Orphée, ultima creazione insieme per Montalvo/Hervieu
di // pubblicato il 05 Febbraio, 2011
La storia d’Orfeo, forse per il fascino rappresentato dal potere della musica, suo asse principale, o per le implicazioni misteriche di morte e rinascita, si presta, ancora oggi, ad essere una ricca fonte drammaturgica; mithos in grado di unire popoli e culture. Ne è conferma l’Orphée di José Montalvo e Dominique Hervieu, presentato in maggio al Théâtre National de Chaillot – istituzione parigina che i due dirigono dal 2008, già chiamati a collaborarvi nel 2000 - e andato in scena al Teatro Municipale Valli di Reggio Emilia lo scorso 20 gennaio.

Il tandem coreografico Montalvo/Hervieu inizia a pedalare nel 1981, distinguendosi subito per l’attenta e peculiare visione verso la società contemporanea. Per i due coreografi la pluralità dei fattori presenti nella società odierna, differenti per provenienza culturale e geografica, costituiscono il materiale privilegiato al quale attingere liberamente, tentando di ricreare un mainstream comune.
Ogni interprete porta in sé una particolare conoscenza, sia tecnico-artistica e sia culturale, che interagendo con quella degli altri artisti, differenti a loro volta per origine e background di formazione, nello stesso aire de jeu fa scaturire ‘quasi spontaneamente’ una drammaturgia fresca e vitale: miscela ben shakerata, barocca nella matrice ed ‘esotica’ nella forma.
Nell’immaginario transculturale dei ‘neobarocchi’ Montalvo/Hervieu le proiezioni video e le elaborazioni grafiche di figure, animali e immagini appartenenti all’iconografia del passato - lungi dall’essere mero espediente tecnico - come un caleidoscopico gioco di specchi, tra reale e virtuale, amplificano la portata semantica di ogni loro pièce, declinandosi in fantasmagorie colorate.
Già autori di Les Surprises de Mnemosyne nel 1996 per il MaggioDanza di Firenze, con Paradis (1997) e Le Jardin io io ito ito (1999) il duo Montalvo/Hervieu si consacra alla fama internazionale, giungendo alla messa in scena d’opera con Les Paladins di Rameau nel 2004 e Porgy and Bess di Gershwin nel 2008.
Quale spunto migliore, allora, dell’universalità della musica, elemento presente in ogni cultura e asse portante del mito d’Orfeo, per creare infiniti mondi dell’immaginario?
Nel 2009 al Théâtre National de Chaillot si è tenuta un’audizione per selezionare tra 700 candidati gli interpreti del futuro Orphée.
La pluralità interpretativa tipica del mito trova un parallelismo nella varietà culturale e tecnica dell’ensemble scelto da Montalvo/Hervieu per Orphée. Si costituisce una vera e propria roda barroca nella quale Brahem Aïache - danzatore diversamente abile, al quale è stata amputata una gamba in giovane età a causa di un incidente – danzando con le stampelle rappresenta la fragile umanità d’Orfeo mentre Karim Randé – abile circense e equilibrista su trampoli pneumatici – in acrobatici salti ne simboleggia la parte divina. Il lavoro su Orfeo firmato dal duo propone un melange sconcertante di ritmi, movimenti, colori e forme. La danza della cultura Hip Hop in tutte le sue varianti comunica con frizzanti equilibrismi sulle punte e canti tradizionali ivoriani e camerunensi con arie e composizioni di Monteverdi e Gluck.
In Orphée l’artista incarna l’espressività totale, adoperando sia lo strumento ‘corpo’ sia quello ‘voce’, come Sabine Novel, soprano e esperta in danze barocche, e Théophile Alexandre, danzatore contemporaneo e controtenore - particolarità di registro vocale che ricorda sia il periodo dei castrati e le glorie musicali del mito sia l’ambivalenza maschile/femminile d’ascendenza greca.
Il métissage intessuto dai due coreografi fa incontrare tecniche coreiche ma anche ritmi e melodie differenti. Oltre ad accogliere suonatori di tiorba e violoncellisti, Orphée propone context underground quai de Seine sull’accattivante beat de La Secte Phonétik. Le sonorità formaliste de The Orphée suite for Piano di Philippe Glass si sposano al canto di provetti ‘griots’, quali Merlin Nyakam e Blaise Kouakou, entrambi già danzatori e cantanti dei Balletti Nazionali dei rispettivi paesi d’origine, Cameroon e Costa d’Avorio, che introducono alla versione esotico-africanista del mito, preludendo ai ritmi tratti dall’Orfeu Negro di Marcel Camus.

Per questo “labirinto orfico” in 16 percorsi, essendo 16 gli interpreti e coautori coinvolti, Montalvo/Hervieu si sono avvalsi della collaborazione di Catherine Kintzler – docente di filosofia e estetica all’Université de Lille III e autrice del saggio Jean-Philippe Rameau, splendeur et naufrage de l’esthétique du plaisir à l’âge classique, compositore fondamentale nel percorso artistico dai due coreografi – per la strutturazione testuale e drammaturgica della loro opera che “incarna” il mito conservandone la pluralità di riferimenti semantici.
Ogni mito, si sa, implica un cambiamento e l’operazione Orphée segna anche la fine della collaborazione artistica tra José Montalvo e Dominique Hervieu. I due, dopo anni, hanno deciso in accordo di interrompere la creazione in tandem: il prossimo Settembre Dominique Hervieu assumerà la direzione de la Biennale de la Danse e Maison de la Danse de Lyon.