Paris et New Delhi, il percorso di Mademoiselle Isabelle Anna
di // pubblicato il 08 Marzo, 2010
“French by birth, Indian by culture”. Cosi è stata definita Isabelle Anna da Abdul Qadir in un articolo apparso sulla testata The Times of India (2005). Nata nella Ville Lumiére, nella medesima città scopre la cultura indiana all’interno del Centre Mandapa, centro di cultura orientale diretto dai suoi genitori, crescendo letteralmente al suo interno. Da giovane studia varie arti, piano, solfeggio, balletto, recitazione, Bharata Natyam, fino a scoprire il Kathak, sempre a Parigi con Sharmila Sharma. Poi prende la decisione, grazie ad una borsa di studio governativa, di trasferirsi in India e frequentare i corsi Kathak Kendra University a New Delhi. Molteplici esperienze tra le quali si annoverano le sue inclinazioni pedagogiche e l’insegnamento del balletto accademico presso École Française de New Delhi. Per poi arrivare nel 2007 a fondare la propria.
Compagnie Kaleïdans’Scop –Isabelle Anna.

Il Kathak, dal sanscrito Kathakar letteralemente “colui che narra una storia”, è una delle otto danze classiche indiane riconosciute. Nato nell’India settentrionale come forma esclusivamente maschile di pratica performativa dei bardi che narravano le storie mitologiche e della tradizione locale durante le festività dei villaggi o presso i templi. L’avvento dell’Impero Moghul, però, determinò un cambiamento profondo che pose le basi del Kathak conosciuto oggi giorno. Infatti, essendo stato introdotto all’interno della corte musulmana dei Moghul, il Kathak abbandonò le sue caratteristiche religiose, perdette la forma tribahanga (segmentazione del corpo in tre parti) tipica delle danze indiane, per diventare una forma di intrattenimento di corte. Iniziò ad essere praticato anche dalle donne e si coniugò ad influenze provenienti dall’Asia centrale, quali forme tipiche delle danze persiane, introducendo le vorticose rotazione attraverso uno sviluppo in climax ascensionale che sottolinea decisamente le sue nuove caratteristiche di genere di intrattenimento.
Proprio il Kathak è stato scelto da Isabelle per la sua completezza performativa. Come lei stessa ci dice, al suo interno si ritrovano la narrazione, la musica, la danza, il teatro, la pantomima, il contrappunto, un po’ tutte le arti che aveva studiato in giovane età. Il danzatore Kathak è un performer completo ed è lui il vero leader dell’esibizione, continua Isabelle; la stessa orchestra che lo accompagna dialoga incessantemente col suo battito dei piedi, un vero e proprio lavoro di contrappunto musicale alle melodie suonate.

Sono quattro i lavori presentati da Isabelle Anna all’Arena del Sole di Bologna. I speak Kathak, coprodotto da la Biennal du Val de Marne (2008), è un vero e proprio lavoro sul linguaggio comunicativo di questa danza indiana. Isabelle, accompagnata dal virtuoso danzatore Quincy Charles, instaura un dialogo di corteggiamento attraverso uso dei bols, sillabe ritmiche recitate dai danzatori Kathak, sillabe no-meaning che non esprimono nulla e servendo perlopiù come supporto ritmico e mnemonico, mentre è l’uso pantomimico delle espressioni facciali e del corpo a determinare il significato della scena. Su improvvisazioni musicali di Jaikishan Maharaj, qui i movimenti tradizionali del Kathak si innestano a concezioni della visione della coppia amorosa molto vicine all’ironia occidentale. Spanish Ketchup, come la famosa salsa di origine orientale ma conosciuta quale prodotto occidentale per eccellenza, mescola e coniuga assieme, su musiche di Isaac Albéniz, movimenti Kathak, quali l’uso percussivo dei piedi e i veloci movimenti delle braccia, a espressioni tipiche del flamenco spagnolo. Isabelle spiega la sua scelta, motivando che “Il kathak è l’antenato del flamenco”, poiché i rom emigrarono dall’India e attraverso le loro peregrinazioni, passando per la Persia, il nord Africa, la Romania ed i Balcani arrivarono in Spagna, portando con loro usi, danze, espressioni frutto di una sedimentazione culturale lunga secoli. Ma non solo, in ogni luogo geografico lasciarono parte delle proprie tradizioni costituendo cosi agli occhi dei posteri dei fili rossi tra queste culture diversissime ma al contempo debitrici di una radice comune. Appunto per questo Isabelle coniuga movimenti tipici delle danze spagnole, che hanno in comune col Kathak proprio l’uso percussivo dei piedi, ad elementi delle danze basche, a stilemi della cultura yiddish e, Mon Boléro, sulle celebri musiche di Ravel, "è il mio bolero", ci dice la coreografa, "poiché lavorandovi ho messo dentro contenuti e un sentire molto personali".
Ci spiega come tale coreografia si sviluppa attraverso una partitura di movimento di base, nata durante il lavoro per la sua creazione, la quale man mano si arricchisce con aggiunte frutto di nuovi sviluppi, diventando una vera e propria opera in evoluzione, non stabilizzata ma stabile. Trilogie, coprodotto dal Festival Oriente Occidente di Rovereto (2008), apre una finestra sulle sperimentazioni contemporanee. Su musica di Luigi Nono quattro danzatori in costumi che paiono la stilizzazione e l’epurazione di quelli tradizionali del Kathak, creano un ritmo, sempre con l’uso percussivo dei piedi, che dialoga in maniera acuta con la musica di Nono, e attraverso una struttura a canone in cui si organizza la partitura coreografica roteano in maniera vorticosa incrociandosi e creando una sorta di reticolato geometrico-spaziale che prevede il passaggio di sequenze coreografiche da un danzatore all’altro e la ripetizione dei medesimi elementi in ordine invertito.

Ormai dal 2001 Isabelle Anna vive in India a New Delhi, facendo spoletta tra Parigi e l’India, esibendosi sia in India che in Europa. Ma qual è stata la reazione durante le sue performance in India da parte del pubblico locale? Lei ci racconta come una volta alla fine di una performance parte del pubblico venne ad omaggiarla e rimase stupefatto chiedendole se lei fosse veramente straniera. Lei rispose dicendo, "ma non avete visto che sul programma di sala vi è il mio nome. Isabelle Anna vi sembra un nome indiano?", alche alcuni spettatori risposero che in India molte persone hanno nomi cristiani. Una volta che si è dimostrato un alto raggiungimento tecnico in modo da possedere pienamente la tradizione, ci dice Isabelle, si è accettati e possono essere ammesse anche le sperimentazioni. Ma come si sviluppa il sistema teatrale in India? Isabelle ci confessa che esibirsi in India è molto difficile e gli sponsor giocano un ruolo fondamentale. I contatti passano ancora attraverso conoscenza personale e reciproche e non esistendo dei veri e propri circuiti teatrali non si può pianificare una stagione o tournée per periodi troppo lunghi. Importantissima l’attività del Bonjour India Festival, festival organizzato dall’Ambasciata di Francia in India. Ma d’altro canto il teatro ha in India prezzi accessibili a tutte le fasce sociali e per quanto riguarda le attività di musica e di danza l’ingresso è assolutamente libero.
Ma perché Isabelle avendo conosciuto prima il Bharata Natyam, altra danza classica indiana, si è poi data al Kathak? Lei nel Kathak a trovato un linguaggio nel quale potersi esprimere e comunicare a tutti, essendo questa forma più semplificata rispetto alla danza sorella del sud, dove i mudra arrivano a gradi di complessità estrema. Il Kathak è un linguaggio facilmente accessibile e risulta essere un genere virtuosistico e performativo di altissima teatralità. Ma cosa ne pensa Isabelle di Akram Khan, coreografo di formazione Kathak e contemporanea che opera in Gran Bretagna, e come si differenzia da lui? Isabelle dice di apprezzare molto il suo lavoro anche se è diverso da come lei opera. Infatti lei dice di non essere una danzatrice contemporanea, a differenza di Khan, e quindi il suo operare in sperimentazioni coreiche avviene all’interno del Kathak, accogliendo, però, stimoli esterni. Infatti hai nostri occhi il lavoro di Isabelle Anna appare come un ramo che partendo dal tronco del Kathak tradizionale si espande nell’aria solare, assorbendo gli umori diversi che il vento porta; a differenza di quello di Akram Khan dove la sperimentazione avviene già a partire dalle radici composite e variegate della sua formazione. Aditi Mangaldas, virtuosa del Kathak, che opera a Delhi con la propria compagnia in direzione contemporanea, è tra le coreografe favorite di Isabelle.
Lasciamo Isabelle Anna in partenza per Parigi per la sua prossima performance al Musée Guimet-Musée National des Arts Asiatiques assieme a Deepak Maharaj e Pt Jaikishan Maharaj, maestro col quale ha studiato in India, riflettendo su le complessità del mondo odierno dove le culture amalgamandosi creano interessanti percorsi d’espressione che una società ormai interculturale quale quella italiana tende a essere dovrebbe sempre più accogliere, considerandole come un ottimo pretesto di integrazione e condivisione sociale. Ricordiamo appunto che il teatro nasce proprio col concetto di comunitas osservante una determinata esibizione nella quale si rispecchia o ne coglie le tendenze degli umori coevi, e chi sa se qualche coreografo ci farà dono di una Bayadère di Minkus riattivata, nel senso meldolesiano del termine, attraverso stilemi e tecniche indiane, proprio quell’uso del corpo che il balletto richiama pur se in senso esotico.