Pensare la pittura

di Elisa Bergami // pubblicato il 18 Febbraio, 2010

Nuove strade contemporanee si dipartono da Padova, o meglio, la riscoperta di movimenti artistici troppo a lungo trascurati trova qui un luogo in cui esprimersi. Gli anni ’70 e, più in specifico, correnti come Pittura Analitica e Pittura Pittura , tornano con questa esposizione a brillare del passato splendore, riemergendo dall’oblio in cui erano state parzialmente relegate.
Gli spazi patavini di Anfiteatro Arte, da oggi al 24 aprile 2010, ospitano “Pensando Pittura”, una mostra che celebra la volontà degli artisti appartenenti al genere di rimettere in discussione i fondamenti dell’atto stesso di dipingere; un percorso visivo segnato dal desiderio di tornare alla più pura arte pittorica, ai suoi elementi fondanti come il colore e il segno.
In un decennio caratterizzato dalla costante altalena estetica tra l’arte concettuale e un’espressione creativa debitrice nei confronti della Pop Art e dell’oggetto feticcio, entrambi i movimenti si pongono come “ritorno alle origini”, mutuando dal concettualismo più esasperato l’idea di un’arte che riesce a fare a meno dell’opera estetica, mirando a definire visivamente l’attività del pensiero e condividendo semplicemente l’uso dei medesimi materiali con la meno aulica Pop Art.
Una ricerca espressiva non solo italiana (Francia, Germania, Inghilterra, Olanda annoverano artisti completamente assorbiti da questa nuova pittura, che tramite gli elementi base rivisita sé stessa), che però nel nostro Paese vede protagonisti vulcanici, autori mossi da un’energia creativa senza eguali, ansiosi di farsi reggenti di un’indagine che mira all’esaltazione dell’essenza.

Carmengloria Morales, predilige la struttura formale del dittico, su cui si esprime nella sua “simmetria asimmetrica”, adottando il vuoto come elemento di unione tra porzioni di superficie completamente intonse e schegge di puro colore; frammenti pronti a dialogare attraverso campiture cromatiche larghe ed incalzanti, che si sovrappongono senza sosta.
Pino Pinelli, invece, fautore della trattazione dell’elemento cromatico come di un’entità viva e pulsante, svincola la sua opera dal classico supporto bidimensionale, trattando la superficie come base in cui agglomerati di pura cromia si presentano in tutta la loro materica presenza, rivelando, per usare le sue parole “quasi uno stato ansioso della superficie”.
Sopratutto sui procedimenti operativi si è concentrato Gianfranco Zappettini, che tramite segni di grafite ripetuti su carta trasparente o magre stesure di bianco su superfici sabbiate, è in grado di creare la base da cui far partire un’indagine approfondita sui rapporti che intercorrono tra lavoro manuale e attività intellettuale.
Il collega Giorgio Griffa, parimenti, adotta un atteggiamento creativo quasi zen, concentrando l’energia espressiva su una struttura segnica in cui cesure ed intervalli gestiscono lo spazio; strisce e losanghe spesso si affastellano immobili sulla tela non ancora preparata, quasi fosse troppo forte il desiderio di arenarsi sulla superficie grezza, di contorcersi in ganci ed orpelli. Nuovamente, con questo autore, incontriamo un tipo di arte che sembra aver solo bisogno di un esecutore materiale per esprimere la totalizzante vivacità del suo essere.
Il ritorno a materiali poveri, quali per esempio il cemento, è ciò che contraddistingue Enzo Cacciola. La miscela di calcari e argille diventa, nella sua accezione figurativa, elemento che unisce, rafforza, consolida il vincolo tra l’idea e la sua pura espressione materiale; l’austerità e l’asciuttezza compositiva che ne deriva viene poi lievemente stemperata dalle leggere sfumature di grigio e di beige, che si insinuano tra le increspature del piano.
Una varia interpretazione delle infinite possibilità offerte dal medium pittorico, si incontra con i lavori di Paolo Cotani; strisce di tessuto precedentemente colorate prendono il posto del classico telaio, intrecciandosi tra loro e trasformando in qualcosa di innovativo il connubio tela/pittura. La riscoperta delle potenzialità spaziali così come la riduzione ai minimi termini del gesto pittorico ben si adatta al progetto della rinascita della pittura proprio nel punto in cui sembra azzerarsi.
Un approccio votato alla sperimentazione pratica unito ad un percorso in costante bilico tra riflessione ed inquietudine, decostruzione e ricostruzione è la peculiarità di Claudio Verna che, già attivo negli anni ’60, adotta nel decennio successivo una maggiore libertà del gesto, facendo della pittura un veicolo per esplorare una dimensione sensoriale del tutto nuova, sintesi dell’incontro tra tutte le contraddizioni possibili.
L’ultimo autore presente in mostra è uno dei più lungimiranti esponenti del genere, Claudio Olivieri; tensione spaziale e leggerezza nelle composizioni sono i punti di forza dell’opera dell’artista romano, che ha sviluppato nel corso degli anni dinamiche creative basate sulla perpetua ricerca di un luminismo cromatico che portasse la materia a cedere il passo al puro colore, in un’eterna sospensione tra luce ed ombra.

Un’importante collettiva che in una cinquantina di opere è capace di mostrare come la pittura possa vivere autonomamente, depurata da qualsiasi pretesa formale, perché priva di limiti sia spaziali che concettuali.

 

Dettagli

DIDASCALIE

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Orari

da Martedì a Sabato
10.00 - 12.30 e 15.30 - 19.30 
ingresso libero


Catalogo

Edizioni Anfiteatro Arte

Mappa

Dove e quando

Pensando Pittura

  • Date : 18 Febbraio, 2010 - 23 Aprile, 2010
  • Indirizzo: Anfiteatro Arte, via Ognissanti 33, Padova

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