Nuova apertura per Hangar Bicocca
di // pubblicato il 05 Luglio, 2010
Si scrive hangar ma si legge piattaforma e luogo del contemporaneo a trecento sessanta gradi; la sua identità è emblematica di come la memoria industriale, e postindustriale, dei luoghi sia una risorsa e un elemento di ricchezza in più, soprattutto quando si parla di spazi in cui l'arte è centrale, qualsiasi forma essa prenda.
Inaugurato nel 2004 all'interno di un ambizioso progetto di riqualificazione urbana, l'HangarBicocca riapre le porte dopo un lungo periodo di rinnovamento e ristrutturazione sia per quanto riguarda l'aspetto più tecnico che quello relaitivo all'accoglienza del pubblico.
Al centro di questo progetto, curato da Chaira Bertola, c'è l'intenzione di ospitare artisti le cui opere non siano semplicemente esibite ma che instaurino un rapporto emotivo ed emozionale con il pubblico.
In questa occasione non solo la mostra ma anche l'inaugurazione di un triangolo tra Milano, Parigi e New York che vede connessi HangarBicocca, Grand Palais e Armory nella prima iniziativa comune: Monumenta 2010- Christian Boltanski, che si adatterà nello specifico alle tre differenti tappe in un progetto di respiro intarnazionale.

Date queste premesse, infatti, chi meglio di Christian Boltanski ad inaugurare questa nuova stagione; un artista che ha fatto della vita e delle emozioni la propria poetica...
In questa edizione del progetto Monumenta l'artista presenta un'opera dal titolo Personnes articolata in una montagna di vecchi vestiti ammassati casualmente nel CUBO dell'hangar e altrettanto casualmente mischiati da una gru.
L'aleatrorietà, il concetto del caso a cui faceva riferimento anche John Cage viene qui trasposto in un lavoro a cui il pubblico potrà partecipare alla fine della mostra, appropriandosi, di uno dei tanti indumenti ammassati nella sala.

L'emozione passa anche attraverso la percezione del suono, attraverso l'udito, ed è proprio nel corridoio che conduce a questa installazione che si può partecipare un altro progetto dell'artista, Les Archives du Coeur, concepito nel 2008 come un vero e proprio archivio di battiti cardiaci, diverse decine di migliaia di pulsazioni raccolte negli anni in giro per il mondo e preziosamente custodite in un'isola nell'Oceano dell'Estremo Oriente. Anche qui, come in altre città, i visitatori potranno registrare il battito del loro cuore, inciderlo su CD e prendere parte a questa affascinante iniziativa. Come molte delle opere dell'artista, anche questa rappresenta una porta alla riflessione sul tempo, sull'essenza umana attraverso quello che è, per tutte le creature, il simbolo della vita stessa.

Christian Boltanski è indubbiamente un artista capace di creare emozioni lasciando lo spazio interpretativo all'osservatore e dando forma ad opere che vanno vissute in prima persona per essere appressate in tutta la loro complessità.

All'interno dell'hangar anche l'installazione permanente di Anselm Kiefer, I Sette Palazzi Celesti, realizzata in occasione dell'apertura dello spazio, convive perfettamente con la matericità e con la potente struttura del luogo che la accoglie. Le sette torri di piombo e cemento armato si ispirano a temi mistici e spirituali ma restano, per la loro struttura, fortemente connesse alla realtà urbana contemporanea e quindi emblematiche di una spiritualità che si propaga oltre il tempo e lo spazio.
Un'altra opera permanente, oltre a quella appena descritta, è l'insieme di sculture di Fausto Melotti La Sequenza: enormi lastre di ferro verticali che si stagliano nel giardino all'ingresso dell'hangar accogliendo i visitatori con vibrazioni come se si trattasse di una tastiera di dimensioni monumentali.

Sempre all'esterno dell' HangarBicocca si trova la piattaforma realizzata dal milanese Stefano Boccalini, una struttura concepita per dare la possibilità di creare un dialogo tra le arti e tra le persone. Melting Pot 3.0 coinvolge infatti diverse realtà sperimentali e di ricerca dando forma al concetto di arte pubblica in quello che esso rappresenta, un lavoro che dialoga con il luogo a cui appartiene e con coloro che lo vivono.

L'opera va quindi oltre l'aspetto unicamente estetico e formale per penetrare la dimensione urbana arricchendosi e arricchendo a sua volta i luoghi che la circondano.
Rientrando all'interno, per chiudere il Grand Opening, un'altra installazione temporanea: la proiezionevideo End di Carlos Casa. Estratti del girato di un film pluripremiato in molti festival questo lavoro è stato presentato in anteprima mondiale e realizzato per Hangar Bicocca nel contesto più ampio del progetto Terre Vulnerabili come installazione che riprende il materiale audiovideo inedito raccolto dall'artista nella realizzazione della trilogia omonima.

Partendo dalla fine, la fine del mondo, in senso geografico e simbolico, l'artista attraversa luoghi che sembrano essere ai confini del mondo e appartenere ad una solitaria periferia senza tempo.
E' qui che infatti lo spazio e il tempo si congiungono cambiando le coordinate a cui siamo soliti fare riferimento: nei luoghi protagonisti del film e dell'installazione il tempo coincide con il susseguirsi delle stagioni e con il consequenziale mutamento a cui tutto è soggetto.
Anche la modalità in cui i video sono proiettati è di grande impatto: tre schermi circondano lo spettatore e lo accompagnano in una dimensione parallela tra immagini e suoni inediti che indirettamente riconducono quella dimensione di stupore contemplativo che pervade tutto il percorso della mostra di re-inaugurazione dell'hangar.

Produzioni video, arte pubblica e "relazionale", cioè capace di mettere in relazione emozioni, persone, memorie, coesistono nell'ecosistema dell'hangar e nell'interdisciplinarietà di un laboratoio costantemente attivo e dinamico che coinvolge anche la danza contemporanea e i nuovi media grazie alla collaborazione di Susanne Franco, Roberto Casarotto e Andrea Lissoni mantenendo forte la fisicità specifica del luogo da cui ha preso forma e valorizzando il volto nuovo di un quartiere, Bicocca, che negli anni ha saputo evolversi e mutare divenendo esemplare in Italia e in Europa ma non per questo modificando la propria identità originaria.
