Picasso, Mirò, Dalì. Giovani e arrabbiati: la nascita della modernità
di // pubblicato il 25 Marzo, 2011
La storia dell'arte, si sa, come tutte le "storie" vive anche, e soprattutto, di intrecci, di concatenazioni di eventi; incontri più o meno fortuiti tra gli artisti: connessioni che hanno permesso la nascita e lo sviluppo di tendenze e movimenti.
In quanto indissolubilmente legata alla vita degli artisti stessi e al loro muoversi all'interno del periodo storico a cui appartengono, la produzione artistica rispecchia spesso tali relazioni fornendo un punto di vista unico dei fatti. Anche a questo proposito l'intento della mostra curata da Eugenio Carmona e Cristoph Vitali presso Palazzo Strozzi a Firenze è proprio quello di ripercorrere a ritroso le tappe fondamentali dei percorsi di tre dei più influenti artisti del Novecento focalizzando l'attenzione sui momenti più determinanti della loro evoluzione ma anche sui legami umani intercorsi tra loro e il contesto che li ha visti crescere.

Pablo Picasso, Joan Mirò e Salvador Dalì nascono rispettivamente a Malaga (1881), Barcellona (1893) e a Figueras, nella provincia di Girona (1904) intraprendendo strade che li porteranno ad avvicinarsi sia geograficamente che artisticamente; proprio per questo motivo il percorso espositivo è stato pensato come un film, sfruttando i flashback, le rievocazioni e i riferimenti narrativi che sono propri del linguaggio cinematografico.
Le cinque sezioni della mostra, infatti, si aprono con una coordinata spazio-temporale precisa e fondamentale. Parigi 1926: anno in cui, mentre Mirò, a Montecarlo, si occupava con Max Ernst della scenografia del Romeo e Giulietta di Diaghilev, Dalì, in visita a Parigi, incontrava Picasso; o almeno così dice nella sua autobiografia La Mia Vita Segreta (London 1942, traduzione di Irene Brin, Milano, Abscondita, 2006): Fu Manuel Ángeles Ortiz, pittore cubista di Granada e grande amico di Federico García Lorca, a presentarmi con una lettera a Picasso, il cui lavoro seguiva da vicino.Profondamente commosso e pieno di rispettoso zelo, quasi dovessi recarmi dal papa, giunsi alla casa, in rue della Boétie, dove Picasso abitava allora. “Sono venuto a trovar lei” dissi “ancor prima di visitare il Louvre”. “E hai fatto benissimo” mi rispose lui.
A questa sorta di epifania per Dalì, corrisponde, a livello espositivo, la scelta curatoriale di mettere in evidenza il parallelismo figurativo tra la composizione picassiana e daliniana prendendo come punto di partenza Strumenti musicali su un Tavolo (1925- 1926) di Picasso e Composizione con tre figure. Accademia neocubista (1926) di Dalì.
La seconda sezione della mostra riguarda invece Mirò e Dalì, forti di un'identità catalana culturalmente molto ricca che da sempre si è manifestata nella sua unicità, e indaga sia l'approccio dei due artisti alla tendenza artistica del Noucentisme che il loro sguardo su differenti generi pittorici quali la natura morta, il ritratto e il paesaggio. E' in questa sezione che lo stile che caratterizza questi due artisti così differenti eppure così vicini si manifesta collocandosi in un decennio (1925- 1915) tra Madrid, la Catalogna e Parigi. E' in questi lavori che emerge la variegata personalità stilistica di Dalì; la curiosità intellettuale e artistica che contraddistinguono questo artista capace di avvicinarsi al linguaggio postimpressionista, come accade in Paesaggio di Cadaqués [Paisatge de Cadaqués / Paisaje de Cadaqués] (1920-1921), per poi appropriarsi di elementi cubisti quali quelli della Natura morta [Naturaleza muerta / Naturaleza muerta o Bodegón] (1923 circa). Parallelamente, il linguaggio figurativo di Mirò, pur vicino alla raffigurazione cubista, presenta uno sguardo per certi versi meno sperimentatore che resta comunque emblematico di una produzione che con grande merito di questa mostra viene approfondita.
E' invece centrale nella terza sezione l'incontro tra Mirò e Picasso, avvenuto, ufficialmente nel marzo del 1920 a Parigi; contestualmente a questo si sviluppano per l'artista legami con l'ambiente dadaista e con Tristan Tzara, figura cardine di questa importante avanguardia. Come detto per i lavori di Dalì, nella sezione precedente, in questa sezione sono presenti opere di Mirò in grado di provare come, in un contesto così fervido, gli artisti stessi siano in grado di attraversare approcci stilistici molto diversi realizzando opere che "parlano" della loro evoluzione.
La penultima sezione, il quarto dei Pensieri, come vengono definite le sezioni della mostra è dedicata a Picasso; il titolo, emblematico: La Nascita della Modernità. Picasso Origine e Trasformazione (Barcellona-Madrid-Parigi, 1906-1895) sembra voler accompagnare il visitatore in un profondo flashback che parte dagli schizzi presenti nel Cahier n.7 (1907), primi elementi che avrebbero poi dato vita a Les Demoiselles d'Avignon, per poi snodarsi verso lavori appartenenti ai primissimi anni del Novecento come Testa di donna [Tête de femme] del 1903 o I due saltimbanchi (Arlecchino e la sua compagna) [Les Deux saltimbanques (Arlequin et sa compagne)] datati settembre-ottobre 1901 e chiudersi con una delle opere più evocative dell'artista, Chierichetto [L'Enfant de chœur] del 1896, in cui nonostante la giovanissima età l'artista sembra già lanciare i semi del genio che andranno a radicarsi tempestivamente nel terreno artistico e culturale che li circonda. Origine e trasformazione, come sopra ma anche, e soprattutto, nascita della modernità poiché l'incontro con Picasso, appare in questo senso, per i più giovani Mirò e Dalì, una tappa voluta e importante all'interno del percorso individuale dei singoli artisti che diventa però un passaggio fondamentale nella Storia.
Riprendendo l'impostazione cinematografica che la caratterizza, come un film, anche la mostra ha un epilogo che potremmo definire un riemergere dalla regressione, un momento in cui si ritorna al periodo a cavallo tra gli anni Venti e Trenta, un periodo in cui ciascun artista ha già avuto modo di esplorare differenti stili e differenti tematiche. Se di Pablo Picasso e Joan Mirò sono presenti rispettivamente Donna che piange [La Femme qui pleure] del 1937 e Composizione (Piccolo universo) del 1933, per quanto riguarda Salvador Dalì la scelta è stata di Arlecchino [Arlequí / Arlequín] del 1926 (datata 1927), anno corrispondente al fatidico, presunto, incontro.
Oltre alla profonda ricerca scientifica che ha reso possibile il concepimento di una mostra come questa e che ne delinea il grande valore, questa esposizione rappresenta una grande opportunità per poter apprezzare opere provenienti da collezioni private, da fondazioni e lavori provenienti dalle più grandi collezioni museali internazionali, come il Reina Sofia di Madrid, il MOMA e il Metropolitan Museum di New York o lo State Pushkin Museum di Mosca, solo per citarne alcuni.
Grazie alla grande quantità di opere presenti, la mostra permette di rivivere visivamente le tappe che hanno permesso alle vite di tre grandi pittori di incrociarsi arricchendone da un lato la personalità artistica e dall'altro permettendo alla storia dell'arte di articolarsi così come ci appare oggi.