ParnAssus – L’uomo che voleva ingannare il diavolo
di // pubblicato il 30 Ottobre, 2009
In una Londra moderna e piuttosto grigia va girovagando il carrozzone del dottor ParnAssus; a bordo, oltre al vecchio illusionista, la figlia Valentina, il figlio adottivo Anton e il nano Percy che sul palcoscenico ripiegabile tentano invano d’affascinare il pubblico indifferente con la promessa d’improbabili meraviglie.
Il 16° compleanno di Valentina si avvicina e l’ambiguo Mr Dick si fa vivo per veder saldare un vecchio debito contratto da ParnAssus che pare essere in qualche modo in relazione con la ricorrenza. Anton e Valentina poi, in una notte di tempesta, salvano uno sconosciuto affetto da amnesia che pendeva impiccato sotto un ponte sul Tamigi. Tony, questo il nome dell’appeso, scoprirà che lo specchio magico sul carrozzone è davvero l’ingresso per un’altra dimensione e porterà con le sue azioni, lo scompiglio nella compagnia.
Dove siamo? - domanda Tony al nano Percy quando riprende conoscenza.
In che senso? …geograficamente siamo nell’emisfero settentrionale, socialmente siamo certamente ai margini e da un punto di vista narrativo, beh, ne abbiamo di strada da fare!... - è la risposta, ma forse anche una dichiarazione d'intenti. Infatti, il racconto è solo al principio.

Basterebbe a comprovare la genialità di Gilliam, ricordare lo stratagemma adottato per rappresentare le diverse immaginazioni di Tony nei mondi oltre lo specchio, usando tre attori, Johnny Depp, Jude Law e Colin Farrell, in sostituzione dell’amico Heath Ledger scomparso prematuramente a lavorazione non ultimata, stratagemma che non risulta affatto forzato e si amalgama perfettamente allo spirito della storia; ma anche la cura per le innumerevoli trovate, come la capigliatura in fiamme di Tom Waits/Mr Dick appena uscito dall’inferno, che danno al film quell’ironico tocco in più.
Terzo film scritto da Terry Gilliam con Charles Mc Keown, dopo il capolavoro Brazil e Le avventure del barone di Munchausen, ParnAssus – l’uomo che voleva ingannare il diavolo è un’avventura affascinante in un mondo in bilico tra la grigia realtà del nostro mondo moderno e la sfrenata fantasia di mondi paralleli frutto del talento visionario di Gilliam.

Lo stile della compagnia di ambulanti ha il sapore retrò dei teatranti dell’epoca barocca, dove ogni effetto era meccanico, rappresenta la vera essenza della fantasia perché chiede molto all’immaginazione dello spettatore e il rifiuto dei passanti per le magie di ParnAssus, è il rifiuto che Terry Gilliam attribuisce all’uomo moderno incapace di farsi ancora affascinare dai sogni. Questo è uno degli elementi di critica al mondo attuale dominato dal mercato e dalla politica del profitto, ma la trama racchiude in se molteplici piani di lettura che vanno ben al di la del semplice intento d’intrattenimento da racconto fantastico.
Il film è costellato in tutta una serie di battute chiave che offrono spunti di riflessione per la comprensione del sottotesto e un rinnovato invito a dare libero sfogo alla fantasia per cercare la magia nelle piccole cose quotidiane. Quando Anton, novello Mercurio, per attirare spettatori, dal carrozzone apostrofa i passanti indifferenti affermando che il mondo è pieno di cose meravigliose, se solo si ha la capacità di vederlo, è a noi che si rivolge, noi che apparteniamo a un’umanità qui ritratta con notevole dose di squallore; dal primo spettatore ubriaco che oltrepassa lo specchio con l'intento di palpeggiare Valentina, al ragazzino che distrugge le sue fantasie a colpi di videogame incapace di comprenderne il valore, alla ricca signora impellicciata incline alla beneficenza imposta dal suo ruolo che ha gli articoli dei suoi acquisti come unici protagonisti del suo immaginario.
Come già farneticava il Brad Pitt pazzo del L’esercito delle 12 scimmie, l’individuo moderno è massificato e ridotto al solo ruolo di consumatore. La coscienza è anestetizzata, le signore con gli acquisti di marca, singolare che Prada abbia concesso il suo marchio per apparire dove il lusso che rappresenta è declinato al negativo, rappresentano meglio di qualsiasi altro l’annegare dell’essere nell’avere.
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L’umorismo caustico di Terry Gilliam va a colpire anche la mercificazione che si fa dell’infanzia, anche le nostre campagne elettorali son sempre piene di manifesti col politico di turno che accarezza o tiene in braccio i bambini, con le tante associazioni che facendo leva sulla richiesta di aiuti all’infanzia del terzo mondo, organizzano manifestazioni più onerose di quanto lo sarebbero donazioni anonime che non danno visibilità.
Si ritrova in ParnAssus anche tutto il sapore anarchico dei Monty Phyton, di cui Terry Gilliam era membro fondatore, quando i mafiosi russi vengono così apostrofati: - date un’utilità alla vostra sete di violenza, entrate in polizia! Il balletto di poliziotti in minigonna, calze a rete e tacchi a spillo, armati di manganelli che segue è senza dubbio il momento più esilarante del film.
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Questo è un film sul potere del racconto, non è un caso che proprio il narrare la Verità che tiene vivo il mondo, sia la missione dell’ordine monastico a cui appartiene ParnAssus. L’ossessione per il desiderio d’immortalità del vecchio stregone protagonista trova il suo contrappunto nell’invito a scrivere e raccontare, perché una vita raccontata è una vita salvata. In fondo è la stessa cosa che dice Tony, nella prima immaginazione col volto di Johnny Depp, quando afferma che nulla è per sempre, nemmeno la morte!
Liberare la fantasia dando un senso al nostro passaggio terreno con un atto di creatività è l’unico modo per conquistare l’immortalità, questo il messaggio che già grandi scrittori, uno per tutti William Shakespeare, hanno tramandato ai posteri con i loro capolavori; in fondo è dalla notte dei tempi che il genere umano si trasmette, prima oralmente e poi con la scrittura la propria storia e le proprie tradizioni.
La più grande invenzione dell’uomo non è stato il fuoco o la ruota, è stata il linguaggio, la comunicazione come sommo atto creativo.