Pittori, incisori e architetti pisani nel secolo di Galileo

di Elena Pratesi // pubblicato il 07 Settembre, 2009

Edito da Felici un volume dal titolo “Pittori, incisori, e architetti pisani nel secolo di Galileo” scritto da Franco Paliaga in collaborazione con Pierluigi Carofano nasce dalla necessità di colmare un vuoto nella storiografia artistica locale riguardante la produzione pittorica, incisoria e architettonica della città di Pisa e degli stessi artisti autoctoni o divenuti cittadini pisani nel corso del seicento.

Un volume molto importante che ripercorre un capitolo rilevante della storia dell’arte italiana: la città di Pisa nel Seicento, luogo di incontro di numerosi maestri sia celebrati che sconosciuti, riflesso di un luogo ricco di vita, di scambi culturali nel lavoro di artisti, committenti e mercanti d’arte.

Una realtà davvero fervida in continua innovazione e che a sua volta è costantemente aggiornata con altri centri culturali, restando al passo con ambienti molto più competitivi dal punto di vista artistico, primo fra tutti la città di Roma.

“L’ambiente culturale pisano nel secolo che vide la presenza di Galileo Galileo – commenta l’autore del libro - fu straordinariamente ricco di opere e di vicende, dove intensi furono gli scambi e le relazioni che si vennero a costruire tra le arti figurative e le accademie letterarie, tra il mondo universitario e il collezionismo, tra le rappresentazioni teatrali e le espressioni artistiche”.

La ricerca vuole dimostrare che per la città di Pisa il Seicento non fu, come molti ritengono, un periodo “morto” nel quale la prorompente egemonia fiorentina aveva soffocato la vitalità artistica e il tessuto culturale pisano, bensì ci mostra una città in continua evoluzione, sempre in fermento e capace di seguire ed agevolare le innovazioni che muovevano il panorama artistico nazionale.

Come ho già accennato nelle botteghe locali non si riscontrava solo la presenza di artisti pisani ma vi erano anche molti forestieri; il linguaggio e la formazione sicuramente differenti mostrano un panorama artistico davvero stratificato ma del quale per fortuna siamo in possesso di numerose ed abbondanti tracce documentarie.

Alcuni di loro potevano essere fiorentini, o comunque per lo più provenienti dalla Toscana, che si erano stabiliti in seguito a Pisa che in quegli anni era diventata un importante centro periferico dello stato granducale, magari in cerca di occasioni lavorative, tra i tanti ricordiamo Matteo Confortini, Baccio Gorini, e ancora Francesco Gaddi solo per citarne alcuni.

Nei primi decenni del Seicento i pittori fiorentini onorarono con le loro tele la maggior parte degli altari degli edifici religiosi ristrutturati, offrendo in alcuni casi le migliori prove della loro produzione, attraverso opere realizzate con un rigoroso disegno compositivo e impeccabile condotta coloristica, rendendo così le chiese pisane come “contenitori” ricettivi e adatti all’accoglimento di quei modelli figurativi.

L’ambiente locale pero’ nonostante questa schiacciante egemonia allargo’ i propri orizzonti culturali verso tendenze pittoriche provenienti da altri paesi della Toscana ed extra-regionali: se sporadiche furono le opere di pittori fiamminghi, come Frans Van de Kasteele, oppure veneziani, come Jacopo Palma, molto più consistente fu la presenza di opere di pittori senesi o lucchesi.

Il risultato fu che Pisa divenne un centro estremamente ricettivo e vitale per lo scambio di culture artistiche eterogenee, rilevando una cittadina aperta alle influenze più varie, capace di recepire in forme cosmopolite le novità e le tendenze che giungevano dai centri più o meno vicini, ma anche una terra di conquista, incapace di reagire alla massiccia ingerenza e alla soverchiante presenza di pittori forestieri che si accaparrarono le principali commesse cittadine.

Nonostante ciò la città fu in grado di dare origine ad un tessuto produttivo che, sebbene non potesse competere con le altre realtà locali e regionali, si presentava ricco e vivace, producendo comunque quella linfa vitale dalla quale presero ispirazione alcuni artisti che raggiunsero grande notorietà nel terzo decennio del secolo come Orazio Rimilnaldi o Ercole Bazzicaluva.

Nel libro viene dedicato un intero capitolo alla storia ed ai percorsi artistici di questi due pittori, gli intrecci e le relazioni fra i due e le rispettive famiglie, i loro successi e le loro opere che contribuirono a renderli famosi tra gli artisti del tempo che frequentavano nella città di Pisa.

Un altro intero capitolo è dedicato alla nascita e lo sviluppo del collezionismo privato; nonostante i contributi apportati anche di recente dalla critica non esiste a tutt’oggi uno studio sistematico sul collezionismo privato di opere d’arte a Pisa nel Cinquecento e Seicento che rilevi la portata e l’estendibilità sociale del fenomeno, il suo impatto nel tessuto economico e culturale cittadino o evidenzi il gusto e le tendenze estetiche di coloro che raccolsero tali oggetti nei loro palazzi, ville o residenze cittadine, così come invece è stato fatto e ancora si sta facendo con altre città come Firenze, Bologna o Roma, attraverso indagini e ricerche che si collegano agli studi di storia economica o di cultura materiale.

Così come in altre città anche a Pisa si assiste progressivamente nel corso del secolo alla nascita di vere e proprie gallerie private , conseguenza di una stratificazione di acquisti che si erano accresciuti nel tempo grazie alla sensibilità di certe famiglie del ceto nobiliare che potevano permettersi di usufruire di tali beni di lusso; l’opera d’arte diviene puro oggetto di arredamento, decoro per le pareti dei salotti, ma anche bene di lusso da ostentare, segno di distinzione sociale, un vero e proprio status symbol.

Non vi è un vero e proprio dettaglio delle opere conservate nei palazzi pisani, per saperne di più si deve ricorrere agli inventari dei bene delle famiglie nobiliari, a volte frutto della registrazione di beni di più famiglie , dovuto a strategie matrimoniali che condussero a fusioni patrimoniali in un unico casato con discendenza ereditaria, per cui risulta difficile stabilire i nuclei dei collezionisti originari.

Altrettante affascinate è la descrizione e la ricostruzione che troviamo nel testo riguardante i luoghi delle vendite cittadine, la nascita di mediatori, il mercato delle opere, la libera circolazione dei beni, la presenza di mercanti e rigattieri.

Questi che ho riportato sono solo alcuni dei punti salienti affrontati dall’autore di questo volume e supportati da bellissime immagini che completano questo ricco catalogo, dal quale emergono in chiusura inventari, lettere e molto altro che permetteranno di acquisire nuove nozioni che certamente genereranno nuovi studi e nuove ricerche.

 

Dettagli

IMMAGINI IN AGGIORNAMENTO

  • Copertina
    Pittori, incisori, e architetti pisani nel secolo di Galileo
    Felici Editore
    ISBN: 9788860192677
  • Pier Dandini
    Santa Cecilia alla spinetta
    Pisa, Museo Palazzo Reale
    collezione Ceci
  • Guido Reni
    Amor Sacro e Amor profano
    Genova, Galleria Nazionale di Palazzo Spinola
  • Jacopo Benettini detto il Sordo
    Annunciazione
    Pisa, San Martino
  • Clemente Bocciardi
    Intercessione della Vergine e santi
    Pisa, San Matteo
  • Caravaggio
    Cattura di Cristo
    Dublino, National Gallery of Ireland


NELLA NOSTRA COPERINA
Pier Dandini
Assalto di Gerusalemme delle truppe pisane
(particolare)
affresco
Pisa, Palazzo del Comune