Nuova isola dell’arte a Milano
di // pubblicato il 11 Dicembre, 2011
Questa realizzazione ha dell’impossibile e mi ha creato una tale allegria dentro da farmi canticchiare allegramente e silenziosamente (sono stonata sul serio) per tutta la giornata dell’inaugurazione.
Di cosa sto parlando? Ma del nuovo museo Gallerie d’Italia nato proprio nel centro di Milano, nell’angolo Piazza della Scala via Manzoni, grazie alla Fondazione Cariplo e a Intesa S. Paolo che in soli undici mesi sono riuscite, su disegno di Michele De Lucchi, a unire quattro palazzi per dare una nuova pinacoteca ai cittadini del mondo.

I palazzi riuniti insieme hanno ognuno una storia particolare visto che il loro percorso è diversissimo. Per ora credo sia più giusto parlare di quelli che sono stati aperti per contenere le opere ottocentesche (create soprattutto in ambito lombardo) di proprietà della Fondazione Cariplo e di Intesa S. Paolo perché ci sarà una nuova realizzazione nella primavera del 2012 dove verranno esposte le opere del ‘900.
Il più “anziano” è il palazzo Anguissola Antona Traversi, ultimo immobile creato per un nobile prima dell’ascesa della borghesia ricca, il cui corpo interno è stato pensato da Carlo Felice Soave nel 1775 mentre la parte che si affaccia su via Manzoni è del 1829 su progetto del cantonese Luigi Canonica.
Questo palazzo, passato di mano varie volte, è stato subito considerato il simbolo della rinascita di Milano, generata dalle riforme introdotte da Maria Teresa d’Austria, visto che era stato pensato per fare vivere i suoi abitanti e i loro ospiti nella sontuosità lussuosa ma ben equilibrata delle sue sale.

La realizzazione di questo palazzo rese famosi tutti gli artisti che avevano realizzato le sfarzose ma raffinate decorazioni interne (una vera novità che fece scuola) e il giovane architetto che lo aveva progettato con accurata attenzione. E’ evidente che nelle sue sale sarebbe stato un vero delitto appendere i quadri alle pareti perché sarebbero stati oppressi dalle importanti decorazioni, così sono stati realizzati dei cavalletti, su misura in bronzo che ben evidenziano i gessi di Antonio Canova, i grandi quadri di Francesco Hayez e tutte le altre opere appoggiate sopra.
Un insolito chiostro quadrato con gli angoli smussati unisce l’edificio più datato a quello che si affaccia su via Manzoni ed è stato ideato nel 1829 per il nuovo e ricco proprietario, l’avvocato borghese Giovanni Battista Traversi che aveva comprato dagli Anguissola il palazzo: lì si trova da anni un bellissimo disco in forma di rosa del deserto realizzato da Arnaldo Pomodoro che riempie questo bello spazio e accoglie all’ingresso i visitatori.
Da questo cortile si intravvede un impensabile e simpatico giardino dove sono appoggiate delle statue per ora non evidenziate perché sono del ‘900; è da notare che questo cortile mette in collegamento palazzo Anguissola con casa Manzoni. A sinistra del chiostro si trova, nel Palazzo Brentani, la comoda caffetteria, il bookshop e altre sale dove continua l’esposizione di tanti bei dipinti ottocenteschi.

A questo punto sarà meglio fare un veloce racconto di ciò che si trova dentro questi due palazzi lasciando a tutti la gioia di scoprire tutto andandoci di persona e in attesa che vengano aperti anche gli altri con le opere del Novecento, apertura prevista durante la primavera del 2012.
In totale le sale da visitare sono 23 e le opere da vedere 197, di cui 135 appartengono alla Fondazione Cariplo e 62 a Intesa S. Paolo; gli autori sono da annoverare tra i grandi del XIX secolo, quindi è facile pensare che in ogni sala si trovi almeno un’opera che vale la pena di essere vista.
Per esempio sono sicuramente interessanti i tredici bassorilievi in gesso di Antonio Canova (1757 – 1822) caratteristici per le persone in pose aggraziate e piene di ritmo, la danza è dentro di loro e le rende vive e pulsanti, oppure le opere di Giovanni Segantini (1854 – 1919) dalla costruzione insolita, con prospettive e soggetti innovativi per arrivare sino al primo Umberto Boccioni (1882 – 1919) con un chiaro riferimento a quanto belle saranno le opere del Novecento.

E, già che ci si trova in via Manzoni, finita la visita a questa meraviglia vale la pena di raggiungere piazza della Scala dove nella sala Alessi di Palazzo Marino si possono vedere sino all’8 gennaio due capolavori di Georges de La Tour, il "Caravaggio francese" ancora poco conosciuto in Italia, imprestati dal Musée du Louvre.
Georges dopo la sua morte (1652) è stato completamente dimenticato e ci sono voluti quasi tre secoli per riscoprirlo e per apprezzare la sua maniera innovativa di giocare con le luci e gli effetti che esse creano sui volti nelle sue rappresentazioni.
E’ stato creato un simpatico libretto-racconto con le opere, una storia e dei disegni infantili che interpretano la visita alla Adorazione dei pastori e San Giuseppe falegname, le due opere del de La Tour arrivate a Milano: è proprio da vedere.

Non so che altro dire se non che, come al solito, vale la pena di fare un salto a Milano per godere di tutto quanto vi è stato inserito di belle novità.