Oltre Il Grande Rettile, finestre sull’arte contemporanea a Livorno

di Silvia Groppa // pubblicato il 03 Agosto, 2010

Il Centro Luigi Pecci di Prato, propone la mostra Oltre Il grande rettile: finestre sull’arte contemporanea a Livorno, realizzata in collaborazione con il Museo Civico Giovanni Fattori negli spazi degli Ex Granai di Villa Mimbelli a Livorno, dove rimarrà aperta fino al 12 Settembre 2010.
L'esposizione, promossa dal Comune di Livorno e sostenuta dalla Regione Toscana nell'ambito del progetto “Contemporaneamente: eventi d'arte nella Provincia di Livorno” è curato da Anna Nassisi, critico d'arte e docente all'Università “La Sapienza” di Roma e da Stefano Pezzato, curatore e conservatore del Centro Pecci. 

Il ritorno dell’arte contemporanea a Livorno è coinciso quest’anno con l’inserimento del Grande rettile (1966) di Pino Pascali nella cornice ottocentesca della sala di rappresentanza e ricevimento al piano terra di Villa Mimbelli. L’opera di Pino Pascali, oltre a dare il titolo alla mostra, rappresenta l’emblema, l’icona incontrastata fra gli altri lavori raccolti in città durante le esperienze del Premio Modigliani (1955-1967) e del Museo progressivo d’arte contemporanea (1972-1984).
A tale premessa fa seguito l’attuale mostra che ha l’intento di aprire una nuova finestra sull’attualità artistica a Livorno attraverso la formula della continuità, pur consapevoli del distacco temporale che separa la storia delle collezioni civiche d’arte contemporanea livornesi dalle realizzazioni più recenti che sono state selezionate per questa mostra. La mostra è infatti dedicata al confronto ed il dialogo tra le ricerche artistiche sviluppate negli ultimi due decenni da dieci artisti, originari o attivi nella provincia livornese, con opere selezionate dalle collezioni civiche d’arte contemporanea di Livorno. Il fine è di riprendere il discorso interrotto nel 1984 con la chiusura del Museo progressivo d'arte contemporanea.

Ad ogni artista è dedicata una sala: Massimo Bartolini, Vittorio Corsini, Salvatore Falci (in collaborazione con Simona Barzaghi), Stefano Fontana, Pino Modica, Giuliano Nannipieri, Gabriele Pace, Walter Puppo ed Eraldo Ridi; lavori che sono stati messi a confronto con le opere di maestri italiani già storicizzati come Getulio Alviani, Vincenzo Agnetti, Rodolfo Aricò, Ario (Ariodante Marianni), Gianfranco Baruchello, Alberto Biasi, Alberto Burri, Giuseppe Chiari, Fernando De Filippi, Lucio Fontana, Giorgio Griffa, Emilio Isgrò, Francesco Lo Savio, Carlo Lorenzetti, Piero Manzoni, Enzo Mari, Fausto Melotti, Mario Nigro, Claudio Parmiggiani, Mario Schifano, Giangiacome Spadari, Franco Vaccari, tutte appartenenti alle collezioni civiche d’arte contemporanea di Livorno, esposte per l’ultima volta a Villa Mambelli nel 1999.
Ad ogni artista invitato è dedicato uno spazio espositivo indipendente, che costituirà una sezione personale all’interno di un percorso complessivo di oltre 800 mq, nel quale si svilupperanno intrecci e raffronti fra lavori recenti e opere storiche, alla ricerca di riferimenti linguistici o eredità culturali che saranno documentati in un apposito catalogo pubblicato dal Centro per l'arte contemporanea Luigi Pecci.

In apertura della mostra è inserita l’opera di Gabriele Pace, giovane outsider, l’unico artista invitato non proveniente dalla provincia livornese bensì dalla vicina Grosseto. Tragicomico (2009) raffigura un clown in perfetto stile iperrealista. L’illusionismo dell’opera è portato all'esasperazione: un replicante virtuale più che un umano, spiazzante gesto suicida attribuito dall’artista al pagliaccio.

I grandi Airplanes (2007) del cecinese Massimo Bartolini, indagano le connessioni esistenti frala concretezza pratica della realizzazione e la condizione astratta della loro ideazione.
I grandi fogli piegati, dispiegati e marcati a grafite sui rilievi, sottolineano ed evidenziano la relazione fra il campo d’azione costituito dalla carta e la possibilità della sua trasformazione in un oggetto volante. L’idea del volo contenuta in queste opere è suggerita dalle fughe e convergenze delle rette sulla superficie, a cui è impressa una tensione virtuale dalla bidimensionalità del disegno alla tridimensionalità della scultura.

La ricerca compiuta da Pino Modica sui Piani di Lavoro (2004-2005) s’incentra sulla componente politico-sociale, e assume il carattere di un’esaltazione etica ed estetica dell’impegno fisico e dello sforzo operativo compiuto dai lavoratori di falegnamerie ed officine meccaniche.

La sovrapposizione di lastre di plexiglas a normali superfici di lavoro consente all’artista di porsi nella posizione privilegiata dell’osservatore distaccato, in grado di appropriarsi e rivelare in successive opere luminose le tracce incontrollate di pratiche funzionali tradotte in forme espressive inconsapevoli, quindi di far emergere azioni automatiche e ripetizioni quotidiane come esercizi compositivi inaspettati e fantastici. Le opere sono determinate dall’interazione fra il lavoro manuale all’origine e l’intenzione artistica alla conclusione di questo articolato “processo produttivo”

Il lavoro di Vittorio Corsini, anch’egli originario di Cecina ma fiorentino d’adozione, si è focalizzato, sin dai suoi esordi nei primi anni Novanta, sulle forme fisiche e mentali dell’architettura, esplorata attraverso capovolgimenti, proiezioni assonometriche o icnografiche all’interno di ambienti espositivi, nella sua dimensione di archetipo condiviso aperto all’uso collettivo in spazi pubblici.
Orange mood, è una serie eterogenea di 4 opere realizzate dall’artista nel biennio fra il 2007 e il 2009 ed è incentrata sul tema particolare del luogo di culto, riprodotto nelle piante dell'’dificio cristiano, ebraico, musulmano, buddista e indù. Ricomponendo formalmente e idealmente la storica conflittualità fra le maggiori confessioni del mondo, Corsini riconduce l’identità di ciascuna pratica religiosa ad un modello originario, indivisibile e universale, comune e diffuso come l’immagine della casa e la disposizione umana ad abitarla. Anche qui, come in altri lavori dell’artista, emerge un’attenzione all’ambito sociale, a modalità di comportamento e di relazione, a possibilità di partecipazione e di identificazione.

Al rapporto con gli altri è dedicato anche il lavoro di Eraldo Ridi, inventore e animatore della scena artistica piombinese negli ultimi anni. Impegnato in azioni personali e collettive, Ridi ha dato vita ad esperienze estetiche confluite in opere di valore sociale. In Gorèe<>erGo è del 2007 l’artista ha inteso richiamare l’attenzione sul luogo simbolo della schiavitù. Due catene da polso o da caviglia aperte, riprodotte in scala gigante, sono associate a numerose forme di scarpe colorate, ad evocare un’immagine poetica di libertà.

 

Dettagli

Didascalie immagini

  • Villa Mimbelli a Livorno
  • Pimo Pascali
    Grande rettile, 1966
    collezione permanente
    Villa Mimbelli, Livorno
  • Gabriele Pace
    Tragicomico, 2009
    fiberglass, poliuretano, vestiti, accessori 170x80x80 cm.
  • Massimo Bartolini
    Senza Titolo (airplane), 2008
    Ex. unico, grafite su carta, 285x200x7 cm con cornice
  • Pino Modica
    Piano di lavoro: falegnameria, 2005
    legno, plexiglas e impianto luce 110x142x10 cm (a parete)
  • Vittorio Corsini
    Orange mood, 2007-2009
    4 tappeti di lana, scritte, cad. 300x300 cm
    Courtesy Galleria Alessandro Bagnai, Firenze
  • Ernaldo Ridi
    Gorée < > erGo è, 2007
    catene da schiavo in scala gigante e forme per scarpe in plastica colorata, installazione a terra Opera


IN COPERTINA
un particolare di
Ernaldo Ridi
Gorée < > erGo è, 2007

Mappa

Dove e quando

Oltre Il grande rettile: finestre sull’arte contemporanea a Livorno

  • Fino al: - 02 Gennaio, 1970
  • Indirizzo: Museo Civico Giovanni Fattori - Ex Granai di Villa Mimbelli, Livorno
  • Sito web

Salva l'evento nel calendario (formato iCal)