Per conquistare la bionda… per conquistare la bruna…

di Lavinia Rinaldi // pubblicato il 14 Febbraio, 2017

Erano i favolosi dannunziani primi decenni del Novecento, la Duse declamava, innamorata, “La pioggia nel pineto “, le maliarde del cinema muto aggrappandosi, in voluttuosi deliqui, a seriche cortine con distrattissimi sguardi lanciavano, dallo schermo, lampi d’amore o inconfessabili passioni, quando uscì nelle librerie un curioso libretto, opera di un misterioso Dott. Omero Rompini. Dalle sue pagine, scritte con documentata sicurezza, elargiva preziosi ed esaurienti consigli a chi voleva trionfare nella battaglia dell’amore... e sesso. Il titolo era: “La cucina dell’amore” pubblicato a Catania nel 1926. Il successo fu immediato, la sua ferrea incrollabile convinzione era che, a partire dalla fatale mela di Adamo ed Eva in poi, con il cibo e l’impiego appropriato di condimenti, aromi e salse, la conquista sarebbe stata sicura e garantita.
Image bookUn accurato escursus, ben studiato nella storia dell’arte di ammaliare, da Cleopatra ai grandi amatori di tutte le epoche, lo aveva convinto ad invitare gli aspiranti seduttori a sperimentare le sue formule storiche: “afrodisiaci igienici e prodigiosi, bibite e profumi eccitanti, suggestivi rinvigoritori”. Il tutto documentato con tale, quasi scientifica meticolosità, avvinceva il lettore interessato convincendolo che, seguendo i suoi consigli, rarissimi sarebbero stati i casi di sconfitta in questo delicato campo di combattimento! Impeccabile, preciso come un libro di bon ton, onde evitare gaffes, piccoli malintesi ed escludere imbarazzi nell’approccio che potessero rovinare l’immagine del perfetto seduttore, il Dott. Rompini indicava con esattezza come e dove organizzare l’incontro galeotto, come e cosa offrire durante il romantico convito, se la vittima designata all’Olocausto d’amore era bionda o bruna.
Essenziale per il dottore consigliere il colore dei capelli. Su questo particolare bisognava fare attenzione a costruirvi, con astuzia, tutta le scenografia adatta, nonché il complice... propiziatorio menu. Precisa, inoltre, che per “biondo” lui intende che il colore della chioma della dama può andare dal “platino”, al “castano chiaro” al “Bronzo fiorentino”. Per una bella bionda, dunque era necessario un salottino privato di un locale di quelli che si rispettino, le cui pareti, sui toni dell’azzurrino si armonizzino perfettamente con le sfumature della capigliatura della preziosa ospite. Il fioraio di fiducia avrà provveduto a decorare ad arte l’ambiente, spargendo ovunque, olezzanti mazzolini di mughetti e viole.
Con una maliziosa intesa con lo chef, il seduttore avrà elegantemente studiato il menu adatto, che sarà un susseguirsi di delizie accompagnate da un crescendo di salse appropriate e corroboranti per spianare la via alla fatale capitolazione, “su un tappeto soffice e morbido, anche delle più feroci virtù”. Per cominciare, un raffinato piatto di crostacei, storicamente ritenuti fattore dell’alto potere conturbante e risvegliatori di vivaci appetiti sessuali.
Eleonora-duse
Ecco allora, servito su uno specchiante vassoio d’argento un “Astice all’Americana” avvolto nella sua peccaminosa salsa rosata al cognac. Come Eros, sarà il primo a scoccare una freccia mirata all’appetito ed al cuore della bella bionda. Invece Armagnac con vino bianco ed il tartufo aromatizzeranno voluttuosamente la salsa ambrata che abbraccerà la tenera carne dei “Perniciotti alla Sultana”. Qui arriveremo al culmine della delizia del succulento menu. E il vino, sceltissimo, sorseggiato in preziosi calici di cristallo di Saint Louis, scelto dall’esperto sommelier, tra le migliori annate di quello Chambertain, prediletto da Napoleone, gorgoglierà vittorioso, nel ricordo del grande condottiero ma anche gran “tombeur de femmes”.
Il dessert, curato nei dettagli della scenografica presentazione, e col nome: “Mele all’Eva golosa”, dove ogni allusione non è puramente casuale, battezzato dalle bollicine di millesimato champagne, chiuderà la vittima in una golosa trappola d’amore, tra un timido palpito, un leggero sospiro ed un sognante batter di ciglia... Ma, se da conquistare sarà una bella bruna, si dovrà far attenzione alle sfumature della chioma. Il Dott. Rompini precisa che per “bruno” si intende quello dell’Arlesiana di Van Dick fino a quello delle andaluse. Vigilare per non commettere errori di regia! Sempre di classe il ristorante.
Francesca bertini
Ancora una saletta riservata, tappezzata, questa volta coi colori dell’oro vecchio. I fiori saranno significativi e premonitori. Cesti e mazzi di rose rosse, appena colte, profumeranno l’aria, salutando la dama al suo ingresso. In questa occasione la scenografia prevede un accogliente divano “piuttosto elevato che inviterà a pose d’abbandono... postprandiale”!
Per il menu, il seduttore, ovviamente non baderà a spese. Lo chef, tacito complice, si esibirà in quanto di squisito, raffinato, corroborante, allusivo, la sua muta perizia gli suggerirà. Toccherà l’apice della sua arte culinaria con il “Fagiano all’orientale” ben consapevole delle virtù afrodisiache della cacciagione, peccaminosamente abbandonato su un accogliente caldo letto di riso pilaw, ma pudicamente ricoperto dal drappo lucente di una salsa così densa e scura da turbare e commuovere l’animo e il sensibile appetito della conturbante bellezza mediterranea assisa al desco. Intanto è tutto un lavorar di calici d’amore, centellinando, sorseggiando, con devozione, l’eccellente, convincente Chateaux Margaux, d’annata, degno compagno di tanto scelto menu.
Lydia-borelli
Siamo quasi arrivati al culmine di questo convito, quasi rito d’amore, quando esploderà, raggiungendo così l’apoteosi dell’incantamento, l’algida “bomba diamante”. Ormai i due cuori battono all’unisono, sul vortice avvolgente dei brividi del gelato di frutti, ovviamente più esotici possibile. Questa volta, un avvolgente astutamente connivente salsa calda al Kirsch, farà sciogliere anche l’ultimo ghiacciolo della moribonda virtù. I profumi eccitanti, le vivande delicate, paralizzeranno a poco a poco, nella bruna, ogni volontà di resistenza, le sue difese verranno meno e meno prendendo vivacità e ben presto essa s’abbandonerà trionfatrice e vinta.
Questi i preziosi consigli del Dott. Omero Rompini, che in realtà si chiamava, Romeo Prampolini (1910?-1974) ed era un libraio editore di Catania che con il suo divertente, semiserio, godibilissimo ricettario volle cantare il piacere dell’amore e della buona tavola.

 

Dettagli

Didascalie immagini

  1. Dott. Omero Rompini, 'La cucina dell’amore''
    copertina del volumetto edito a Catania nel 1926
    (fonte)
  2. Eleonora Duse (Vigevano, 3 ottobre 1858 – Pittsburgh, 21 aprile 1924) (fonte)
  3. Francesca Bertini, pseudonimo di Elena Seracini Vitiello (Firenze, 5 gennaio 1892 - Roma, 13 ottobre 1985) nei panni di Assunta Spina nel 1915 (fonte)
  4. Lyda Borelli (Genova, 26 marzo 1884 - Roma, 2 giugno 1959) (fonte)

In copertina:
Francesca Bertini, Eleonora Duse e Lydia Borelli
elaborazione grafica di Andrea Mancaniello per la nostra copertina