Nuovo allestimento per il Museo Etrusco di Villa Giulia
di // pubblicato il 13 Settembre, 2010
Come vivevano gli Etruschi? Quali erano i loro dei, i loro riti, le loro credenze? Alcuni aspetti ancora poco conosciuti di questa cultura (come la scrittura, nota solo attraverso pochi testi) non fanno che accrescere il mistero su questa popolazione vissuta nel territorio compreso tra l’Arno ed il Tevere in un periodo che va grossomodo dal IX al I secolo avanti Cristo. Gli storici e gli archeologi non riescono neppure a trovarsi d’accordo sulla loro origine, anche se esistono tre ipotesi ricorrenti: secondo la prima (che analizza soprattutto l’aspetto linguistico) sarebbero arrivati dall’Oriente; per altri invece si tratterebbe di popolazioni originarie del Nord Europa, mentre la terza teoria li vuole autoctoni.

Quel che è certo è che gli Etruschi si imposero in breve tempo come una delle popolazioni più potenti del bacino del Mediterraneo, grazie allo sfruttamento di quelle materie prime (segnatamente metalli) di cui il loro territorio era ricco ed al relativo commercio che si spinse sempre più frequentemente verso il mare, andando spesso ad intaccare gli interessi greci. L’incontro-scontro con il mondo greco si rivelò tuttavia fecondo per la cultura e l’arte etrusca, che recepisce ed assimila, fondendoli con i loro stilemi, modelli, iconografie e utilizzo dei materiali. Tipicamente etrusco ad esempio, ma debitrice della monumentalità della scultura greca, è la produzione in terracotta, utilizzata per gruppi acroteri ali o per figure isolate, come il celebre Apollo di Veio, o per la decorazione a tutto tondo di sarcofagi, come quello detto degli sposi e conservato a Roma, nel Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia.

Proprio questo museo, ospitato nella residenza realizzata per volere di papa Giulio III Ciocchi del Monte (1550-1555) da Giorgio Vasari, Bartolomeo Ammannati e dal Vignola, si presenta da qualche tempo profondamente rinnovato ed arricchito per la riapertura di oltre venti sale che ospitano reperti provenienti dai maggiori centri dell’Etruria. In particolare, grazie al nuovo assetto espositivo è possibile ripercorrere la storia di Vulci e Cerveteri e ammirare capolavori come l’eccezionale anfora del Pittore di Berlino, solo recentemente restituita all’Italia dagli Stati Uniti assieme al cratere di Euphronios, anch’esso presente nel museo. Presente anche una interessante statua di Centauro (in cui il connubio uomo-cavallo non sembra essere ancora pienamente assimilato) che risente ancora dell’influenza della scultura dedalica nella struttura squadrata del corpo, nei grandi occhi e nelle pesanti ciocche di capelli che arrivano alle spalle.

I nuovi spazi hanno anche consentito la ricostruzione di alcuni ambienti, tra cui la ricca Tomba del carro di bronzo, presentata così come la videro gli archeologi che la scoprirono quasi cinquanta anni fa, e la Tomba del letto funebre di Tarquinia, databile alla metà del V secolo a.C., i cui affreschi erano fino a poco tempo fa conservati nei depositi del museo.

Visitando le sale vecchie e nuove (ma presto se ne aggiungeranno delle altre dedicate a Veio) del museo ci si rende conto anche del fatto che l’arte romana, almeno quella dei primi secoli, deve molto a quella etrusca: i maggiori templi della città erano infatti decorati da terrecotte spesso realizzate da artigiani provenienti dall’Etruria, e di mano etrusca sembra essere anche il simbolo stesso della città, la Lupa in bronzo dei Musei Capitolini, testimonianza tangibile della sopraffina capacità di lavorazione dei metalli evidente anche, ad esempio, nel Bruto Capitolino e nell’Arringatore conservato al Museo Archeologico Nazionale di Firenze.