Per una sera

di Francesca Vinci // pubblicato il 13 Febbraio, 2011

Ma l’insegna al neon che tormentava Marcovaldo era quella del Martini o del Campari? Erano Venti secondi di GNAC!
Ecco il quesito che mi si pone passando mercoledì sera da Piazza Duomo con gli occhi all’insù, una volta tanto: ai piani alti del palazzo all’angolo con Borgo San Lorenzo qualcuno la notte non dorme tanto bene.
Sono le undici di sera e c’è poca gente per strada, da Via Roma arriva ancora qualche nota del pianoforte di Paskowsky… via via, vieni via con me.
Sono appena uscita da un film trovato non facilmente e affrontato con fatica, non perché è saltata la cena e fa freddo o perché l’andata a piedi è stata lunga e lo sarà anche il ritorno.
La donna che canta è un film che lascia asciutti e perplessi, non è buonista e non scivola mai nel sentimentalismo. È come sono le cose quando accadono.
Il primo incontro con Nawal Marwan è avvenuto di notte su radio rai 3: quando non dormo mi rigiro e ogni tanto becco il telecomando, lo stereo si accende e posso anche smettere di star dietro alle pecore.
Quella sera il racconto è entrato in testa tutto d’un fiato e così è stato anche per il film che è fatto bene, senza pause, preciso e consequenziale, adatto a una storia difficile tanto che non si vuol credere possa essere stata.
Vale la pena guardarlo.
La colonna sonora parte subito, prima ancora del film e bastan giusto due note per avere la sorpresa: sono loro! non ci si può sbagliare e comunque la conferma la danno i titoli di coda.
Siamo al campo di addestramento dei bambini quando attacca “You and whose army” dei Radiohead.
È un pezzo di Amnesiac e da lì esce anche “Like spinning plates” che con la voce al contrario accompagna tutte le immersioni in piscina del film.
L’album è uscito dieci anni fa come una dovuta conseguenza: Amnesiac non è stato progettato solo e si è sempre guardato indietro perché legato strettamente al precedente Kid A, tanto che Thome Work ebbe a dire “Qualcosa di traumatico è accaduto in "Kid A", e questo è il girarsi a contemplarlo, provando a rimettere in sesto i pezzi. Torna ad ascoltare "Kid A" dopo "Amnesiac", e credo che lo capirai”.
Cose fuori dal mondo: nulla di più adatto per la storia di Nawal, che ha pezzi da ricomporre e qualcosa di traumatico.
A parte queste due canzoni la colonna sonora è originale e composta da Gregoire Hetzel che solo nel 2010 oltre a La donna che canta ha lavorato al soundtrack di The Tree e nel 2011 al film L’Avocat.
Hetzel ha studiato al Conservatorio Nazionale Superiore della Musica di Parigi e per molto tempo si è dilettato coi sottofondi musicali dal vivo nei film muti.
Per Nawal ha creato brani tenebrosi oltre ad alcuni cantati per voce femminile. 
Proseguendo la strada verso casa, all’angolo di Via Martelli un ragazzino biondo parla inglese con un timbro alla Brad Roberts dei Crash Test Dummies: uno scherzo di natura.
Poco più in giù, su via Cavour, un gruppo di ragazze passando ride, proprio come comincia Princesa di De Andrè.
Ce ne sono state altre di canzoni quella sera, di sicuro, solo che non me ne sono accorta. Peccato.

 

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