Omaggi diaghileviani e all’École française firmati Hamburg Ballett
di // pubblicato il 05 Giugno, 2010
John Neumeier, coreografo americano alla testa del Hamburg Ballett, una tra le migliori compagnie di balletto della Germania rinomata a livello internazionale, sin dal 1973 esprime attraverso le sue produzioni un amore per creazioni di taglio narrativo, elaborando una sapiente drammaturgia che coniuga gli stilemi della danse d’école con quelli della modern dance, segno questo della sua formazione trasversale.
Due serate nella città anseatica di Amburgo ricche di coreografie storiche, per ammirare Hélène Bouchet e Thiago Bordin, solisti della compagnia appena insigniti del “Prix Benois de la Danse” al Bolshoi di Mosca, rispettivamente per le interpretazioni di Kameliendame e di Orpheus.
Per la prima serata, un trittico dal sapore diaghileviano, Daphnis und Chloë/Der Nachmittag eines Fauns/Le Sacre, con Thiago Bordin ad aprire le danze nel ruolo di Daphnis, seguito da Hélène nel Fauno. Per la seconda serata, invece, Sylvia, storico titolo della scuola francese con Hélène Bouchet nei panni della ninfa di Diana.

Daphnis und Chloë, creato nel 1973, evidenzia una delle principali cifre stilistiche del coreografo: l’innesto di un intreccio narrativo inedito su pezzi di repertorio. Il balletto, su musiche di Ravel, abbandonando i toni bucolici della prima versione, ossia quella di Fokine (1912), si rinnova nelle visioni oniriche di giovani collegiali in vacanza in un’isola dell’Egeo che rivivono le vicende degli antichi miti. Attraverso le affascinanti scene e costumi di Jürgen Rose si coniuga il revival dell’Ellade antica- come raffinate citazioni della statuaria classica -, influenze bakstiane, immagini e costumi tipici della Belle époque europea di inizio ‘900, con un celato amore per Klimt che riaffiora qua e là. Il doppio registro, dato dalla dimensione onirica e da quella reale, su cui si sviluppa il lavoro, prevede andamenti coreografici differenti: da una parte gesti austeri e carichi della linfa aulica della statuaria attica, con influssi dell’Apollon balanchiniano nel pas de quatre di Daphnis (Thiago Bordin) e delle ninfe; dall’altra il gusto per il colore locale nelle danze degli abitanti di Lesbo. Un lirismo delicato si ritrova nei pas de deux ricchi di lift tra Daphnis e l’amata Chloë, ruolo creato perfettamente dalla commovente e dolce Florencia Chinellato.

Der Nachmittag eines Fauns (Il pomeriggio del Fauno), è stato creato nel 2008 da Neumeier per commemorare l’avvento imminente del centenario dei Ballets Russes di Diaghilev e si lega a colui che la coreografò a suo tempo, Vaslav Nijinsky, figura misteriosa al limite tra genialità e pazzia molto cara al coreografo di Amburgo. Il fauno di Neumeier è un pas de trois sulle celebri musiche di Debussy, in cui due uomini (Lloyd Riggins e Alexandr Trusch) e una donna (Hélène Bouchet) attraverso pose plastiche e lift creano una partitura di movimenti sullo sfondo di una scena essenziale, sviluppata attraverso cambi di luce e vestigia classiche adagiate al suolo, sculture attiche e ioniche. Niente ninfe, niente satiro onanista, asciugato sia nel numero dei personaggi sia nella dimensione visiva, il balletto è giocato interamente sui gesti e i contatti reciproci dei danzatori.
Conclude la serata, affascinante e prorompente come sempre, Le Sacre realizzato da Neumeier nel 1975, ma avendo anch’esso alle spalle lo scandaloso precedente nijinskiano (1913). I danzatori in semplicissimi slip e top color carne si muovono all’interno dello spazio scenico trasformato solamente da affascinanti cambi di luce, creando assembramenti e figure geometriche. Torsioni, azioni corali, semplici camminate, cerchi, dalla situazione di apparente serenità iniziale si innesca il cataclisma che porterà al sacrificio. Nelle continue evoluzioni di questo coro tribale sovente una figura femminile o maschile è esclusa dall’insieme. Il ruolo canonico dell’Eletta viene adombrato da vari solisti, prima un uomo, Edvin Revazov, che con movimenti scimmieschi ci proietta nell’animalità del rito che si sta consumando, e poi due donne, Patricia Tichy e Carolina Agüero, e l’opera si conclude con la morte di quest’ultima interprete.

Nella seconda serata si cambia decisamente tono con Sylvia, balletto ispirato all’Aminta del Tasso e commissionato a Neumeier nel 1997 dalla direttrice del Ballet de l’Opéra National de Paris, Brigitte Lefèvre, per rinnovare il tradizionale titolo del repertorio del teatro parigino. Anche qui, come del resto in tutti i titoli di repertorio affrontati durante la sua carriera, Neumeier modifica l’intreccio dividendo il lavoro in tre sezioni, ognuna delle quali si sposa con un diverso colore delle scene minimaliste firmate da Yannis Kokkos. I consueti satiri e le amenità dei boschi lasciano il posto alle atletiche seguaci di Diana (Leslie Heylmann) dea della caccia, che più che richiamare alla mente le ninfe fanno pensare a sportive professioniste. Sylvia, creata da Hélène Bouchet, attraversa le tre tappe della vita, rispettivamente nei tre quadri pensati da Neumeier, non riuscendo alla fine a coronare l’unione amorosa con Aminta (Lloyd Riggins) ma subendo comunque un cambiamento. Tutto ciò guidato dal motore drammaturgico del personaggio triplice di Eros/Thyrsis/Orion - in cui si evidenzia la sapienza gestuale e interpretativa di Otto Bubeníček, osteggiato da Diana. La stessa dea in alcuni momenti ricorda il suo essere donna, ritrovando Endimione e lasciandosi andare con lui in un tenero pas de deux, sviluppato attraverso gli atteggiamenti del sonno. Altro importante versante della riattivazione drammaturgica operata da Neumeier è quello musicale con il cambiamento dell’ordine consueto dei movimenti della partitura omonima di Delibes e l’interpolazione di alcuni numeri de La Source, altro balletto composto dallo stesso Delibes per l’Opéra.

Vitale e prorompente la prima parte con l’allenamento delle cacciatrici, elegante e raffinata la seconda parte in cui Sylvia si ritrova in una festa da ballo dove riappaiono come spettri sia Diana che Aminta, di rimpianto la parte finale, nominata appunto “Sogno d’Inverno”, dove i protagonisti si ritrovano anziani lasciandosi andare in un pas de deux con gesti esitanti sui celebri pizzicati. Sylvia ormai si è sposata con un altro, non avendo saputo cogliere le opportunità della giovinezza.
La compagnia sarà presente in Italia il 2 e 3 luglio al Festival dei Due Mondi di Spoleto con The World of John Neumeier e il 7 al Ravenna Festival con Vaslav/Afternoon of a Faun/Le Sacre.