Oltre la tradizione. I Maestri della pittura moderna Cinese

di Elisa Bergami // pubblicato il 08 Agosto, 2011

I cinesi consideravano la pittura la perfezione del sapere, l’espressione più completa del livello culturale e dell’integrità morale di un pittore. Un’asserzione millenaria che viene oggi “rispolverata” e “lucidata” per essere riproposta a Roma, a Palazzo Venezia.
In  questa occasione il National Art Museum of China (Namoc) di Pechino presenta per la prima volta in Italia una mostra dedicata ad alcuni grandi artisti della pittura cinese moderna. Sei pittori, un secolo e cento capolavori rileggono la cultura cinese per spingersi Oltre la tradizione, senza rinnegare il vecchio e parimenti senza rinunciare al nuovo.
In un ciclo continuo, senza cesure o brusche inversioni di marcia la pittura cinese mostra un ragguardevole attaccamento al principio evoluzionistico di crescita da radici artistiche saldamente arroccate nei secoli passati; è in base a ciò che Oltre la tradizione non è da intendersi come volontà di dimenticare la raffinata cultura del passato, ma piuttosto partire da essa per rielaborarla rispettandola e appropriarsene per farne un’arte nuova.

Le opere in mostra coprono un arco temporale che va dalla seconda metà dell’Ottocento alla seconda metà del Novecento e tutte, senza esclusione, mirano ad essere un bidimensionale riflesso della società del periodo, ricca di contraddizioni e di incontri/scontri con la cultura occidentale. 
Il 19^ secolo in Cina fu un periodo di decadenza non solo nell’ambito civile e politico, ma anche e soprattutto in quello culturale. Gli alti valori etico-estetici che da sempre avevano contraddistinto e animato gli artisti delle precedenti dinastie appassirono sempre più, dando luogo a mere reiterazioni dei canoni tradizionali; accanto a ciò era sempre più evidente la germinazione delle norme artistiche occidentali che cominciarono a prendere piede primariamente in città come Shanghai, dove il cosmopolitismo era ormai ampiamente diffuso.

Nell’ampio panorama artistico che si era così delineato, alcuni pittori si distinsero dagli altri per la capacità di fare propri alcuni insegnamenti stranieri e amalgamarli con i ben più tradizionali aspetti della pittura cinese.

Seguendo una classica ripartizione dei generi pittorici, la mostra si articola in tre sezioni: Ritratti, Fiori e uccelli e Paesaggi, ricalcando le tre tematiche tradizionali dell’arte figurativa cinese.
Per i Ritratti si fanno avanti Ren Bonian e Jiang Zhaohe. Il primo raffigura per lo più amici e parenti oppure comuni cittadini del ceto medio-basso dimostrando, da un lato, la sua inclinazione verso la rappresentazione della vita quotidiana e dell’ambiente popolare e dall’altro l’ancoraggio ai cliché della pittura di tradizione: il letterato, il pastore, i saggi immortali e i demoni per quanto comuni sono sempre e comunque legati alla storia. La vividezza, intesa nell’accezione letterale di “dare l’impressione della vita” è il requisito estetico fondamentale nella pittura di ritratti e Ren Bonian è in grado, attraverso pochi tratti di pennello concisi e sintetici, di catturare lo spirito intrinseco dell’elemento raffigurato.
Dalla scuola occidentale rapisce le principali caratteristiche dello schizzo e del bozzetto, facendo largo uso del contrasto tra colori freddi e caldi nel pieno rispetto del rigore e dell’accuratezza nella resa dei lineamenti del volto.

A livello tematico anche Jiang Zhaohe attinge dal medesimo carnet: tutti i suoi personaggi, siano essi trovatelli, piccole fioraie o disabili, sono il riverbero del cambiamento della società e delle sue esperienze personali. A livello concettuale cerca di aderire il più possibile ad un realismo critico che fa emergere un forte senso di responsabilità verso la società a lui coeva, mentre a livello tecnico unisce disegno, schizzo e pittura ad inchiostro perseguendo una vividezza fisionomica senza eguali. Nella composizione accademica di dipinti figurativi è raro l’utilizzo di ritratti del solo volto poiché si ritiene di cattivo auspicio spezzettare la figura; la struttura pittorica di Jiang Zhaohe, invece, dona al personaggio al suo volto o al mezzo busto il ruolo di indiscusso protagonista dello spazio.

Nella sezione Fiori e uccelli sono protagoniste le opere dei pittori Qi Baishi e Pan Tianshou. Entrambi maestri nel rappresentare la Natura nella sua parte più poetica, ovvero nelle piccole cose che la popolano come insetti, erbe selvatiche, farfalle e frutti di ogni forma e colore tutti soggetti benaugurali nella tradizione cinese.

Secondo la concezione artistica di Qi Baishi “il segreto della pittura sta nel fatto che la bellezza risiede in un punto intermedio tra somiglianza e non somiglianza e il meraviglioso si colloca tra il verosimile e il dissimile”:la rappresentazione che ne emerge è una riproposizione “verosimile” dell’oggetto, realizzata tramite pennellate che ne simboleggiano l’astrazione e l’aspetto meno manifesto. Ecco, quindi, che nei suoi dipinti appaiono visibili aspetti microscopici del reale come le venature sulle ali delle libellule, mentre elementi più lampanti come rami e foglie sono dipinti con tratti stenografici o grossolani.

Lo stile che caratterizza Pan Tianshou si può invece riassumere con “usare il pennello come se fosse di ferro, spruzzare l’inchiostro come se fosse un’onda”; un inchiostro denso, spesso e regolare ricopre forme che sembrano quasi scolpite tanto sono solide, dai bordi talvolta irregolari e variabili. Insieme al classico pennello, dita e palmi della mani diventano gli strumenti prediletti per la creazione.

Infine, come egregi rappresentanti della sezione Paesaggi, troviamo Huang Binhong e Li Keran. Per il primo l’inchiostro è il sovrano incontrastato di un regno fatto di rocce, acqua e vegetazione; governate da un’estetica volta a cogliere l’essenza del paesaggio naturale, le sue opere nascono dall’incontro tra la concezione tradizionale della rappresentazione e gli schizzi che lui stesso prendeva durante i suoi viaggi. L’estremo bianco così come la cecità di un nero dilatato al massimo si stringono la mano e dialogano sulla superficie, anche dopo anni e in sessioni di lavoro separate.
Cinque tipi di pennellate e sette metodi di stesura dell’inchiostro rappresentano per lui una sorta di mantra.

Dal canto suo Li Keran si appropria della maniera di modellare le superfici e della ricca tavolozza di gradazione coloristica tipica della pittura occidentale. Da sempre la pittura cinese ricorre ad una luce diretta e frontale, creando così superfici piatte e bidimensionali che nulla hanno a che fare con quelle realizzate dall’artista, il quale tramite diverse stratificazioni di piani nello spazio crea un senso del volume mai provati prima. Nonostante tutto, però, il sapore dell’arte tradizionale permane nelle atmosfere, nei contrasti di luce soffusa e nei contorni mai troppo rigidi dei pendii montuosi. Mentre nascoste fonti di illuminazione sembrano provenire dall’interno del paesaggio o dal retro del foglio stesso.

Le parole del curatore e direttore del museo Namoc, Fan Di An ben esprimono l’essenza di questa mostra: “nell’epoca in cui la cultura cinese e quella occidentale si scontrano, tra il 19^ e il 20^ secolo, questi sei maestri cinesi, ognuno con le proprie riflessioni, emergono dalla tradizione e vincono la riservatezza dell’epoca. Accettano l’Occidente ma lo assorbono con attenzione […]In un epoca di grande trasformazione sociale cinese, anche se in condizioni instabili, non abbandonano le loro idee di ricerca artistica, quindi le loro opere possono considerate caratteristiche della cultura cinese del 20^ secolo ed anche un documento visivo della modernità dell’arte cinese.

Superando la tradizione occidentale, superando la tradizione cinese questa mostra intende porsi come l’anello di congiunzione di un processo di rinnovazione artistica che pur estendendosi verso il futuro, mantiene nel proprio campo visivo quella consuetudine creativa già patrimonio inesauribile dell’umanità.

 

Dettagli

  1. Ren Bonian, Dirsi addio a Dongjin, 1868 34,1 x 230 cm, inchiostro e colore su carta Pechino, Namoc
  2. Jiang Zhaohe, leggere il giornale al nonno, 1956 97 x 80 cm, inchiostro e colore su carta Pechino, Namoc
  3. Qi BAishi, Libellula, s.d. 34,1 x 26,8 cm, inchiostro e colore su carta Pechino, Namoc
  4. Pan Tianshou, Foschia e rugiada, 1947 130 x 154 cm, inchiostro e colore su carta Pechino, Namoc
  5. Huang Binhong, Case sul lago, 1947 32 x 90 cm, inchiostro e colore su carta Pechino, Namoc
  6. Li Keran, Mille foglie rosse dovunque sui monti colorano gli alberi fila dopo fila, 1973 69,5 x 45,5 cm, inchiostro e colore su carta Pechino, Namoc

Mappa

Dove e quando

Oltre la tradizione. I maestri della pittura moderna cinese

  • Fino al: - 23 Settembre, 2011
  • Indirizzo: Palazzo Venezia, Via del Plebiscito, 118 (Roma)

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