delle antichità.

Intorno alla metà del XVIII e fino a tutto il XIX secolo (ed in piccola parte anche nel Novecento), si è avuto il recupero degli affreschi pompeiani, patrimonio che illustra magnificamente la pittura di età romana, dal II al IV stile; in questo ricco ed unico percorso espositivo si va dalle più moderate pitture a incrostazione, alle megalografie di Boscoreale discendenti della raffinata arte ellenistica dove i soggetti emergono sul tipico rosso pompeiano, fino a giungere alla raffinatezza delle opere arabesche.

Tutta questa ricchezza la dobbiamo alla spiccata curiosità di Carlo di Borbone, che nel 1738 autorizzò l’archeologo Roque Joaquin de Alcubierre ad impiegare quattro degli operai che costruivano la reggia di Portici, per dare inizio al recupero di un tesoro di inestimabile valore che la tragica eruzione del Vesuvio aveva sepolto sotto una cappa di fango e cenere.

I recenti restauri hanno consentito di svelare e rigenerare gli antichi colori fornendo una più ampia raffigurazione dei dettagli, con risultati eccezionali. Ammirando le varie rappresentazioni, il visitatore viene trasportano in un viaggio ricco di immagini, attraverso tutte le sfumature del mondo greco-romano. Si ammirano paesaggi, nature morte, scene di erotismo, della vita di tutti i giorni, di eroi, di divinità, ritratti di ogni genere.

L’allestimento, impostato secondo una logica dei contesti e una sequenza cronologica, inizia con una prima sala espositiva dedicata alla tecnica, con esempi di graffiti preparatori, pitture su marmo, strumenti di misurazione, ciotole dei colori e altro.
Le decorazioni murali venivano eseguite ad affresco. Col supporto di lenze, compassi, punteruoli, squadri (alcuni esposti in vetrina), il pictor parietarius tratteggiava gli elementi architettonici, lo sfondo e i contorni che precedevano la stesura del colore.
Non conosciamo i nomi dei pittori dell’ età romana, se non quello di Fabullus e di Ludius o Studius che raffigurarono la domus aurea di Nerone. Due quadretti in cui è raffigurata una donna intenta a dipingere, rivelano l’esistenza di una pittrice vissuta intorno al 100 a.C, Iaia di Cizico, citata anche da Plinio.
La pittura su marmo, della quale sono stati ritrovati una decina di reperti, per lo più a Ercolano, si affiancava, seppur in quantità inferiore, agli affreschi realizzati sugli intonaci e alle raffigurazione su legno. La lastra “Giocatrici di astragali”, esposta più avanti, è senza dubbio il più valido esempio di pittura su marmo; di questo quadro conosciamo anche l'autore, Alexandros athenaios come riportato dalla firma in alto a sinistra.

Si giunge poi dinanzi alla sala preposta all’illustrazione della scoperta delle pitture e dell’influenza che le stesse ebbero sulla moda e sul gusto neoclassico. E proprio in questa area viene proposto al pubblico il primo affresco staccato a Pompei.

Più avanti, seguendo l’ ordine cronologico, troviamo le pitture di II stile con gli affreschi della villa di Boscoreale e della Casa di Giasone, installati a parete rispettando la successione originaria. L'elemento più caratteristico delle decorazioni di II Stile è il legame evidente tra l’architettura reale e quella dipinta. Di grande effetto la raffigurazione delle ghirlande delle colonne del cortile.

Il III stile, successivo padrone di casa, annovera vari elementi decorativi e ampi quadri dove il paesaggio è il protagonista principale.

La casa di Meleagro e quella dei Dioscuri, del I secolo d.C., racchiudono opere di fama mondiale appartenenti al IV stile, quali Le nozze di Hera e Zeus, Achille e Briseide, Il Sacrificio di Ifigenia, Piritoo e il Centauro, Enea ferito, Marte e Venere, Arianna abbandonata.

Infine le sale delle nature morte e dei paesaggi, della pittura popolare e dei ritratti.

Per questa occasione, Electa pubblica un catalogo sulle pitture del museo archeologico nazionale di Napoli, curato da Irene Bragantini e Valeria Sampaolo con la preziosa collaborazione del fotografo Luigi Spina.

Da settembre 2009 la Collezione Farnese, la più maestosa raccolta storica di statue antiche al mondo, nata nel 1500 ad opera di Alessandro Farnese (papa Paolo III), costituirà una parte integrante della collezione permanente del Museo.

 

Dettagli

DIDASCALIE PITTURE POMPEIANE
NAPOLIMUSEO ARCHEOLOGICO NAZIONALE
© Soprintendenza speciale per i Beni Archeologici di Napoli e Pompei
Foto di Luigi Spina

  • PERSEO E ANDROMEDA
    Pompei, Casa dei Dioscuri
    Affresco
    Alt. cm 128; largh. cm 106
    IV stile tardo
  • ALCESTI E ADMETO
    Pompei, Casa del Poeta Tragico
    intonaco dipinto
    Alt. Cm 106; larg. Cm 86,5
    50-79 d.C.
  • ACHILLE A SCIRO (part.)
    Proveniente da Pompei, Casa dei Dioscuri
    Affresco
    Alt. cm 148; largh. cm100;
    IV stile tardo
  • ENEA FERITO
    Pompei, Casa di Sirico
    Affresco
    Alt cm. 45, largh. cm 48
    IV Stile Seconda metà del I secolo d.C.
  • MARTE E VENERE (part.)
    Pompei, Casa di Marte e Venere/Casa delle Nozze di Ercole
    Affresco
    Alt cm. 99, largh. cm 90

Mappa

Dove e quando

Pittura pompeiana

  • Date : 30 Aprile, 2009 - 31 Dicembre, 2010
  • Indirizzo: Museo Archeologico Nazionale, Piazza Museo Nazionale, 19, 80135 Napoli
  • Sito web

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