Oltre la mostra delle collezioni del Louvre a Cortona
di // pubblicato il 21 Maggio, 2011
La città di Cortona rinfresca il suo ritorno alle origini è si fa portavoce non solo della sua cultura territoriale ma anche di quella dei territori limitrofi, divenendo così emblema di un territorio e di una comunità più vasta. Così dopo il successo della mostra “Capolavori etruschi dell’Ermitage” del 2008, il MAEC di Cortona stupisce il suo pubblico con la mostra ancora in corso: “Gli Etruschi dall’Arno al Tevere. Le collezioni del Louvre a Cortona”. Il museo parigino ha riportato in Toscana una parte della smembrata collezione del Marchese Giovanni Pietro Campana dispersa intorno al 1850, e divisasi tra il Louvre e l’Ermitage di San Pietro Burgo.
L’arte etrusca, tornata momentaneamente a casa, per un breve soggiorno, grazie ad una prestigiosa convenzione triennale che legherà il Comune di Cortona, il MAEC e il Louvre rispetto ad una serie di importanti collaborazioni, intuibili visitando questa mirabile mostra, ed il successivo progetto che si realizzerà nel 2013 con una mostra dedicata alla Cortona estrusca presso le sale del Louvre, dove si potrà ammirare una selezione di alcuni oggetti di notevole prestigio: dalla storia della lucumonia della Val di Chiana sino al momento della prima riscoperta in Europa di questo popolo. Tra l’altro, il museo francese non possiede niente di Cortona, merito ascrivibile alla precoce azione di tutela effettuata dall’Accademia Etrusca che fin dal Settecento ha costituito un baluardo contro la fuga di molti reperti all’estero. “Le due esposizioni e i protocolli d’intesa per realizzare una banca dati tesa a censire il patrimonio etrusco nei grandi musei europei confermano – come dice l’Assessore alla Cultura della Regione Toscana, Cristina Scaletti , - la rilevanza a livello internazionale assunta da Cortona per lo studio e la conoscenza di questa civiltà”.
E’ importante ricordare come questo sodalizio tra l’Accademia Etrusca, quindi Cortona, e la Francia abbia posto le sue basi si dal XVIII secolo, da allora ad oggi invariato risulta il rapporto di stima e cordialità che itercorre tra questi due soggetti, fondamentale per portare la cultura ad una dimensione internazionale, recuperando una parte sostanziale della memoria del nostro paese, grazie ad una collaborazione forte e ad una grande condivisione fatta di esperienze e di conoscenza. Cortona manifesta, così, la sua umile capacità di poter dialogare con musei di caratura mondiale.
Dunque, la mostra riporta in patria una serie di circa quaranta oggeti inediti, di altissimo livello che rappresentano le città di Fiesole, Arezzo, Chiusi, Perugia, Orvieto e Civitavecchia. La selezionatissimi collezione del Louvre ricompone la mappa dell’Etruria interna, indagando sulla vita quotidina ai tempi degli Etruschi: rapporti sociali, culturali ed economici di questi importanti centri etruschi, anche alla luce delle successive scoperte.

Da non dimenticare che la città di Cortona è il più importante centro etrusco della Valdichiana, lungo la via che da Arezzo va verso Perugia, e vanta una storia antichissima, che si può conoscere visitando il Museo dell’Accademia Etrusca di Cortona: l’Accademia Etrusca, nata nel 1727, con lo scopo di valorizzare storia e arte etrusca, nel 1992 ebbe i riflettori puntati per il ritrovamento del terzo testo più lungo mai rinvenuto in lingua etrusca, la “tabula cortonensis” (II secolo a.C.) appartenuta alla famiglia toscana degli Antinori. C’è da dire che l’Accademia è la più importante istituzione culturale cittadina, che nel corso del tempo ha acquisito una collezione quanto più varia di materiali archeologici e oggetti d’arte. Un recente riallestimento di una parte del museo, dedicato alle ultime scoperte archeologiche sul territorio, permette di conoscere da vicino gli Etruschi di Cortona, attraverso gli oggetti della loro vita quotidiana, grazie ad un allestimento moderno e all’utilizzo di ricostruzioni e di pannelli multimediali. Il percorso si snoda dalla Preistoria all’età romana, concentrandosi, naturalmente, sul periodo etrusco.
Questo dato è assai importante in quanto la mostra, seppur periodica, si raccorda perfettamente con la collezione permanente del MAEC. Infatti, se entrando al museo si inizia a visitare questa splendida esposizione di oggetti provenienti unicamente dalle collezioni del Louvre, per poi proseguire la visita nelle sale al piano superiore, si potranno ritrovare tanti elementi, come le sculturine in terracotta e in bronzo simili alle piccole sculturine bronzee del Falterona, a cui il museo dedica un’intero salone ed altri interessanti manufatti, come si instaurasse un dialogo tra la colezzione Cortonese e la collezione ospite.
Il Louvre ha, infatti, una corposa collezione di materiali etruschi (tra specchi, gioielli e il Sarcofago degli Sposi), dovuta per la maggior parte all’acquisto della collezione del Marchese Giovanni Pietro Campana, direttore del Monte di Pietà a Roma, che fu messa in vendita dopo il suo tracollo finanziario è stata acquistata nel 1861 in parte dall’Inghilterra, in parte dallo zar Alessandro II e in gran parte da Napoleone III. Costui, collezionista di antichità, andato in bancarotta fu costretto a vendere la sua collezione; dei musei italiani nessuno volle acquistare l’intera collezione. Fu così che un patrimonio italiano d’inestimabile valore si trasferì al di là delle Alpi, senza possibilità di tornare mai più in Italia. Il criterio di selezione delle opere pone l’accento sulla qualità piuttosto che sulla quantità; l’esposizione, infatti, risulta essere breve ma allo stesso tempo intensa nella suggestione enfatizzata dal sapiente allestimento, che rende interessante e di facile fruizione tutto il percorso espositivo. Funzionale è la presa visione di ogni singolo pezzo esposto, che si può godere a pieno, al visitatore viene data la possibilità di accostarsi, in una visione di insieme, ad eccelsi prodotti dell’arte etrusca, molti dei quali sorprendono per la rarità dei materiali e la perizia di esecuzione.
Inoltre, accanto alle opere, oltre ai riferimenti documentari iscritti sui pannelli esplicativi, vengono esposti i disegni eseguiti all’epoca dell’acquisizione dei pezzi, che in qualche caso appaiono diversi rispetto all’originale, perché nel frattempo ci si è resi conto che erano stati falsati all’epoca del ritrovamento con l’aggiunta di altre parti eseguite nell’Ottocento, come nel caso del monumento funebre in pietra fetida da Chiusi (fine V – inizio IV secolo A.C.), con il defunto semidisteso su una kline (il letto del banchetto) e un demone femminile seduto ai suoi piedi, privati nel restauro degli anni ‘970 delle “false” teste e di altre figure di contorno non originali.

L’opera più affascinante, nonché “testimonial” d’eccellenza della mostra, è il bellissimo esempio di coroplastica etrusca di età ellenistica (III sec a.C.): il dorso in terracotta di Arianna da Falerii, uscito dai magazzini del museo francese, solo una decina di anni fa. Per la rilevanza data a questo capolavoro, il visitatore si aspetterebbe di trovarsi facci a faccia con l’opera nelle prime sale, invece non è così, la ricerca dell’oggetto porta lo spettatore a rimanere a bocca aperta quando finalmente si arriva nell’ultima sala, e ci si ritrova davanti il busto tanto agoniato, che chiude in bellezza tutto il percorso espositivo. Girandovi intorno sembra di osservare una “velata” marmorea, sapientemente resa in terracotta. L’Arianna, è probabile che facesse parte di un gruppo scultoreo di culto, accostata forse alla statua del suo sposo Dioniso. Il busto in mostra, rappresenta una giovane donna ornata di gioielli e pampini d’uva sui capelli, raffigurata nell’atto di togliersi il velo dal capo, gesto simbolico di un matrimonio sacro. Sembra incredibile che una scultura di grande qualità come questa fosse conservata fino a qualche anno fa nei magazzini del Louvre, priva ancora d’identità, pur facendo parte della celebre collezione Campana arrivata Parigi nel 1841.

Altre celebri collezioni che sono in parte confluite nel Louvre, sono presenti a Cortona, come quella di Edme-Antoine Durand, che al momento della sua morte nel 1835 si trovava a Firenze proprio per acquistare pezzi antichi, come l’Anfora a figure nere; e quella dell’orafo e antiquario romano Alessandro Castellani, amico Gioacchino Rossini, che ebbe anche contatti diretti con Napoleone III. Sua era la bellissima pisside in avorio rinvenuta nella necropoli di Fonte Rotella presso Chiusi, lavorata da un’unica porzione di zanna d’elefante, in stile orientalizzante, con raffinate decorazioni di animali reali e fantastici motivi vegetali. Purtroppo seppur lacunosa in alcuni punti e mancante del suo coperchio, si può comunque notare la pregevolezza nell’esecuzione del fregio, che illustra bene il gusto del tempo per gli oggetti preziosi.

Tra gli straordinari esemplari di oreficeria etrusca, si può notare la Catena e pendente con testa di Acheloo (480 a.C. circa), tra i pezzi più importanti della collezione del Marchese Campana, raffigurante il dio fluviale dotato del potere della metamorfosi, effigiato sul pendente come un toro a volto umano, ad altissimo rilievo, e attaccato alla catena con funzione apotropaica di amuleto.

In mostra, tra gli altri oggetti d’arte, si possono ammirare anche i quattro importantissimi bronzi del Falterona: statuette appartenenti a un consistente deposito votivo rinvenuto nel 1838 e oggi diviso tra vari musei europei. Una statuetta bronzea di Minerva proviene dalle vicinanze di Perugia, come pure un’oinochoe a figure nere, già appartenente alla collezione Durand, mentre da Bomarzo provengono le lamine bronzee decorate a sbalzo e il pregevole vaso falisco a figure rosse con decorazione sia plastica che pittorica. Pure falisca è l’oinochoe vagamente antropomorfa con decorazioni a incavo e dai curiosi piedi umani (VI secolo a.C.).
Mentre colpisce per la sua fattura, un vaso panciuto, della metà del VI secolo a.C., anch’esso appartenente alla collezione Campana, un vaso tipico che si ritrova spesso nei corredi tombali arcaici quale elemento caratteristico del servizio da vino, ed ha una delle forme più frequenti nella produzione di bucchero pesante.

Ricordo che la mostra si avvale della curatela di Paolo Bruschetti e Paolo Giulierini conservatori del museo dell’Accademia Etrusca e della città di Cortona, e dei conservatori Françiose Gaultier e Laurent Haumesser del dipartimento delle antichità greche, etrusche e romane del Louvre, con il patrocinio del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, del Ministero degli Affari Esteri e il sostegno dell'École française de Rome, ovviamente del Museo del Louvre e il Maec di Cortona.
Il catalogo edito da Skira, è un volume ben strutturato in tutte le sue parti. Molto intesessanti sono i capitoli curati da Giovannangelo Camporeale, dove ripercorre l’interesse storico che va “Alla scoperta degli etruschi dal Medioevo all’Ottocento”, inoltre, ci fa conoscere l’economia e la cultura dell’Etruria tra le valli del Tevere e dell’Arno; segue lo scritto di Paolo Giulierini che ci parla dei centri etruschi dall’Arno al vecchio fiume dell’Etruria Meridionale, il Clanis; a seguire Paolo Bruschetti analizza il centri fra il Clanis e il Tevere. Bruno Gialluca ci fa conoscere uno tra i più importanti fondatori dell’Accademia Etrusca di Cortona: il linguista toscano Filippo Venuti, che fu un leader culturale nel secolo dei Lumi e pose le basi culturali per intrattenere un solido rapporto con la Francia. Il capitolo curato da Françiose Gaultier e Laurent Haumesser è interamente dedicato alle collezioni etrusche del Louvre, formatesi con l’acquisizione di grandi collezioni dell’Ottocento come: la collezione Durand, la collezione Campana, la dispersione del deposito votivo di Falterona e i disegni di Jean-Charles Geslin.