Non di solo outlet

di Mafalda // pubblicato il 07 Dicembre, 2010

In queste ultime settimane su tutti i quotidiani abbiamo letto spesso notizie riguardanti lo stato in cui versa una parte consistente del nostro patrimonio artistico e culturale. Senza voler cavalcare l’onda del sensazionalismo giornalistico - i fatti sono stati ampiamente riportati dai colleghi che si occupano di cronaca ed è superfluo ripeterli - preferiamo condividere con i lettori una riflessione più ampia. 

Chiunque abiti in una città d’arte ultimamente non ha potuto fare a meno di assistere alle discussioni a livello locale riguardo le politiche da adottare per le aperture festive dei negozi. Da un lato quindi le rivendicazioni di quanti invocano una diversa e più rispettosa gestione dei nostri beni artistici e culturali, dall’altro le discussioni riguardo il diritto di chi lavora nel commercio a poter trascorrere i giorni di festa lontano dal lavoro. Apparentemente si tratta di argomenti diversi, eppure, quando questo confronto si svolge in città che fanno dell’arte e della cultura la loro principale attrazione, si tratta di due facce della stessa medaglia: perché per città che accolgono folle di turisti, sempre più concentrati nei periodi festivi, l’apertura straordinaria dei negozi, soprattutto nei centri storici, rappresenta un ulteriore richiamo per i visitatori. Ma per quali visitatori?

Sembra che tanto a livello nazionale che locale, il dibattito si concentri sui dati quantitativi e non qualitativi, ma la questione dei flussi turistici nelle città d’arte, non può essere trattata negli stessi termini nei quali si discute delle aperture straordinarie di outlet e centri commerciali - e forse dovremmo anche riflettere sul fatto che molte strutture di questo tipo adottano uno stile e una disposizione degli edifici che imita le piazze e gli elementi architettonici dei centri storici italiani.

Occorre necessariamente ripensare le politiche di recupero e conservazione del nostro immenso patrimonio artistico, ma anche parallelamente quelle di valorizzazione di questa straordinaria risorsa. Per fare questo occorre smettere di pensare a cultura e arte in termini di numero di biglietti venduti per l’ultima mostra di grande richiamo: non si tratta di fare cassa, ma di agire in modo più lungimirante cercando di attrarre turisti-visitatori che lascino veramente qualcosa alla città e al territorio. Non si tratta di ignorare il dato economico, al contrario vorremmo si riflettesse su quale tipo di economia vogliamo concentrarci.

Per concludere ricordiamo che nel frattempo a Firenze lo sciopero dei 350 dipendenti del Polo Museale Fiorentino addetti ai servizi aggiuntivi ha bloccato l’accesso da parte dei turisti ad alcuni dei principali Musei della città durante il ponte dell’Immacolata: le rivendicazioni in questione riguardavano - come per molte altre categorie di lavoratori - la certezza di mantenere il proprio lavoro nonostante il cambio di gestione e le relative gare d’appalto. Quindi se da un lato si discute dell’apertura festiva dei negozi, per conciliare il diritto di chi vuole vivere le città come luoghi deputati allo shopping con quello dei lavoratori che dovrebbero garantire le aperture durante giorni di festa, dall’altro non esiste un vero dibattito riguardo ai diritti di chi assicura l’apertura dei musei e i relativi servizi aggiuntivi. Dimenticando che senza le bellezze di cui sono stracolme le città d’arte o i siti archeologici, né i souvenir a basso costo né i costosi articoli delle boutique d’alta moda sarebbero così appetibili, anche se forse c’è chi crede il contrario.

 

Dettagli

Didascalie immagini

  1. Veduta degli Uffizi e di Palazzo della Signoria
  2. Souvenir in vendita a Roma. (Foto di michale pubblicata su licenza CC)