Perugino a confronto. Capolavori e nuove attribuzioni in mostra a Campione
di // pubblicato il 31 Ottobre, 2011
Sei opere, solo recentemente attribuite a Perugino, si specchiano e si confrontano con altrettanti lavori autografi del grande pittore umbro a Campione d’Italia nella galleria civica di San Zenone.
Un“Perugino inedito” è quello che dona il nome alla mostra in questa insolita sede, un pezzo d’Italia dentro il territorio svizzero dove fino a gennaio sei opere autografe del maestro, riconosciute per certe e provenienti alla Galleria Nazionale dell’Umbria, sono esposte accanto a quelle di recente attribuzione.

Un collezionista italiano residente in Svizzera e rigorosamente anonimo ha fatto uscire dai forzieri i preziosi pezzi della sua collezione, premettendo così anche al grande pubblico di giudicare e confrontare le nuove scoperte con quelle della Galleria umbra. Un percorso espositivo allestito per mostrare insieme ai dipinti anche l’indagine che ha condotto all’attribuzione dei dipinti alla mano del grande maestro.
La difficoltà nell’attribuzione delle opere della collezione privata non sono state poche. D’altra parte Pietro Vannucci, detto il Perugino, che operò a cavallo fra quattro e cinquecento gestiva, secondo i dettami del secolo, una vera e propria “officina” d’arte, in cui lavoravano molti artisti. Il curatore della mostra è il professor Francesco Federico Mancini, ordinario di Storia dell'Arte moderna all'Università di Perugia e esperto del Rinascimento umbro. Da anni studioso del Perugino è certo la voce più autorevole per dipanare la vicenda storico-artistica delle nuove scoperte. Realizzate in uno stile visibilmente diverso dalle opere giovanili è stata ipotizzata una realizzazione di queste in età matura.
Lo studio sulle quattro opere raffiguranti San Girolamo, San Nicola di Bari, l'Angelo Annunziante e una Santa Martire, attraverso l’ausilio di indagini diagnostiche, ha condotto alla conclusione che questi dipinti di piccole dimensioni, appartenevano secondo le ipotesi, allo smembrato e disperso tabernacolo del Polittico di Sant'Agostino a Perugia, un’opera dalle gigantesche dimensioni.

Le due novità indite esposte a Campione per la prima volta sono due piccoli oli su tavola raffiguranti la Vergine e Cristo coronato di spine, solo 33 centimetri per 27 che celano una storia a dir poco avventurosa. I due dipinti erano in origine collegati da cerniere a formare un dittico e presentano sul verso un rivestimento di pelle stampigliata che simula l'esterno di un libro.
Mancini ha spiegato che “si tratta di un altarolo domestico. Una volta chiuso, poteva essere collocato nello scaffale di una libreria, oggetto raffinatissimo per il gabinetto di un amateur». Delle due opere si parla in un inventario dell'11 giugno 1703 relativo ai beni di Cosimo Bordoni, medico personale di Cosimo III, abitante a Firenze in via Tegolaia. Sulla carta risultano «due quadri compagni, del Perugino: la Madonna e Giesù, ornamento liscio, tutto dorato». Poi più nulla. Le tracce come nelle migliori detective-story si perdono.
Solo due sigilli di cera lacca, uno nero e uno rosso fanno pensare secondo Mancini a una collezionista anglosassone che tra Sette e ottocento era divenuto il fortunato possessore delle due opere. Non è da escludere che si tratti proprio delle due tavole in mostra. In quella data già separate e, persa la caratteristica di dittico, erano state trasformate in una coppia di quadri da appendere al muro.
Un delizioso enigma che niente toglie all’altezza delle tavole esposte, al contrario aggiunge un sapore di scoperta e stupore a un visita alla mostra di Campione d’ Italia.