Otium Ludens
di - pubblicato il 06 Giugno, 2009 in Mostre
Non tutti sanno che tra le città ricoperte dalla lava durante la rovinosa eruzione del Vesuvio del 79 d.C. vi fosse, oltre alle più celebri Pompei ed Ercolano, anche l’antica Stabiae.
La città sorta sulle colline di Varano, protesa sul Golfo di Napoli, venne scelta per merito della bellezza del luogo, come località nella quale l’elite romana sistemò le proprie lussuose dimore. Le antiche ville di Stabiae erano le ville dell’ozio nell’accezione più nobile del termine. Qui i facoltosi romani non si dedicavano alle attività pubbliche bensì ai loro prediletti e più alti svaghi intellettuali.

Costellate di raffinati ambienti muniti di splendida vista sul mare, le ville di Stabiae potevano raggiungere i 20.000 mq d’estensione! Biblioteche, piscine, stanze per i ricevimenti, zone termali, erano tutte corredate da meravigliosi affreschi e decorazioni che, se portati alla luce, possono offrirci la possibilità di approfondire le conoscenze su un’epoca tanto storicamente densa e prolifica. Per avere un’idea dello sfarzo assoluto di queste ville di villeggiatura basti pensare che alcune di esse, come ad esempio la Villa di Arianna, avevano un accesso privato alla spiaggia mediante una serie di rampe e scale.

I primi scavi sul sito risalgono al 1749- 1782, in concomitanza con le campagne di scavo di Pompei ed Ercolano promosse dal Re di Napoli Carlo di Borbone. Le strutture stabiensi esplorate vennero documentate da piante dettagliate, ma in seguito la città venne ricoperta e velocemente dimenticata fino a quando, nel 1950, un preside di una scuola media della zona, ma con formazione d’archeologo, tal Libero D’Orsi, riscoprì il sito ridando il via agli scavi. Purtroppo tutt’ora gran parte del sito giace inesplorato o interrato, e solo nove ville hanno rivisto la luce.

La mostra Otium Ludens, fino al 14 ottobre a Ravenna, presenta 175 reperti (affreschi, stucchi, oggetti) provenienti dalle nove ville dell’antica Stabiae tornate alla luce.
Attraverso questi rinvenimenti si possono idealmente ricreare quelle sfarzose ville d’otium, nelle quali le classi senatorie o equestri romane potevano ostentare il proprio potere sociale.
Completano l’evento un video “Stabie, the last night” che propone una ricostruzione virtuale di Villa San Marco, la più famosa del complesso, nella notte dell’eruzione del 79 che pose fine alla vita in città, e la creazione di un “paesaggio sonoro” che, attraverso registrazioni eseguite da un gruppo di studio che compie ricerche su suoni e strumenti antichi, farà da sfondo alla fruizione più completa dei reperti.

La mostra è promossa e ideata dalla Fondazione Restoring Ancient Stabie Your text to link..., fondazione Onlus culturale italiana nata nel 2001 per promuovere la creazione del grande parco archeologico di Stabiae Antica. I patner d’intesa quali l’Università del Maryland, la Regione Campania, la Soprintendenza per i beni Archeologici di Napoli e Pompei, collaborano da tempo per creare un parco archeologico di 60 ettari che possa riportare in luce l’importante sito costruito tra la fine della Repubblica e l’inizio dell’Impero (dall’ 89 a.C.).
L’idea è quella di ampliare li scavi ad almeno altre tre ville e risistemare la parte già scavata con servizi e strutture adatte ad accogliere il grande pubblico.

La mostra ospitata precedentemente all’ Ermitage di San Pietroburgo e all’Hong Kong Museum of Art, è ora a Ravenna per l’unica tappa italiana di questo tour internazionale che la porterà ancora in Canada, USA e Australia. Molti sono i giudizi lusinghieri, tra tutti risuona l’autorevole voce del quotidiano “The Times” che l’ha inserita tra le dieci migliori mostre del 2008.
A Ravenna l’esposizione ha sede nel complesso di San Nicolò dove, peraltro, sono già esposti in maniera permanente i mosaici bicromi provenienti dalla Domus dei Tappeti ravennate, piccola parte dell’ampio patrimonio archeologico della città romagnola.
La fondazione “Parco archeologico di Classe” denominata RavennAntica Your text to link... opera per la valorizzazione del patrimonio archeologico e architettonico dell’antica città di Classe. Similmente alla Fondazione Restoring Ancient Stabie, l’intento è quello di realizzare un Museo Archeologico entro il complesso dell’ex zuccherificio di Classe, che aprirà le porte al pubblico nel 2011.