Pietro da Cortona nelle stanze di Buonarroti: decennio fiorentino del più barocco dei pittori

di Barbara Morosini // pubblicato il 14 Luglio, 2010

Cosa accomuna Michelangelo Buonarroti e Pietro da Cortona, pittori appartenenti a due generazioni differenti per stile e intenzioni artistiche? 
Non soltanto il fatto che il da Cortona soggiornò presso la fiorentina casa Buonarroti, dietro gentile ospitalità del nipote del grande artista nonché amico del da Cortona, ma anche per la significatività del tempo trascorso da entrambi nella città di Firenze.
Artista prettamente romano per adozione, ma assolutamente toscano per appartenenza nativa, Pietro Berrettini (Cortona, 1 novembre 1596 – Roma, 16 maggio 1669) ricorda in certi aspetti e in determinate vicende che lo interessarono Michelangelo. 
In particolar modo lo stretto legame con la Santa Sede, sua principale committente, per l’ecletticità del suo operare, destreggiandosi con la medesima bravura in architettura e pittura, nonché eccellendo nell’arte dell’affresco di volte gigantesche facendo sua e perfezionando quella che sarebbe stata la tradizione barocca degli sfondati. Così anche Michelangelo, seppur forse con maggiori screzi e lavate di capo, operava per un mecenatismo papale; anch’egli ricopriva molteplici ruoli, dallo scultore, all’architetto, al pittore in tutte le sue componenti di affrescatore e disegnatore. E anche lui stupì, continuando a farlo tuttora, per la straordinaria impresa di una decorazione parietale apparentemente impossibile da realizzare, quella della Cappella Sistina.
In ultimo, entrambi fecero molto per Firenze.
Qui il Berrettini operò a più riprese, tra il 1637 e il 1647, lasciando un indelebile traccia a Palazzo Pitti, dove affrescò la Sala della Stufa con il ciclo allegorico delle Quattro Età ispirato alle Metamorfosi di Ovidio e le cosiddette Sale dei Pianeti.
Come già accennato, fondamentale fu l’ospitalità dell’anfitrione Michelangelo Buonarroti il Giovane, nella cui casa, dove ora si svolge la mostra, dimorò l’artista, che per manifestare vivo riconoscimento per la gentilezza ricevuta, vi lasciò testimonianza della sua arte.
Primo tra tutti è l’affresco Buonarroto di Lodovico è nominato conte palatino da papa Leone X (nella Camera della Notte e del Dì) e le preziose e raffinatissime tarsie lignee realizzate da Benedetto Calenzuoli su disegno del da Cortona: la Vergine col Bambino inserita sopra la mensa dell’altare della Camera degli Angioli e le sei porte a doppia anta della Galleria.
Partendo proprio da queste opere, parti integranti del museo, la mostra nasce da Casa Buonarroti; quale altro luogo sarebbe stato più idoneo se non questo per raccontare la permanenza dell’artista nella città.
Legati allora all’ambiente da cui si originarono, sono i ritratti dei due de Medici, Ferdinando II e Gian Carlo, e i dipinti, presumibilmente realizzati nel decennio fiorentino, come l’Autoritratto a quaranta anni, proveniente dal Musée des beaux-arts di Ajaccio, semplice ma caratterialmente descrittivo.

Rientrano nel periodo fiorentino anche molti altri lavori, tra cui La Vergine col Bambino e santa Martina del 1643 e il bellissimo Noli me tangere del 1640-1643 ca.

Componente significativa della mostra la costituisce il corpus di disegni preparatori per gli affreschi pittiani, nei quali ninfe, nudi femminili, satiri e dei si articolano e muovono nello spazio del foglio, anatomicamente studiati e costruiti attraverso un sapiente uso del chiaroscuro e una veloce padronanza del mezzo segnico.

Essendo il disegno la fase ideativa e maggiormente sincera della realizzazione pittorica, quasi sintomatica dell’espressione artistica e della capacità dell’autore, i diciotto studi concorrono a definire la figura di Pietro da Cortona, illustranone il metodo creativo.

Forte del ruolo rivestito presso la corte papale, Pietro da Cortona divenne ben presto emblema di una pittura aulica, importante, mistica, come di consuetudine nell’arte barocca. L’arte propugnata dai Barberini, così ricca e sfarzosa non poteva rimanere nascosta e circoscritta all’ambiente romano. Artisti successivi al Nostro, presero atto della sua carica innovativa, del potenziale estetico insito negli sfondati infiniti. 
Ecco perché la mostra include opere di Ciro Ferri, allievo prediletto del Berrettini, e seguaci più o meno diretti, quali il Volterrano, Balthasar Stockamer, Livio Mehus, Carlo Antonio Grue, Giovan Battista Foggini e altri, che contribuirono a diffondere il “cortonismo” nelle varie corti italiane e internazionali. 
Nella suggestiva sede di una casa antica intrisa di storia, dove l’artista protagonista della mostra visse, seppure per un breve periodo, si svolge questa ricca esposizione, impegnata, di cui il visitatore attento potrà apprezzare le molteplici implicazioni e i collegamenti tra varie personalità.
Il tutto per definire la figura di un grande pittore, rappresentante della pittura romana nella Firenze medicea, esportatore del barocco ricco in ogni dove, amico di un dotto rimatore parente di Michelangelo.

 

Dettagli

didascalie immagini

  • 1. Pietro Berrettini,
     detto Pietro da Cortona
    Autoritratto a quaranta anni
    olio su tela
    cm 80 x 58, 1637
    Ajaccio, Palais Fesch,
    Musée des beaux-arts;
  • 2. Pietro Berrettini,
    detto Pietro da Cortona
    La Vergine col Bambino e santa Martina
    olio su tela
    cm 115 x 153, 1643 circa
    Rennes, Musée des beaux-arts,
    inv. D.1955.3.2,
    deposito del Musée du Louvre
  • 3. Pietro Berrettini,
    detto Pietro da Cortona
    Studio di donna supplice inginocchiata
    per l'"Età del Ferro"
    matita e carboncino su carta grigia
    mm 261 x 185, 1640-1641
    Roma, Istituto Nazionale per la Grafica
  • 4. Pietro Berrettini,
    detto Pietro da Cortona
    Studio per la musa Calliope in un pennacchio della Sala di Apollo
    carboncino, gessetto bianco su carta bruno-chiaro
    mm 238 x 262, 1647
    Roma, Istituto Nazionale per la Grafica



    IN  CCOPERTINA
    un particolare di
    Pietro Berrettini,
    detto Pietro da Cortona
    Studio per papa Urbano VIII, il cardinale Barberini e altri personaggi davanti
    all'altare maggiore della chiesa superiore
    dei Santi Luca e Martina
    penna, inchiostro bruno acquerellato,
    rialzi di biacca su carta avorio
    mm 380 x 520, 1643 circa
    Ascoli Piceno, Pinacoteca Civica


Catalogo
"Una gloria europea. Pietro da Cortona a Firenze (1637-1647)"
a cura di Roberto Contini e Francesco Solinas, edito da Silvana Editoriale

Mappa

Dove e quando

  • Fino al: - 11 Ottobre, 2010
  • Indirizzo: Casa Buonarroti, via Ghibellina 70, Firenze
  • Sito web

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