Palazzo Fortuny e la fotografia descrittiva di Franco Vimercati

di Silvia Groppa // pubblicato il 10 Settembre, 2012

Palazzo Fortuny inaugura la stagione autunnale con una bella retrospettiva, tra le più esaustive dedicate al grande fotografo e artista milanese Franco Vimercati. La mostra, aperta a Venezia dal 1° Settembre al 19 Novembre, si inserisce in una programmazione interessante fatta di una serie di progetti espositivi, molto diversi tra loro, di artisti contemporanei come: Annamaria Zanella, Maurizio Donzelli e Béatrice Helg.
Franco Vimercati, foto dello studio.
“Franco Vimercati. Tutte le cose che emergono dal nulla”, questo è il titolo della mostra curata da Elio Grazioli, con il progetto di allestimento di Daniela Ferretti che è intervenuta negli spazi del piano terra e nelle sale laterali del piano nobile del Palazzo Fortuny.
L'arte di Vimercati viene raccontata attraverso le oltre cento opere realizzate, tra gli anni settanta e ottanta: scatti in bianco e nero di oggetti di uso quotidiano, ai quali Vimercati (1940–2001) ha dedicato un’attenzione ossessiva, ricercando la purezza assoluta dell’immagine.
Franco Vimercati era noto per essere un’artista dalla personalità schiva e contemplativa, la sua storia artistica comincia nel 1959, anno in cui conclude gli studi all’Accademia di Brera, e inizia a muovere i primi passi, avvicinandosi al mondo dell’arte che negli anni Sessanta ruotava attorno alle gallerie milanesi, e allo storico Bar Jamaica, luogo d'incontro di artisti ed intellettuali, come Enrico Castellani e Piero Manzoni che in quegli anni stavano sviluppando il progetto della galleria e della rivista d'arte Azimuth. Sarà Manzoni a shockare Vimercati ma sarà soprattutto Castellani a radicarsi più profondamente in lui. Queste influenze significative, porteranno Vimercati a sviluppare i suoi primi lavori pittorici ispirati all'Informale; a seguire creerà opere decisamente descrittive basate sul recupero dell'oggetto.
Franco Vimercati,” Brocca”, 1980-1981
Nel 1965 apre uno studio di grafica presso la sua abitazione, questa attività gli permetterà di avere i primi contatti con il mondo della fotografia, inizia a studiarne la tecnica e la storia e a realizzare i primi esperimenti. Si accosta al lavoro di grandi fotografi come: Diane Arbus, Lee Friedlander, Robert Frank e soprattutto August Sander.
E' nel 1973 che realizza il suo primo importante lavoro fotografico: 38 fotografie in bianco e nero che ritraggono gli abitanti della campagna piemontese, di un piccolo paesino delle Langhe, in cui Franco già da alcuni anni trascorre le vacanze estive.
Si interessano al suo lavoro Paolo Fossati e Arturo Carlo Quintavalle. Quest'ultimo seleziona dodici fotografie delle Langhe per la collezione del dipartimento fotografico del Museum of Modern Art di New York.
L'artista avverte sin da subito l'esigenza della serialità, tanto che già dal 1975 inizia a lavorarci.
Tra le prime prove seriali ci sono le immagini di piastrelle quadrate decorate con un gioco di forme concentriche, con questi soggetti l'artista sviluppa il tema della composizione, della divisione interna della superficie. A seguire la serie delle sei tele bianche, in cui Vimercati è interessato ad analizzare la superficie bianca, lo spazio vuoto, elementi che in fotografia sono paragonabili alla carta bianca su cui l’immagine è stampata.
Poi c’è la serie dei listelli di parquet, dal caratteristico formato verticale e dalla riquadratura che riprende la concentricità e il rapporto tra superficie e cornice. Insomma, se le piastrelle appaiono tutte praticamente uguali, i listelli di parquet si distinguono per le venature tutte differenti.
Approda infine al grande lavoro delle 36 fotografie in bianco e nero di bottiglie di acqua minerale Levissima. È la serie più completa e insieme più semplice, analitica, perché c’è solo l’oggetto, la bottiglia e nient’altro, ma il fatto che le bottiglie siano in realtà trentasei, diverse nella loro similarità, rende tutto più interessante, infatti la differenza è tutta da scoprire, si nota nella posizione delle etichette, nel colore del vetro, nel livello dell’acqua.
Franco Vimercati, “Bottiglie di acqua minerale”, 1975,
Nello sviluppare immagini in serie, l'artista mette in discussione il valore temporale, infatti dalla sequenza delle composizioni, si passa alla serie di immagini che ritraggono sempre lo stesso soggetto. Nelle opere in serie viene ad annullarsi l'ordine interno delle cose, non c'è né un'inizio né tanto meno una fine, in questa assenza temporale l’oggetto statico ed immobile paradossalmente vive un attimo dinamico. Vimercati con i suoi scatti non ferma il movimento ma riesce ad animare l’inanimato attraverso la contemplazione di chi sta osservando l’immagine dell’oggetto ritratto.
L’artista nelle diverse fasi della sua sperimentazione è riuscito a mettere in discussione, riuscendo sempre a trovare una personalissima strada espressiva, elementi come: la figura, lo spazio, il tempo, la sequenza, la differenza, la composizione, il formato, i quali ha posto sempre al  centro della sua analisi, ognuno attraverso oggetti nuovi. È così che l’oggetto diventa soggetto e guadagna il centro della scena e prende una nuova piega.
Tutte queste prove negli anni Settanta lo fanno approdare al lavoro più rappresentativo: il ciclo delle terrine di porcellana, una ottantina di fotografie realizzate in un arco di tempo molto ampio, dal 1983 al 1992.
Il suo modo di lavorare è semplice, gli bastava fotografare oggetti di uso quotidiano che ritrovava intorno a se, in casa, come diceva lui stesso: “a me interessava che scoccasse la fotografia, non mi interessava leggere l’oggetto, ma assistere ogni volta a questo miracolo”.
Successivamente nel 1999 inizia ad ingrandire le immagini nelle fotografie, dando all’oggetto/soggetto una presenza particolare, quasi senza sfondo, esaltandone le forme in senso astratto, altre volte vengono rimpicciolite facendo riferimento, alla precisione delle incisioni degli antichi maestri. Realizza le esposizioni multiple: una serie di cinque fotografie ognuna delle quali è la stampa di un negativo impressionato più volte dall'immagine di un calice. Un ritorno al concetto di sequenza, con un approccio nuovo e sperimentale.
Franco Vimercati, “Sei tondi”, 1978,
Vimercati sceglie la fotografia, perchè  nella fotografia c’è la possibilità di rappresentare una realtà meditabonda, oggettiva che nella pittura o nelle altre tecniche artistiche che ha praticato non gli è stato possibile cogliere. Tanto che lui stesso interviene pochissimo sulla macchina fotografica, i suoi scatti sono il semplice frutto di ciò che la macchina in quel momento riesce a cogliere di un oggetto, il valore delle foto è rappresentato sia nelle immagini rovesciate che in quelle sfuocate, che non hanno neppure la fase della messa a fuoco. Infatti dopo la riflessione sulla fotografia “rovesciata”, dopo i primi scatti a fuoco, inizia un approccio diverso, quasi estremo con il mezzo fotografico, escludendo la fase di messa a fuoco: gli oggetti vengono restituiti sfuocati o addirittura, eliminando l'obbiettivo, immortalati mediante il semplice utilizzo del foro stenopeico, pura luce che impressiona la lastra, Vimercati stesso diceva di se: “io sono la lastra, ho bisogno di poca luce, di un sospiro, di un soffio di luce”.
Non esagero nel dire che tutta questa naturalezza fotografica e il rispetto che il fotografo ha per la sua macchina, mi fa pensare che Vimercati avesse la stessa sensibilità di un pittore realista, nel rispetto della natura così come è, che viene rappresentata senza aver bisogno di artifici tecnici per renderla più gradevole. Ha intorno a sé il cosiddetto Realismo esistenziale di artisti come Bepi Romagnoni e Tino Vaglieri e gli ultimi sviluppi dell’Arte informale.
Verso la fine della sua attività, inizia il ciclo di immagini sovrapposte che danno l’effetto di un tremolio, forse la rappresentazione di una rotazione del soggetto.
Franco Vimercati, “Capovolte”, 1997
In occasione della mostra viene pubblicata la prima monografia dedicata a Franco Vimercati a doppio marchio John Eskenazi/Skira Editore, sono pubblicate le sue opere più rappresentative di Vimercati e una lunga bellissima intervista con Elio Grazioli, da lui stesso letta e approvata. Ad essa si aggiungono numerosi testi di differenti autori che ripercorrono la sua carriera, tra questi Paolo Fossati, Luigi Ghirri, Angela Madesani, Giuseppe Panza di Biumo, Carlo Arturo Quintavalle, Daniela Palazzoli.

 

Dettagli

Didascalie immagini

  1. Franco Vimercati, foto dello studio.
  2. Franco Vimercati,” Brocca”, 1980-1981
    dia: 27,5 cm. Collezione privata.
  3. Franco Vimercati, “Bottiglie di acqua minerale”, 1975,
    36,5×25 cm. Collezione privata.
  4. Franco Vimercati, “Sei tondi”, 1978,
    dia: 27,4 cm. Collezione privata.
  5. Franco Vimercati, “Capovolte”, 1997
    32×25,5 cm. Collezione privata.

In copertina:
Franco Vimercati, “Il ciclo della zuppiera”, 1991,
particolare, 17,4×22 cm. Collezione privata.

Catalogo edito da John Eskenazi Publishing / Skira Editore

Mappa

Dove e quando

FRANCO VIMERCATI. TUTTE LE COSE EMERGONO DAL NULLA

  • Date : 01 Settembre, 2012 - 19 Novembre, 2012
  • Sito web

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