Palazzo Carignano gli appartamenti barocchi e la pittura del Legnanino

di Amici in Visita // pubblicato il 24 Marzo, 2011

- di Massimiliano Caretto -

Dopo oltre mezzo secolo, uno dei più suggestivi palazzi simbolo della prima capitale d'Italia riapre i battenti, con grazia sottile e signorile trionfo, in un triplice successo...

Torino non è una di quelle città in cui si ama fare le cose in fretta pur di farle. Le gestazioni sono lunghe, le problematiche tante, i timori -spesso- troppi. In questi tumultuosi anni, dalla leggenda del 2006 in poi, la città ha dovuto fare i conti con un rinnovamento culturale che l'ha costretta a rendere conto al mondo di una bellezza che per troppo tempo ha voluto celare agli altri. Schiacciata tra gli stereotipi industriali e le grandi città con cui è confinante, speso risulta un vero e proprio enigma agli occhi di chi vi si accosta non già da turista (categoria con cui la città non è generosa), ma da viaggiatore. È stato detto che Torino sarebbe stata la stessa senza l'Italia, ma che L'Italia mai avrebbe potuto essere quello che è senza Torino: non esiste frase più vera su questa città ed il senso dell'evento culturale che vede protagonista Palazzo Carignano ha la sua chiave di lettura in questa duplice matrice. Tempo ed evento. Gestazione ed occasione.
La "gestazione" sono i lunghi lavori di restauro e "occasione" è l'Unità d'Italia, "tempo" è quello dei lunghi e meditati lavori della sovraintendenza, "evento" è la riapertura al pubblico delle stanze e la mostra su Stefano Maria Legnani ( Milano 1660/1661 – Bologna 1713-1715 ), detto il Legnanino. L'impossibilità di visitare gli ambienti interni del palazzo era stata a lungo avvertita come un vuoto da parte di tutti e la restituzione di uno dei luoghi simbolo della città ha il sapore del regalo e della sorpresa. Innumerevoli sono, infatti, i tesori che Palazzo Carignano offre al visitatore.
Innazi tutto ciò su cui la mostra ha voluto mettere l'accento da subito e che si delinea come la precipua caratteristica delle stanze: un ricco ciclo di affreschi di carattere celebrativo ad opera del più felice periodo de Legnanino. La serie di decorazioni, commissionate dai Savoia nel loro periodo di massimo estro mecenatistico, a cavallo tra periodo Barocco e Rococò, intrecciano temi mitologici con motivi celebrativi, all'insegna di uno stile raffinato ed aggiornato sulle più importanti innovazioni artistiche del tempo. A rendere più chiara la personalità di questo estroso pittore, si sviluppa nelle stanze affrescate la mostra vera e propria, con una ricchissima serie di opere.

Abbiamo, così, una magnifica Venere e Cupido di Carlo Cignani ed una Fuga in Egitto di Carlo Maratti a testimonianza delle origini artistiche del Legnanino e dei suoi debiti stilistici con alcuni dei massimi esponenti del classicismo tardobarocco. L'opera del Cignani, ad esempio, è esemplificativa di quel modo levigato e lezioso di trattare gli incarnati che sarà una cifra stilistica del Legnanino.
Seguono una nutritissima serie di opere autografe che documentano meticolosamente l'evoluzione dello stile del Legnanino lungo tutto l'arco della sua carriera, dagli esordi fino al periodo successivo a quello sabaudo, che lo vedrà lavorare per la corte Viennese. Lo vediamo, così, passare dalle tele segnate da una forte gestualità e da una rigorosa impostazione spaziale, come nel caso del Sogno di San Giuseppe, alle pale d'altare ricche di molte figure, intrecciate in maniera complessa, dove, alle scene inferiori ambientate in contesto terreno, si oppongono le aperture spaziali delle parti alte, funzionali ad affetti fortemente teatrali, come nella Natività della Vergine. Fondamentale in tal senso è la presenza di una Annunciazione di Andrea Pozzo, artista imprescindile per la compresione delle tromp l'oeil visibili negli affreschi di Palazzo Carignano. È qui sottolineata la grande lezione del barocco romano, con la rottura dei limiti spaziali imposti dalle volte e lo squarcio su cieli popolati da figure movimentate e vorticose.

Una nutrita serie di bozzetti preparatori per le pale e gli affreschi, infine, fornisce molto bene l'idea dello studio rigoroso che si cela dietro all'estro della pittura barocca del Legnanino, veloce e luminosa.
La visità, però, non si conclude qui e l'altro grande protagonista della visita cattura subito l'attenzione: il palazzo stesso. Strepitoso già nella sua facciata, assoluto capolavoro del barocco torinese: l' "effetto a sorpresa" dato al visitatore che sbuca per la prima volta nella piazzetta antistante la facciata è da manuale. Un'ininterrotta linea curva scioglie letteralmente le superfici geometriche canoniche, con un effetto di piani concavi e convessi in cui l'occhio è intrappolato senza poter fare a meno di scorrere da un estremo all'altro. L'ampia facciata in mattoni scuri, ha così l'effetto di quegli specchi deformanti da circo, intrappolando la luce in un moto perpetuo degno di Borromini.
Le sorprese non si fanno attendere neanche all'interno. Da genio quale l'architetto Guarino Guarini (Modena 1624 – Milano 1683) è, scaloni a vicolo cieco, nicchioni ad ellisse, soluzioni ottiche sorprendenti si susseguono negli ambienti che compongono il palazzo senza soluzione di continuità. Le stanze non si mostrano al visitatore fino all'ultimo e gli ambienti sono studiati per continuare l'effetto a sorpresa dell'esterno. Un esempio su tutti, le due scale a chiocciola che conducono alla parte sotterranea del palazzo: due coclidi ad ellisse ricavate da pochissimo spazio, in grado di dare le vertigini al visitatore che si sporge per ammirarne la profondità. La visita conduce, poi, al così detto "appartamento dei Principi", due ambienti interamenti ricoperti di boiseries: la bellezza raggiunge qui l'apice e lo stupore che viene alimentato lungo tutta la visita, viene lasciato definitivamente libero in queste stanze.

Due camere completamente ricoperte da un rutilare di stucchi dorati e sinuosi, in un susseguirsi di superfici tormentate eppure fluide. Gli stucchi vengono fatti brillare dalla luce delle lampade, dove il giallo caldo dei lumi si potenzia nell'oro delle decorazioni. È qui evidente l'obbiettivo di creare un'abiente che potesse ben adattarsi alla più importante funzione del palazzo, quella di accogliere gli ospiti internazionali, anche nell'intento di mostrare la casata Savoia aggiornata sulle "gare decorative" delle ben più imponenti residenze reali delle corti europee. Anche qui il filo conduttore resta quello di soggiogare l'occhio e la compresione d'insieme resta impossibile in una sola volta. L'amalgama decorativa è efficace e costringe quasi lo spettatore a girare vorticosamente su sé stesso fino alla vertigine, da cui salvano solo gli ultimi affreschi del Legnanino a conclusione della mostra, quasi un sollievo dalla preziosità delle pareti grazie ai colori chiari ed al tratto vibrante.
Resta, infine, l'omaggio alla casa regnante che ha contribuito a creare l'Italia. La visita termina con la stanza da letto di Vittorio Emanuele II, che insieme all'ambiente del Primo Parlamento d'Italia (piano superiore) ed allo studiolo di Cavour (stanza attigua) compongono un trittico di fondamentali "luoghi della memoria" della storia d'Italia, all'insegna di quel "Re Galantuomo" che amava profondamente Palazzo Carignano.

 

Dettagli

DIDASCALIE IMMAGINI

  • Facciata di Palazzo Carignano
  • Carlo Cignani
    Venere e Cupido
    Olio su tela
    cm 99,5 x 77 cm.
    Torino, Galeria Sabauda
  • Andrea Pozzo
    Annunciazione (1692)
    Olio su tela
    cm 263 x 180
    Mondovì, Duomo 
  • Legnanino
    Apoteosi di Vittorio Amedeo di Savoia
    Palazzo Carignano


IN COPERTINA
un particolare di
Appartamento di Mezzanotte
Palazzo Carignano


Mostra a cura di Edith Gabrielli,
Soprintendente ai Beni storico artistici
del Piemonte

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Mappa

Dove e quando

Palazzo Carignano. Gli appartamenti barocchi e la pittura del Legnanino

  • Date : 20 Marzo, 2011 - 26 Giugno, 2011
  • Indirizzo: Via Accademia delle Scienze 5, Torino, Palazzo Carignano
  • Sito web

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