Nino Costa e il paesaggio dell’anima
di // pubblicato il 21 Luglio, 2009
Come ogni anno anche quest'estate le sale del Castello Pasquini di Castiglioncello, accoglieranno una delle mostre più belle del calendario estivo: l'appuntamento, giunto ormai alla sua decima edizione, propone quest'anno l'esposizione Nino Costa e il paesaggio dell'anima – Da Corot ai Macchiaioli al simbolismo. Come nel caso delle precedenti edizioni, anche quest'anno le sale del Castello ospitano autentici capolavori, molti dei quali mai esposti in Italia, altri che mancavano da quasi un secolo dal nostro paese. E ancora una volta, come si intuisce dal titolo della mostra, giunge da Castiglioncello l'invito a leggere una nuova pagina di storia che riguarda – anche se parzialmente – i pittori della "Macchia", legati da un profondo legame con il territorio circostante.
Nino Costa (1826-1903) fu una figura centrale nel panorama Ottocentesco non solo italiano: attraversò infatti il secolo entrando in contatto con le maggiori correnti pittoriche del suo tempo, ma perseguendo sempre il suo progetto artistico, che consisteva in un approccio accademico e idealista al vero. Questa ricerca lo renderà l'interlocutore ideale tanto dei Macchiaioli quanto dei simbolisti, così come dei romantici e della scuola di Barbizon.
Eppure nonostante la sua importanza non solo come pittore, ma anche come "mediatore culturale" l'ultima rassegna di questo grande personaggio risale al 1927.
L'arte di Costa, sin dagli esordi, si esprime prevalentemente come una pittura di paesaggio: questo genere era in voga sin dal Seicento, costantemente alimentato dalle esigenze del pubblico colto del Grand Tour. Costa declina questo genere in modo del tutto originale, partendo da istanze classiche ma realizzando i propri dipinti tramite una rigorosa osservazione e riproduzione del vero e sintetizzando così le due correnti principali del paesaggismo, che già Gautier identificava così:
“una che cerca il disegno, lo stile e si ricollega al paesaggio storico e di composizione, come quello di Poussin, e che si potrebbe chiamare la scuola idealista, l'altra che si attacca alla realtà, copia la natura il più possibile da vicino e non crede utile di ornare le sue foreste di ninfe (..)”
(T. Gautier, Salon de 1845 (Septième article) in “Feuilleton de la Presse”, 17 Aprile 1845, citato nel catalogo della mostra, p.18 )
L'interesse di Costa si rivolgerà soprattutto alla Campagna, cominciando dalle aree rurali del suo Lazio per passare poi a quelle Toscane, alla quale sarà particolarmente legato – nella maturità si stabilirà a Bocca d'Arno, nei pressi di Pisa dove morirà nel 1903 – e con incursioni nella campagna inglese e francese. In tutti questi casi svilupperà dei temi ricorrenti, tutti accomunati però da una poetica che ruota attorno alle emozioni suscitate dal paesaggio, dalla natura e dalla luce.

Ecco allora che alba e tramonto, con la loro varietà di sfumature e quindi di suggestioni divengono momenti particolarmente interessanti per Costa, che tenta di individuare nella natura reale un “paesaggio dell'anima”, un'ideale di armonia classica che riesca a far vibrare corde particolari nella sensibilità del pittore e degli osservatori.

Questo approccio classico, romantico e verista al tempo stesso porta l'artista a diventare una figura ponte tra più mondi, dai giovani Macchiaioli per i quali sarà un ispiratore – tanto che Fattori si convertirà alla “Macchia” solo grazie all'influenza di Costa – alla ricerca del bello e pittoresco dei circoli di pittori inglesi che avrà modo di frequentare. Proprio queste frequentazioni anglosassoni porteranno Costa a soggiornare a Londra, dove rafforzerà la propria posizione e stabilirà rapporti fraterni con pittori come Mason e Leighton con i quali condividerà un rapporto di solida amicizia e di collaborazione che si estenderà anche a progetti importanti come la “Scuola Etrusca”, che aggregherà artisti inglesi e italiani, e “In Arte Libertas”, vero e proprio manifesto di rinnovamento dell'arte italiana. E dal Regno Unito arrivano alcuni dei quadri esposti eccezionalmente a Castiglioncello, provenienti proprio dalle collezioni degli eredi di colleghi e collezionisti del pittore romano.

La mostra ripercorre puntualmente tutte le tappe della carriera di Nino Costa, con 5 sezioni tematiche dedicate rispettivamente alla campagna romana, al rapporto con la Toscana e i Macchiaioli, ai soggiorni a Parigi e Londra, al collezionismo inglese e alla “Scuola etrusca” e infine agli anni italiani e “In Arte Libertas”. Il visitatore è così accompagnato in un percorso straordinariamente coerente, reso anche visivamente tramite l'uso di colori che evidenziano con cornici trompe l'oeil le opere di Costa distinguendole da quelle dei pittori a lui vicini. La mostra infatti comprende 90 opere del pittore, affiancate da lavori tematicamente, stilisticamente o storicamente rilevanti ed eseguiti da altri importanti artisti quali Gigante, Banti, Fattori, oltre ai già citati Leighton e Mason. Il risultato è una panoramica quanto mai esaustiva del lavoro di questo grande artista, realizzata grazie all'imponente lavoro svolto dalle curatrici Francesca Dini e Stefania Frezzotti che hanno rintracciato le opere disseminate in collezioni private e grandi musei, e ne hanno ottenuto il prestito. Inoltre il catalogo raccoglie una serie di saggi di rilievo, che oltre ad accompagnare la visita della mostra colmano alcune lacune nella letteratura su Nino Costa, dato che l'ultimo lavoro sulla sua biografia risale al 1904.