Pistoia insolita
di // pubblicato il 04 Giugno, 2010
La Fondazione Cassa di Risparmio di Pistoia e Pescia e la Fondazione di Venezia con la collaborazione del Comune di Pistoia presentano nei prestigiosi spazi espositivi di Palazzo Fabroni a Pistoia due mostre che vanno sotto il titolo generale di Arte del XX secolo nelle Collezioni delle Fondazioni Bancarie di Venezia e Pistoia.
La ristrutturazione dell’antico edificio sede della mostra, è stata lunga e travagliata ma il risultato davvero notevole e suggestivo: il restauro ha liberato la struttura architettonica dalle modifiche otto-novecentesche ed ha riportato alla luce elementi preesistenti delle case-torri trecentesche, delle quali alcune parti sono visibili nel salone del piano nobile.

Occasione unica per ammirare circa 200 opere tra dipinti, sculture, disegni e vetri e dello spazio riservato alla esposizione di Venezia ne parleremo in seguito in un articolo di Ellegi.
1910-2010 un secolo d’arte a Pistoia, a cura di Lara-Vinca Masini, presenta una selezione di circa novanta opere della collezione della Fondazione, mai viste prima d’ora in pubblico, iniziata quando l’attività filantropica e creditizia facevano entrambe capo all’omonimo istituto bancario.
Opere che coprono un arco di tempo che va dagli inizi del Novecento ai giorni nostri con le ultime generazioni. Artisti, molti dei quali entrati a far parte della storia dell’arte italiana del Novecento, tra cui Marino Marini, Andrea Lippi, Mario Nannini, Galileo Chini, Giovanni Michelucci, Giulio Innocenti, Pietro Bugiani Agenore Fabbri, Gualtieri Nativi, Mario Nigro,Sigfrido Bartolini, Fernando Melani, Roberto Barni, Umberto Buscioni, Gianni Ruffi; una mostra che è dunque l’occasione per riscoprire un periodo e una parte della cultura artistica del Novecento.

Opere di artisti contemporanei, stranieri ed italiani, presenti in tutto il territorio provinciale, che la Fondazione Cassa di Risparmio di Pistoia e Pescia ha appositamente commissionato e poi donato per arricchire la mostra ed i suoi ambienti.
La stessa Lara-Vinca Masini, curatrice della mostra, nella sua introduzione al prezioso catalogo che accompagna la mostra ha scritto: “la scelta delle opere del novecento presenti nella collezione pistoiese è volta piuttosto a dimostrare come la Fondazione Cassa di Risparmio di Pistoia e di Pescia siano riuscite a raccogliere, in questo settore, sia pure per sintesi un corpus di opere che rappresentano in modo efficace la storia della cultura artistica del Novecento a Pistoia” (……) “Certamente le situazioni particolari, locali, regionali, hanno contribuito al cambiamento, avendone peraltro acquisito la consapevolezza da quelle nazionali e internazionali. Gli artisti pistoiesi che sto studiando hanno fatto quasi tutti il loro viaggio a Parigi e oltre, hanno seguito i movimenti internazionali, apportandovi “del loro”, naturalmente, e anche, spesso, rifiutandoli (pensiamo a Sigfrido Bartolini…).Perciò ho sempre ripetuto che occorre porsi dinanzi al contemporaneo con una disponibilità diversa, senza pregiudizi, neppure culturali, e con un’attenzione nuova, senza voler pretendere di avere sempre in mano la chiave della comprensione. Certo, il sistema dell’arte è sempre più oppressivo. E non è certo da oggi: si è visto come, anche nel “paese delle meraviglie” che Pistoia ha rappresentato quasi fino alla seconda guerra mondiale, dove gli artisti lavoravano insieme, si ritraevano reciprocamente nei loro lavori, discutevano e anche litigavano tra loro, ma solo nelle discussioni sull’ arte, scrivevano testi di presentazione gli uni per gli altri...”.

Un affresco appassionante e avvincente con capolavori, per citarne alcuni, come i ritratti dei giovani Marino Marini (1926) e Dino Campana (1909) di Giovanni Costetti: “Riuscito a fare di questo ‘povero disgraziato’ un eroe vagabondo e audace”, come scrive Lara-Vinca Masini, identificando in questa opera il grande poeta; la Scomposizione di figura (1916-17) cubofuturista di Mario Nannini; la Madonna col Manto rosso (1931) di Pietro Bugiani, sintesi della lezione di Giotto, Piero della Francesca, Matisse e dei Nabis; il commovente Nudo di fanciullo di Marino Marini.

Completa l’esposizione un itinerario in città e provincia con opere di rilevante valore come: Cavaliere, scultura in bronzo di Marino Marini per il Palazzo del Tau, le vetrate di Sigfrido Bartolini e Umberto Buscioni per le chiese di San Paolo e dell’Immacolata Concezione a Pistoia, diciannove installazioni permanenti site-specific per spazi pubblici di artisti del calibro di Anselm Kiefer, Daniel Buren, Marco Bagnoli, solo per citarne alcuni.
Per la nuova e bellissima Biblioteca San Giorgio di Pistoia, Anselm Kiefer ha realizzato Die Grosse Fracht (Il Grande Carico), un’opera monumentale, poetica ed evocativa, che presenta elementi materici e formali tipici della produzione dell’artista. Il titolo è tratto da una poesia di Ingeborg Bachmann, dove si parla di una nave pronta a partire con un grosso carico. Il Grande Carico (cm 460 x 690) prende corpo sotto forma di libri che stabiliscono un legame con il luogo, ma oltrepassa idealmente la parete della sala di lettura della Biblioteca, dove è collocato, per creare una profondità prospettica e un’apertura vertiginosa su un paesaggio dove i confini tra mare, terra e cielo sono annullati.

Per il Padiglione di Emodialisi dell’Ospedale di Pistoia, interamente finanziato dalla Fondazione, sono state progettate e realizzate nel 2005 le opere di Daniel Buren, Dani Karavan, Sol LeWitt, Robert Morris, Hidetoshi Nagasawa, Claudio Parmiggiani e Gianni Ruffi. L’obiettivo era di realizzare una struttura sanitaria a misura del malato, visto nella sua totalità fisica e psicologica, dove l’arte è parte fondante del progetto e non mero abbellimento dello spazio.

I tre Giardini di Hidetoshi Nagasawa, all’interno della struttura ospedaliera, sono spazi di contemplazione e di sottile carattere spirituale.
Paesaggi simbolici che evocano sentimenti profondi verso la natura e la vita. La grande pittura murale di Sol Lewitt ricopre integralmente la parete d’ingresso ed è visibile anche dall’esterno, creando così una continuità tra fuori e dentro. Il bellissimo pavimento del corridoio centrale, in mosaico bianco e nero, disegnato da Carlo Parmiggiani, riproduce tredici tavole di un antico atlante tedesco.
Il cielo notturno con le sue costellazioni, i suoi segni zodiacali, i suoi misteri, è posto per una volta sotto i nostri piedi e possiamo così ammirarne la complessità e l’ineffabilità. Daniel Buren è intervenuto sulle porte della sala dialisi e su cinque divisori dei letti, trasformandoli in cassoni luminosi e colorati. Gianni Ruffi con Dani Karavan e Robert Morris sono i tre artisti che hanno scelto di lavorare all’esterno.

Lunatica di Ruffi è una gigantesca panchina, costituita dalla sovrapposizione di due spicchi di luna sfalsati, che suggerisce la dimensione del gioco, mentre Dani Karavan ha creato una struttura a forma di gazebo, contenente un “luogo della memoria”, dove la natura, rappresentata da un albero, occupa un centro di riflessione. Infine Robert Morris con Gate, un grande arco in acciaio cor-ten e glicine.