Ora et labora: minature di carta dai monasteri di clausura

di Silvia Cestari // pubblicato il 08 Aprile, 2012

Varcando la soglia della Pinacoteca Agnelli, la prima impressione che si ha è di trovarsi di fronte ad una antica quadreria nobiliare, affastellata di decine di opere, disposte secondo il gusto insindacabile del loro possessore.
Ad uno sguardo più attento ci si accorge che quelli affacciati alle pareti porpora non sono veri e propri dipinti, ma icone di santi, frammenti di ossa ed altre reliquie incorniciati da minuziosi intarsi di carta avvolta su se stessa in motivi floreali, con inserti di avori, cristalli e vetri colorati, accanto a ritagli di stoffa, a conchiglie, coralli e perline.
[foto_1]Si tratta di circa 200 “Meraviglie di carta”, databili tra il XVII e il XIX secolo, note con il nome di paperoles o papier roulés, provenienti da collezioni private e in particolare da un prestatore italiano anonimo, che dagli anni Ottanta li acquista presso antiquari parigini o nei mercatini in Austria, a Cherasco, Londra, al Balôn di Torino, li restaura e vi appone dove occorre una nuova cornice.
Molti dei reliquiari in mostra a Torino, tutti provvisti di sigillo papale che ne attesta l’autenticità, provengono dalla Francia, per quanto l’epicentro di queste creazioni si estenda alle Alpi cattoliche, in Svevia e Baviera, Tirolo, Alto Adige e Trentino, a tutto il Piemonte, all’Est della Francia, fino alla valle del Rodano e in Provenza.
[foto_2]Agnus Dei, sacramentali realizzati dalla fusione di ceri pasquali benedetti; medaglioni in ‘pasta di tutti i santi’, impasto di cartone ed ossa triturate, spesso mescolate alla terra dei cimiteri e delle catacombe di santi e martiri; Piccoli Paradisi, popolati da piccole figure e statuine di Gesù e dei Santi; tutti sono realizzati dalle monache di clausura: Annunziatine, Cappuccine, Carmelitane, Certosine, Cistercensi, Sacramentine, Visitandine immortalate dentro le loro celle nelle ricostruzioni in miniatura dell’Ottocento presenti in mostra.
Il gusto è quello barocco post-tridentino, più semplice se di fattura italiana più elaborato se francese, di livello eccezionale nell’ostensorio spagnolo, il pezzo più prezioso, con decorazioni di conchiglie, simbolo di vita e fecondità e con velieri che fanno pensare alla committenza da parte di una famiglia aristocratica di armatori.
[foto_3]Vi sono le introvabili coppie di santi e prelati, non ancora identificati, come le corone ascrivibili ai casati di ignoti benefattori francesi; l’esemplare con Sant’Agnese, uno dei più richiesti per l’elevato numero di reliquie incastonate al suo interno, o la graziosa acquasantiera del XVII secolo.
Un mondo semisconosciuto e per molto tempo sottovalutato che vede nel dott. Bertrand Berthod, Consultore della Pontificia Commissione per i Beni Culturali della Chiesa, il maggior esperto e principale consulente scientifico per l’allestimento.
[foto_4]La mostra “Meraviglie di carta”, a cura di Elena Geuna, è la prima e la più esaustiva in Italia, preceduta nel 2008 da “Fantasia in convento” presso il Cenacolo di Foligno a Firenze, nel 2011 da “So Be It”, al Musée des Beaux Arts di Lyon, con alcuni papier roulés dalla collezione di Antoine de Galbert, e nel 2007 dalla mostra personale “Air de Paris” al Centre Pompidou con fotografie sui paperoles dell’artista americana Nan Goldin anch’essa collezionista di piccoli reliquiari.
[foto_5]
Condotta da Elena Geuna a casa dell’anonimo collezionista torinese, Nan Goldin vi realizza dodici immagini su grande scala appositamente per l’esposizione in Pinacoteca.
Il Sacro Cuore protetto da un canivet in cartoncino Bristol finemente traforato, emana davanti all’obiettivo della fotografa la stessa luminosità della Stanza di Eliodoro raffaelliana e diventa un’epifania, come ella intende la luce, rivista dopo aver superato il buio della tossicodipendenza. Inno alla vita e celebrazione dell’iconografia cattolica che in Fatima candles si traduce in condivisione e devozione collettiva, secondo l’autrice unica e autentica espressione di religiosità.
Due collezionisti e due spiriti affini che fondano la loro ricerca sul “piacere assoluto di guardare”, spaziando in un caso dalle opere concettuali, all’Arte Povera, fino alle Madonne in gesso, nell’altro dai volti underground di New York, Tokyo, Berlino, agli ex voto, alle ossa di santi, accumulati per colmare vuoti, superare lutti dolorosi.
[foto_6]
Oggetti consolatori che rappresentano, come i due Calvari in vetro e cera con la tenaglia, i chiodi, i simboli della Passione di Cristo, un aspetto se non la questione centrale attorno alla quale si dipana la parabola esistenziale dell’umanità atea e credente.
La mostra dunque si pone sia come ulteriore focus sul collezionismo, sia come paradigma di un’estetica mistica basata sul raccoglimento e la disciplina, ma soprattutto è sintomatica di un ritorno alla spiritualità, che già da alcuni anni trapela dall’iconografia di opere firmate da giovani artisti contemporanei.
Un clima di cambiamento che l’anonimo prestatore torinese preconizza in questi termini: “è molto difficile staccarsi dalle cose materiali, soprattutto in questo momento…[ma] se il mondo non si stacca dalla materialità, non avrà futuro. Dovrebbe avvicinarsi alla spiritualità per poter ricominciare da capo, per dare vita ad un mondo nuovo.”

 

Dettagli

Didascalie immagini

  1. Reliquiario, seconda metà del XVII secolo, Italia
    Ossa e seta in teca scolpita di legno dorato 46 x 53 x 32 cm
  2. Piccolo paradiso San Giovanni Battista bambino, fine del XVIII - inizio del XIX secolo, Provenza, Francia
    Cera, terracotta, carta, vetri colorati, ovatta, mica, specchio, tessuto, conchiglie in teca di legno h 22 cm, ø 50 cm
  3. Pittura su legno, filigrana d'argento, tessuto in cornice scolpita e dorata Coppia, XVII secolo, Italia
    58 x 43 cm ciascuno
  4. Santa Agnese, seconda metà del XVIII secolo, Italia
    Ossa, carta, tessuto, pergamena dipinta ed incisa in stile fiammingo in cornice di legno dorata 44,5 x 38,5 x 4,5 cm
  5. Nan Goldin, Untitled, Turin, 2011
    76,2x101,6
    (Courtesy the artist, Guido Costa Projects)
  6. Nan Goldin, Untitled, Turin, 2011
    76,2x76,2
    (Courtesy the artist, Guido Costa Projects)

In copertina:
Coppia di reliquiari, fine del XVII secolo, Italia
Ossa, mica, seta, filo dorato e d'argento, incisione colorata in cornice di legno e passamaneria 33 x 28 cm ciascuno (particolare)

[foto_1]
Reliquiario, seconda metà del XVII secolo, Italia
Ossa e seta in teca scolpita di legno dorato
46 x 53 x 32 cm

[foto_2]
Piccolo paradiso San Giovanni Battista bambino, fine del XVIII - inizio del XIX secolo, Provenza, Francia
Cera, terracotta, carta, vetri colorati, ovatta, mica, specchio, tessuto, conchiglie in teca di legno
h 22 cm, ø 50 cm

[foto_3]
Pittura su legno, filigrana d'argento, tessuto in cornice scolpita e dorata
Coppia, XVII secolo, Italia
58 x 43 cm ciascuno

[foto_4]
Santa Agnese, seconda metà del XVIII secolo, Italia
Ossa, carta, tessuto, pergamena dipinta ed incisa in stile fiammingo in cornice di legno dorata
44,5 x 38,5 x 4,5 cm

[foto_5]
Nan Goldin, Untitled, Turin, 2011
76,2x101,6
Courtesy the artist, Guido Costa Projects

[foto_6]
Nan Goldin, Untitled, Turin, 2011
76,2x76,2
Courtesy the artist, Guido Costa Projects

Dove e quando

Meraviglie di carta. Devozioni creative dai monasteri di clausura

  • Date : 05 Aprile, 2012 - 02 Settembre, 2012
  • Sito web

Salva l'evento nel calendario (formato iCal)

 
{!-- Google Maps Stuff