Novecento sedotto. Il fascino del Seicento tra le due guerre. Da Velázquez a Annigoni
di // pubblicato il 24 Dicembre, 2010
Sono circa 50 le opere espeste in occasione della mostra Novecento sedotto. Il fascino del Seicento tra le due guerre. Da Velázquez a Annigoni che è stata recentemente inaugurata a Firenze presso il Museo Pietro Annigoni.

Si tratta di un percorso espositivo originale che mettere in risalto il ruolo di Firenze come cardine tra antico e moderno, lungo un percorso che parte appunto dal '600 per giungere fino alla pittura del '900. L'esposizione, curata da Anna Mazzanti, Lucia Mannini, Valentina Gensini con il coordinamento scientifico di Carlo Sisi, si apre con opere tipicamente seicentesche (L'Acquaiolo recentemente attribuito a Velázquez e finalmente visibile dopo il restauro) per giungere a quegli artisti del '900 (Annigoni, ma anche Conti, De Chirico, Felice Carena) che hanno tratto ispirazione proprio dalle correnti artistiche di questo periodo per rielaborarle con un nuovo linguaggio artistico.

Infatti fino alla storica mostra dedicata a Caravaggio tenutasi proprio a Firenze – a Palazzo Pitti – nel 1922, il '600 era considerato quasi un “secolo buio” per la pittura. Al contrario, l'esposizione fiorentina fece letteralmente scoppiare una mania per questo secolo tanto ricco quanto sino ad allora sconosciuto, e furono molti gli artisti, i critici e i collezionisti che tra gli anni '20 e '40 si fecero letteralmente “sedurre” dal fascino dell'arte seicentesca.

Osservare opere antiche e contemporanee a confronto nello stesso spazio permette di trovare nelle opere di Primo Conti rimandi inaspettati ai dipinti di Artemisia Gentileschi, così come di chiara ispirazione seicentesca appaiono ora le nature morte di De Chirico, che condivise con molti suoi contemporanei la passione per le opere di Giuseppe Recco, così come nel caso di Annigoni, i suoi paesaggi rimandano ora alle atmosfere buie di Antonio Francesco Peruzzini.

Novecento sedotto ha quindi il merito quindi di ricostruire il legame, non sempre evidente, tra opere e artisti di epoche diversissime tra loro: gli artisti del '900 esposti in questa sede hanno chiaramente saputo sviluppare un dialogo con i loro predecessori seicenteschi, rielaborando soggetti e tempi con un linguaggio e un'espressività completamente moderni, con risultati talvolta inaspettati. Il percorso espositivo è molto ricco, e può vantare la presenza di alcune opere mai esposte in precedenza, come come le nature morte di Recco e Trombadori, oppure preziose perle solo da poco svelate al pubblico, come appunto l'Acquaiolo, che ora sappiamo essere addirittura precedente a quello esposto alla National Gallery a Londra.
La mostra si inserisce nel quadro delle celebrazioni per il Centenario della nascita di Annigoni, ed è allestita nella stupenda cornice di Villa Bardini, che ospita il già citato museo dedicato all'artista: in questa occasione, per tutta la durata della mostra, sarà possibile visitare lo stupendo giardino della Villa, solo da pochi anni restituito alla città. Inoltre, per chi fosse interessato, segnaliamo che questo excursus nell'immaginario seicentesco si affianca fino a Gennaio alla mostra Caravaggio e caravaggeschi negli spazi degli Uffizi, della Palatina e della stessa Villa Bardini, come ha ricordato la stessa Cristina Acidini - soprintendente per il Patrimonio Storico, Artistico ed Etnoantropologico e per il Polo Museale della città di Firenze - che ha sottolineato come “quest’omaggio ai grandi critici e artisti del ‘900 corona idealmente una storia lunga tre secoli e oltre, che non può dirsi conclusa”.