Notizie degli scavi
di // pubblicato il 06 Maggio, 2011
Sentimento strano, assoluto e imponderabile per costituzione, l’amore sa attecchire anche sui terreni più improbabili e contro ogni avversità esistenziale.
Il professore, come viene chiamato con una punta di scherno, è un anima semplice, vive in un’infima pensione tra amplessi mercenari di ragazze sbandate e la durezza della tenutaria, la signora, che lo sfrutta e lo comanda senza limiti.
Lui è l’uomo delle commissioni, pronto ad assolvere ogni compito come fosse questione della massima importanza, ma che non può resistere alla tentazione di perdersi a fare la somma dei numeri telefonici appuntati sul muro, contare le fessure di una grata metallica o astrarsi dalla realtà per fissare un bignè, irresistibile oggetto del desiderio.
Un ingenuo, innocente bambino quarantenne al limite dell’autismo, inconsapevole e vulnerabile, un personaggio che ti scava dentro piano piano per abitarti il cuore e non abbandonarlo più. I grandi occhi spalancati allo stupore del mondo, senza risposte e nella difficoltà persino di trovare domande al suo esistere, un meraviglioso Giuseppe Battiston talmente grande nel rappresentarne lo struggente dolore che persino un Oscar sarebbe tributo inadeguato.

Alieno al mondo, insicuro e in fondo senza molta stima di sé, il professore incontra la marchesa, una bravissima, malinconica e vulnerabile Ambra Angiolini, ne riconosce le ferite profonde, ne identifica la solitudine, le sue stesse paure, la sua stessa fuga e il bisogno dell’altro, suggellato infine dalla sacralità di un pianto fin troppo a lungo atteso.
Apparentemente incapace di pensieri profondi, perduto nella mediocrità della sua vita, il tuttofare della “casa chiusa” scopre casualmente la contemplazione della bellezza nei resti della Villa Adriana a Tivoli, iniziando a scavare dentro di sé per portare alla luce un’insospettata introspezione, via inattesa per un riscatto dalla miseria della quotidiana sopravvivenza.

Tratto dall’omonimo racconto di Franco Lucentini, pubblicato per Feltrinelli nel 1964, Notizie degli scavi è l’ottavo lungometraggio del poco prolifico, forse per questo meno noto al grande pubblico, Emidio Greco, che con questo film mostra una via alternativa di commedia all’italiana, delicata e amara, immune dai cliché tipici di usurate formule “certe” all’ inseguimento perenne del botteghino.
Riferendosi a recenti campioni d’incasso della commedia nostrana, triti e triviali nel corteggiare un pubblico tendenzialmente televisivo, Sergio Castellitto ha recentemente commentato: ““Oggi mi sembra che il Cinema italiano e la commedia in particolare, manchi un po’ di coraggio. Cerca il cliente ma non vuole farci l’amore, quello [degli anni ‘60] era un Cinema che voleva fare l’amore col suo pubblico!"

E come dargli torto, quando assistendo alla visione di Notizie degli scavi ci si scopre a desiderare che possa durare per sempre, preziosa ventata d’aria sana e rarefatta nel panorama di un Cinema italiano troppo spesso omologato. Talmente dolce e leggero è il piacere nell’assistere ai duetti tra il professore e la marchesa, personaggi che una volta entrati nella vostra vita non vorreste più lasciar andare, da attendere con timore l’arrivo dei titoli di coda che porranno fine al racconto.
Complici i dialoghi geniali, fedeli al testo originale, perfetti e inusuali, che raccontano tutto senza parlare di niente, del tutto inconsistenti …come il male di vivere.
Il nuovo film di Emidio Greco offre una rara esperienza, pura contemplazione di una natura umana forse in via d’estinzione, paradossalmente più attuale oggi in tempi di diffusa precarietà che nei ’60 del boom economico in cui il racconto vide la luce, lontana dai centri commerciali e dalla società dell’apparire che sfila distante in locali affollati o dietro i vetri di un autobus in viaggio.

Il professore e la marchesa, disadattati della vita, sapranno trovare insieme una ragione d’esistere, fianco a fianco, come le parole della canzone Insieme cantata da Ornella Vanoni sui titoli di coda, testo dello stesso regista e musica di Luis Bacalov, suggeriscono:
“Non sarà facile per me… e non sarà facile per te… Come una speranza misteriosa, per troppo tempo sconosciuta, nascosta nella memoria della felicità… Ho scelto di vederti e ora so chi sei, ora ti conosco… e anche tu… vedi… Finalmente! Non sarà facile per me, e non sarà facile neanche per te, e non dovremo più nasconderci, e non dovrai più nasconderti. Perduti ma insieme, un giorno dopo l’altro… insieme… insieme…”