Peggy Guggenheim Capolavori Futuristi

di Elena Pratesi // pubblicato il 26 Aprile, 2009

Vi suggeriamo la visita di due mostre importanti presenti attualmente nella città di Venezia e ospitate dalla Collezione Peggy Guggenheim: entrambe le esposizioni celebrano il Futurismo, la grande corrente artistica di avanguardia storica di matrice totalmente italiana che contagiò l’intera scena artistica europea.
Ciò che il futurismo rifiutava era il concetto di un’arte élitaria e decadente, confinata nei musei e negli spazi della cultura aulica, ma allo stesso tempo proponeva un balzo in avanti, per esplorare il mondo del futuro, fatto di parametri quali la modernità contro l’antico, la velocità contro la stasi, la violenza contro la quiete, e così via.

Preferisco non soffermarmi troppo a parlare della corrente futurista visto che sono già stati pubblicati articoli molto esaurienti sull’argomento dai miei colleghi, quello che ci interessa sottolineare è l’importanza di queste due temporanee mostre veneziane.
Rimane aperta fino al 31 dicembre 2009 Capolavori futuristi alla Collezione Peggy Guggenheim, preziosa esposizione a cura di Philip Rylands che con 36 opere, tra dipinti, sculture e disegni su carta, celebra i grandi maestri del Futurismo nell’anno del centenario della nascita del movimento che si rivolgeva a tutte le arti, comprendendo sia poeti che pittori, scultori, musicisti, e così via, proponendo in sostanza un nuovo atteggiamento nei confronti del concetto stesso di arte.

L’esposizione vuole essere un omaggio alla preveggenza di Gianni Mattioli, uno dei più grandi collezionisti del Novecento, per aver accolto all’interno della sua collezione un importante gruppo di opere futuriste di Giacomo Balla, Umberto Boccioni, Carlo Carrà, Luigi Russolo, Gino Severini, Ottone Rosai, Mario Sironi e Ardengo Soffici.

Gli stessi grandi artisti furono autori di uno dei tratti più tipici del futurismo, cioè la grande produzione di manifesti, attraverso i quali dichiaravano i propri obiettivi e gli strumenti per ottenerli: ricorre come abbiamo sopra citato il centenario della pubblicazione su Le Figaro, il 20 febbraio 1909, del Manifesto del Futurismo a firma del “jeune poète italien” Filippo Tommaso Marinetti.
Da questi manifesti si comprende la vera anima del futurismo: da essi è possibile non solo valutare le intenzioni degli artisti, ma anche in che misura tali propositi si sono attuati nella loro produzione reale; si va molto oltre della semplici enunciazioni di principi che ricalcano gli obiettivi fondamentali del movimento bensì si ribadisce il rifiuto del passato, dell’accademismo, delle convenzioni e delle imitazioni. “Il gesto, per noi, non sarà più un momento fermato del dinamismo universale: sarà, decisamente, la sensazione dinamica eternata come tale.

Tutto si muove, tutto corre, tutto volge rapido. Una figura non è mai stabile davanti a noi, ma appare e scompare incessantemente.
Per la persistenza delle immagini nella retina, le cose in movimento si moltiplicano, si deformano, susseguendosi, come vibrazioni, nello spazio che percorrono. Così un cavallo da corsa non ha quattro gambe: ne ha venti, e i loro movimenti sono triangolari”. In questo passo si coglie già uno dei principali fondamenti della pittura futurista, l’intenzione di rappresentare non degli oggetti statici ma degli oggetti in continuo movimento cercando soprattutto di rappresentarli conservando l’immagine visiva del loro dinamismo. La sensazione dinamica doveva ricercarsi moltiplicando le immagini, scomponendole e ricomponendole secondo le direzioni del loro movimento.

La mostra comprende, tra gli altri, capolavori come Materia e Dinamismo di un ciclista di Boccioni, Mercurio transita davanti al sole di Balla, Manifestazione interventista di Carrà, Ballerina blu di Severini, nonché tre opere futuriste appartenenti alla collezione di Peggy Guggenheim (Mare=Ballerina di Severini, Velocità astratta + rumore di Balla e la scultura di Boccioni Dinamismo di un cavallo in corsa + case), alcuni prestiti da collezioni private di Balla, Boccioni, Carrà e Sironi, e una recentissima donazione alla Fondazione Solomon R. Guggenheim, Il ciclista di Mario Sironi, del 1916, uno dei primi capolavori dell’artista.

Capolavori futuristi alla Collezione Peggy Guggenheim rappresenta inoltre un’occasione rara per vedere esposte ben tre delle quattro sculture di Boccioni: ad affiancare Dinamismo di un cavallo in corsa + case ci saranno infatti anche Forme uniche di continuità nello spazio e Sviluppo di una Bottiglia.

Una sezione introduttiva è dedicata a dipinti, sculture e disegni che contribuiscono a contestualizzare le tematiche del movimento futurista nell’ambito di altre avanguardie del Novecento, quali Divisionismo, Cubismo, Orfismo e Vorticismo.
Artisti come Jean Metzinger e Raymond Duchamp-Villon hanno esplorato la resa del movimento e la vita moderna, altri hanno tratto ispirazione dalla retorica di Marinetti, come il vorticista Edward Wadsworth, anch’egli presente in mostra con due silografie, Cantanti di strada e La città dall’alto, recentissime acquisizioni della Fondazione Solomon R. Guggenheim.

Il catalogo ragionato di Flavio Fergonzi La Collezione Gianni Mattioli pubblicato nel 2003 da Skira, documenta in maniera esaustiva ed approfondita i tesori di questa preziosa collezione di arte del XX secolo.
Se desiderate altre informazioni potete collegarvi al sito ufficiale nel quale è possibile anche visitare le sale allestite per l'esposizione attraverso un tour virtuale.

 

Dettagli

CAPOLAVORI FUTURISTI ALLA COLLEZIONE PEGGY GUGGENHEIM
Palazzo Venier dei Leoni
Dorsoduro 701, Venezia

DIDASCALIE

  • Giacomo Balla Velocità astratta + rumore, 1913–14
    Olio su tavola
    54,5 x 76,5 cm compresa la cornice dipinta dall’artista
    Collezione Peggy Guggenheim, Venezia
    © Giacomo Balla, by SIAE 2009
  • Carlo Carrà
    La Galleria di Milano, 1912
    Olio su tela
    91 x 51,5 cm
    Collezione Gianni Mattioli
    Deposito a lungo termine presso la
    Collezione Peggy Guggenheim, Venezia
    © Carlo Carrà, by SIAE 2009
  •  Umberto Boccioni
    Dinamismo di un ciclista, 1913
    Olio su tela
    70 x 95 cm
    Collezione Gianni Mattioli
    Deposito a lungo termine presso la
    Collezione Peggy Guggenheim, Venezia.
  • Mario Sironi
    Il ciclista, 1916
    Olio su tela
    96 x 71 cm
    Fondazione Solomon R. Guggenheim, Venezia
    Donazione, Giovanni e Lilian Pandini
    Bergamo, 2008 2008.62
    © Mario Sironi, by SIAE 2009
  • Gino Severini
    Ballerina blu, 1912
    Olio e lustrini su tela
    61 x 46 cm
    Collezione Gianni Mattioli
    Deposito a lungo termine presso la
    Collezione Peggy Guggenheim, Venezia
    © Gino Severini, by SIAE 2009

Dove e quando

  • Date : 18 Febbraio, 2009 - 31 Dicembre, 2009

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