Novelli e le scritture dello spazio veneziane
di // pubblicato il 20 Ottobre, 2011
La Collezione Peggy Guggenheim di Venezia presenta la mostra Temi e Variazioni. Scrittura e spazio / Gastone Novelli a Venezia, curata da Luca Massimo Barbero, dal 15 Ottobre 2011 al 1 Gennaio 2012. La mostra si compone di due aspetti fondamentali. Da una parte viene ripreso il formato Temi e Variazioni, III edizione, concepito come incontro tra le opere della Collezione Peggy Guggenheim e le creazioni di artisti contemporanei. Dall'altra vengono riproposte le opere di Gastone Novelli che sancirono uno stretto legame tra l'artista e la città lagunare.

L'incrocio funziona alla perfezione tanto da far emergere la piena forza artistica dei due valori ricercati ed esaltati: la scrittura e lo spazio. Attraverso un'attenta e raffinata disposizione questi due concetti si mescolano formando combinazioni differenti in ognuna delle otto sale nelle quali sono esposte le 79 opere, 28 di Novelli, appartenenti alla Collezione.
Una carica semantica emerge sin dalla prima sala. Le opere più significative e che maggiormente trasmettono la potenza della parola scritta sono i lavori di Carlo Carrà e Vincenzo Agnetti ed il loro ponte ideale con l'opera di Picasso e quel suo frammento di Lacerba che prepotentemente balza agli occhi dello spettatore.

Lo spazio si dispiega immediatamente nelle opere della seconda sala con forme geometriche e piane, Gianni Colombo su tutti, che evolvono nella sala successiva con la disposizione ripetitiva e minuta dell'immagine nelle particolari opere di Roman Opalka che contrasta con la contorta foresta di Jackson Pollock.
Un'impressione profonda penetra nello spettatore della sesta sala. L'inquietudine e la metamorfosi dello spazio sono i sentimenti dominanti che prorompono dall'abnorme Coppia zoomorgfica di Marx Ernst e dal suo accompagnatore ideale, Studio di Scimpanzé di Francis Bacon.

La pregevole disposizione delle opere trova conferma nella sala successiva: le inquietudini precedenti trovano un'amplificazione progressiva prima con gli specchi di Flavio Favelli e Henry Krokatsis e successivamente negli intrighi e tessiture dell'ottava sala. Le prospettive cosmiche di Lucio Fontana e Rufino Tomayo sembrano amplificare all'infinito le sensazione maturate per tutto lo spazio espositivo.
L'evoluzione di spazio e scrittura trova, infine, splendida summa nell'ultima sezione completamente dedicata a Gastone Novelli ed al suo rapporto con Venezia. Tale legame è subito sancito dall'esposizione dei taccuini dell'autore testimoni di lavori, ricerche e pensieri elaborati e messi su carta proprio nella città lagunare. Da segnalare la presenza di un touchscreen che permette di sfogliare virtualmente gli stessi taccuini trovando quell'equilibrio che ogni museo e/o esposizione dovrebbe ricercare: la conservazione e la fruizione al pubblico del bene culturale.

Il legame con Venezia è poi sancito dalla doppia partecipazione di Novelli alla Biennale nel '64 e soprattutto quella del '68. In quell'occasione Novelli partecipò alla protesta degli artisti contro l'intervento della polizia all'interno dei Giardini, voltando le proprie opere negandone l'esposizione. Un gesto doppiamente significativo, politico ed artistico, sempre all'insegna della scrittura: sul retro di alcune opere l'artista dipinse forti messaggi di denuncia.
Temi e Variazioni. Scrittura e spazio / Gastone Novelli a Venezia ha il grande merito di offrire finalmente al pubblico il lato celato delle opere divenute doppiamente artistiche nella loro opposizione. I lavori in questione, presenti alla Biennale del '68, riaffermano oggi la grande importanza di quel gesto fermo tra scrittura e spazio che riafferma Venezia come musa ispiratrice dell'autore.
Un’ultima menzione è dedicata all'altra occasione cha la mostra ha reso visibile: la pubblicazione del primo volume del catalogo generale di Gastone Novelli (1925-1968): Gastone Novelli. Catalogo generale. 1. Pittura e scultura, a cura di Paola Bonani, Marco Rinaldi, Alessandra Tiddia, edito da Silvana Editoriale, con una prefazione di Gabriella Belli, direttore del Mart.