Pagine da un bestiario fantastico
di // pubblicato il 05 Aprile, 2010
Ci si interroga e riconosce nell’animale, si fa della sua eteronaturalità un’estraneità fondamentale, complice e agonistica insieme. Esso è l’altro, è il vedere fuori di noi quanto è dentro di noi.
Flaminio Gualdoni
Il "Bestiario", in latino "Bestiarium", era il compendio che in epoca medievale descriveva gli animali (reali e fantastici) attraverso riferimenti biblici, mitologici e simbolici. Tale libro aveva una valenza molteplice, poiché, spesso lontano dall'approccio scientifico, restava di fatto un modo per esorcizzare le incertezze e le superstizioni che hanno caratterizzato tele epoca.
L'epoca contemporanea, permeata da altrettanti paradossi e superstizioni, sembra mantenere vivo, nelle arti, nella letteratura e nel cinema, questo rapporto con il mondo animale in cui "la bestia" rappresenta una sorta di "altro da sé", propaggine dell'io e dell'inconscio; trasmutazione più o meno antropomorfa di un'interiorità e di un'istintualità forzatamente assopita.
A dimostrare l'attualità e la ricorrenza di questa tematica, dal 20 marzo al 18 luglio 2010, la mostra "Pagine da un Bestiario fantastico. Disegno italiano nel XX e XXI secolo" , a cura di Silvia Ferrari e Serena Goldoni in collaborazione con Flaminio Gualdoni presso la Galleria Civica di Modena (Sala Grande e Sale Superiori di Palazzo Santa Margherita) a Modena.

Il ricco percorso espositivo, finalizzato ad illustrare come l'animale sia parte integrante dell'ispirazione artistica, è concepito in due sezioni: la prima, forte della valenza storica delle collezioni della Galleria Civica, ripercorre attraverso i lavori dei maggiori artisti del 1900, l'iconografia riferita al mondo animale attraverso disegni, opere grafiche e lavoro su carta.
E' così che nelle Sale Superiori prende vita una fauna immaginifica e magica, vibrante grazie alla capacità tecnica e alla differente connotazione estetica che caratterizza gli artisti in mostra.
I protagonisti di questa sezione sono, tra gli altri, Giorgio De Chirico e il fratello, Alberto Savinio, metafisici creatori di visionarie ambientazioni dominate da cavalli, insetti e creature oniriche.

Non mancano inoltre le civette di Afro e la lucertola di Mario Merz, elemento ricorrente nel suo lavoro; fondamentali anche le opere di Pino Pascali, relative al suo lavoro durante gli anni '60 così come quelle più recenti di Concetto Pozzati e Enrico Baj realizzate negli anni '80.
A queste si affiancano raffigurazioni altrettanto visionarie di artisti quali Luigi Ontani e Weiner Vaccari che traggono la loro forza da una compenetrazione tra mitologia e interpretazione personale della natura.
Questi sono solo alcuni degli artisti che contribuiscono alla sezione della mostra dedicata al XX secolo; a cui prendono parte anche i lavori di Franco Angeli, Alighiero Boetti, Fortunato Depero, Lucio Fontana, Osvaldo Licini, Marino Marini, Mario Schifano, Gino Severini e molti altri.
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Nella seconda sezione, allestita nella Sala Grande, i fari sono invece puntati sulla contemporaneità in senso più stretto: giovani artisti danno prova, attraverso il loro lavoro, del fatto che anche nel XIX secolo, nonostante i bombardamenti mediatici, la creatività e la capacità di dare vita ad esseri immaginari non sono venute meno ma vengono invece nutrite dall'ambiente che le circonda.
Così come le creature che popolavano i bestiari medievali attingevano i propri caratteri da testi religiosi e leggende, così il bestiario contemporaneo trae linfa vitale dai simboli e dai miti del nostro secolo, non meno pieno di superstizioni e perplessità del Medio Evo.
Parte dei lavori presentati in questa seconda sezione sono stati realizzati per la mostra e vedono coinvolti artisti molto diversi passando dalla tematica dei freak, che evoca la tradizione di Coney Island, affrontata da Alessio Bogani alle creazioni mitopoietiche di Giuliano Guatta.

Le tecniche più diverse si mischiano tra pastelli matite e olii, come nel lavoro di Stefano Ricci, fino alla pluri-matericità che vede come supporto il legno e le stoffe da tappezzeria nell'installazione di Laura Serri.

All'appello non manca una collaborazione a quattro mani tra il già citato Stefano Ricci ed Ericailcane, un artista che da sempre si distingue per una personalissima interpretazione del regno animale, focalizzata sul tema dello specchio.
Ritorna in Emilia Romagna anche il palermitano Francesco Simeti, che, dopo aver presentato il suo lavoro in occasione di Art First 2010 a Bologna, propone qui in un dittico, una nuova ambientazione faunistica ricca e viva, nata da una composizione di elementi provenienti da ecosistemi differenti.

Anche in questo caso, il corpus di artisti si arricchisce della diversità estetica e stilistica che coinvolge anche altri esponenti del panorama contemporaneo come Chiara Pergola, Helga Faenza, Luca Lanzi e altri ancora.
Partendo ideologicamente da una specifica forma di rappresentazione storica che associa la natura alla simbologia e all'elemento mitologico, si passa dunque, come attraverso un kafkiano processo metamorfico, al surrealismo figurativo novecentesco in cui fiere e animali popolavano il mondo interiore e immaginario degli artisti per poi giungere ai nostri giorni in cui tali creature escono dalla tela e dalla carta per entrare a fare parte del paesaggio urbano, della città e dei luoghi aperti come manifestare l'intenzione di ristabilire un primordiale contatto tra l'uomo e la natura.

A rendere ancora più interessante il progetto della mostra sono le iniziative ad correlate che permettono al pubblico di entrare ancora di più in questi magici mondi. Laboratori didattici per i più giovani ma soprattutto la visita guidata, personalmente condotta dalle curatrici della mostra sabato 10 aprile per dare l'opportunità di comprendere i lavori in mostra sia dal punto di vista concettuale che tecnico in quanto tasselli fondamentali della raccolta di disegni contemporanei che dal 1988 fanno parte della collezione della Galleria Civica di Modena.
Un progetto, questo, che spazia tra l'aspetto più scientifico e storico del materiale in mostra a quello più accattivante della tematica scelta per fare entrare il pubblico in un mondo parallelo; dando ampio respiro all'approccio individuale dei singoli artisti e all'interiorizzazione che ciascuno di essi propone recuperando un'ancestrale connubio tra regno umano e animale.