Pellegrinaggio al museo

di Luigi Conidi // pubblicato il 12 Ottobre, 2011

Nel panorama dell'arte contemporanea britannica, Grayson Perry non si iscrive tanto come un'anomalia, quanto come esemplare della scena anomala cui appartiene. In un paese che ha ancora i poeti ufficiali, il ruolo degli artisti di spicco diventa affine a quello delle celebrità, con conseguente esposizione mediatica, numerose e frequenti interviste, e una grande attenzione alle loro personalità (spesso peculiari). Nato nel 1960, vincitore del prestigioso Turner Prize nel 2003, Perry è specializzato in vasellame e ceramiche, pratiche che riscatta dall'artigianato; sulle superfici dei suoi lavori, solitamente di carattere satirico, sono accostate figure e iscrizioni che richiedono un occhio per il dettaglio, e ricamano reti di significati, come nell'arte greca al tempo stesso narrative e decorative. Possiede inoltre un alter-ego femminile, Claire, col volto del quale spesso si presenta al pubblico.

A coronare la sua carriera, l'esposizione Tomb of the unknown craftsman ha luogo dal 6 Ottobre al 19 Febbraio 2012, nel posto forse più rappresentativo e rinomato per la cultura britannica: il British Museum. Trattandosi appunto di un museo, quest'esibizione – preparata nel corso degli ultimi due anni e mezzo – si articola in modo molto particolare. L'artista, vestendo anche i panni del curatore, ha selezionato una serie di oggetti dalle collezioni permanenti e li ha esposti assieme alle sue opere, in un percorso che tocca dieci aree tematiche. Il criterio di selezione è completamente arbitrario: si tratta di manufatti che Perry ha apprezzato, o in cui ha trovato “un po' di sé”, o che semplicemente hanno influenzato le sue opere; anch'esse imbevute di estetica del passato, a turno forgiate, laccate, ricoperte dal muschio. L'impressione è quella di un dialogo tra archeologie, (paradossalmente) nuove e antiche.

Le superfici dei lavori di Perry non hanno un chiaro ordine di lettura, costringendo così lo spettatore ad un'attenzione ed un'esplorazione in qualche modo “fisiche”, a trecentosessanta gradi. Spettatore che viene coinvolto fin dal primo oggetto, un vaso su cui sono raffigurati potenziali visitatori con le loro aspettative sulla mostra, che vanno da “se ne parla un sacco su Twitter” a “ci sono capitato”. Le varie opere, e le loro tecniche miste, interagiscono efficacemente con gli altri oggetti. Le preoccupazioni dell'artista vengono esplorate mediante la suddivisione per temi, come i ricordi d'infanzia, i santuari, il genere e la sessualità e, sebbene molti lavori “parlino” da sé, le descrizioni ad opera dello stesso Perry aggiungono nuovi strati alla comprensione dei pezzi. Particolarmente interessante è Frivolous now (2011), sul quale sono incise una serie di parole chiave della contemporaneità recuperate dalla televisione senza un ordine preciso: critica del presente, ma anche romantico e toccante abbecedario del mondo in cui viviamo, con esso l'artista vuole segnalare che ognuno dei reperti in mostra è stato – a un certo punto – attuale. Ma l'esposizione è estremamente personale, e le opere dipingono una variopinta mappa dell'inconscio di Perry, (apparentemente) dominato dal suo orsacchiotto Alan Measles, che al suo interno diviene una figura paterna e ieratica.

Culmine del percorso è proprio la monumentale Tomb of the unknown craftsman (2011), vascello funebre in ferro che ospita la madre di tutti gli oggetti: una selce risalente a 250.000 anni fa, dall'autore sconosciuto, come sconosciuti sono tutti i vari artigiani che hanno “contribuito” alla mostra. E sono proprio l'artigianato (craftsmanship), la perizia (skill) degli autori, che tengono insieme la rassegna, collegando i diversi scopi originari degli oggetti e la mente di Perry; il quale intende la craftsmanship come il “dialogo dell'artista con i materiali”. Se i manufatti hanno nutrito l'immaginazione di Perry, all'inverso essi stessi – decontestualizzati dai percorsi espositivi del museo, e senza continuità ricontestualizzati dal punto di vista estetico – tornano ad esistere come oggetti d'arte nel loro specifico, riportando l'enfasi sugli stili individuali (e anonimi), le linee, gli stessi materiali.

L'ispirazione di Grayson Perry è onnivora quanto il British Museum stesso, che mira a ricreare una storia dell'umanità con artefatti provenienti da tutto il mondo. In una realtà in cui il viaggio è stato reso “una stanca metafora della reality tv”, l'artista sostiene di aver viaggiato molto di più visitando il museo, e lo celebra in A walk in Bloomsbury (2010), vaso sulla cui ceramica laccata sono istoriate icone e immagini della celebre istituzione. Il suo parallelismo si spinge oltre, dichiarando che “La tomba dell'artigiano sconosciuto” potrebbe essere “un altro nome per il British Museum”. I cui oggetti, appunto, sono spesso anonimi e recuperati dalle tombe; e il pellegrinaggio dei visitatori fino al cuore della mostra (proprio la tomba) riflette quello che milioni di turisti e viaggiatori compiono ogni anno verso il museo, già esso la meta più importante. Quando il tentativo è quello di rappresentare non un mondo ma il mondo, le selezioni operate da ogni curatore, per quanto ragionate ed obiettive, ci vengono restituite come una totalità, non una storia ma la Storia. E ad esempio, nelle sale della sezione africana del British è facile perdersi in fantasticherie sulle origini dell'umanità, le radici e il rispetto per il passato dei popoli tribali, guardando le statuette votive apparentemente grezze. Un'occhiata alle targhette relativizza il nostro occhio europeo, facendoci scoprire che ben poche opere sono antecedenti al diciannovesimo secolo, e quello che percepiamo come primitivo è soltanto un'altra realtà, un'altra contemporaneità. All'inizio del percorso, Perry ci dice che questa è un'esposizione arbitraria ma non per questo meno reale. In fin dei conti l'artista compie la stessa operazione che, con altri nobili scopi, fa tutti i giorni il British Museum: attraverso una selezione museale, crea e legittima un mondo.

 

Traduzioni

Dettagli

Didascalie immagini

  1. Grayson Perry, "The Rosetta Vase" ceramica laccata, 2011. (Courtesy the Artist and Victoria Miro Gallery, London. © Grayson Perry. Foto: Stephen White)
    (Grayson Perry, “The Rosetta vase”, lacquered ceramic, 2011. (Courtesy the Artist and Victoria Miro Gallery, London. © Grayson Perry. Photo: Stephen White)
  2. Batik da Giava Indonesia, raffigurante figure europee, probabilmente reali olandesi. Cotone, 1880-1913. (© the Trustees of the British Museum)
    (Batik from Java, Indonesia depicting European figures possibly Dutch royalty. Cotton, 1880-1913. (© the Trustees of the British Museum)
  3. Grayson Perry, “The frivolous now”, lacquered ceramic, 2011. (Courtesy the Artist and Victoria Miro Gallery, London. © Grayson Perry. Photo: Stephen White)
    (Grayson Perry, “The frivolous now”, lacquered ceramic, 2011. (Courtesy the Artist and Victoria Miro Gallery, London. © Grayson Perry. Photo: Stephen White)
  4. Composizione posta al termine di un bastone smaltata in verde, nella forma del dio Bes seduto su un fiore di loto con una scimmia tra i piedi. Egitto, 664-332 a.C. (© the Trustees of the British Museum)
    (Green glazed composition staff-terminal in the form of the god Bes sitting on a lotus flower with a monkey between his feet. Egypt, 664-332 BC. (© the Trustees of the British Museum)
  5. Grayson Perry, “Pilgrimage to the British Museum”, inchiostro e grafite, 2011. (Courtesy the Artist and Victoria Miro Gallery, London. © Grayson Perry)
    (Grayson Perry, “Pilgrimage to the British Museum”, ink and graphite, 2011. (Courtesy the Artist and Victoria Miro Gallery, London. © Grayson Perry)

In copertina:
Grayson Perry, “Our Mother”
ferro, 2009. (Courtesy the Artist and Victoria Miro Gallery, London. © Grayson Perry. Foto: Stephen White) Grayson Perry, “Our Mother”, cast iron, 2009. (Courtesy the Artist and Victoria Miro Gallery, London. © Grayson Perry. Photo: Stephen White)

Mappa

Dove e quando

Grayson Perry: The tomb of the unknown craftsman

  • Date : 06 Ottobre, 2011 - 19 Febbraio, 2012
  • Sito web

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