Nicolas “Rex tremendae maiestatis” Eymerich

di Davide Giuseppe Colasanto // pubblicato il 31 Marzo, 2011

Rex tremendae maiestatis, Mondadori, è l’avventura che chiude il fortunato e sorprendente ciclo sull’inquisitore Nicolas Eymerich, frate domenicano realmente esistito, passato alla storia per la compilazione del noto manuale inquisitoriale del 1376, Directorium Inquisitorum. L’autore, Valerio Evangelisti, ha iniziato la sua personale avventura narrativa nel 1994, con la pubblicazione del primo volume sull’inquisitore catalano, Nicolas Eymerich, Inquisitore. Per più di quindici anni, Evangelisti ha cullato e turbato i suoi lettori con nove volumi differenti che coglievano l’inquisitore alle prese con la sua costante lotta all’eresia nell’Europa basso-medievale.

Nell’opera in questione, le avventure di Eymerich si dislocano prevalentemente nel regno di Trinacria del 1372, in una Sicilia solo nominalmente dominata da Federico IV d’Aragona e ferita dai pesanti scontri tra angioini e aragonesi. Tra le potenze nazionali si muovono gli interessi delle baronie locali, divise nei partiti latino e catalano, ma soprattutto gli eventi quotidiani sono squarciati da fenomeni sovrannaturali ed il passato mitologico dell’isola sembra ripresentarsi terribile e minaccioso. L’artefice degli sconvolgimenti e delle apparizioni sovrannaturali sembra essere l’eterno nemico di Eymerich, Ramòn de Tárrega. Il protagonista si dedica alla caccia del suo antagonista ed alla conseguente risoluzione del mistero.

Immancabilmente, l’opera si presenta con le due caratteristiche principali del ciclo: estrema commistione di generi (storico, thriller, fantastico, fantascientifico) e le tre trame costanti, una principale, due secondarie, ambientate in epoche differenti (oltre a quella del presente di Eymerich, nell’opera in questione, ritroviamo il protagonista al tempo della sua infanzia, e l’avventura di Lilith, ambientata in un ipotetico terzo millennio) collegate tra loro.

L’uso di più generi nello stesso prodotto letterario è un marchio che distingue le opere seriali in questione. Lo sfondo storico è sempre curato e rappresentato con un alto grado di verosimiglianza: l’autore interseca magistralmente la rappresentazione di scene ed azioni della vita quotidiana, ai quadri socio-politici dell’epoca in questione. Inoltre i costanti e puntuali riferimenti alla lingua utilizzata dai personaggi accrescono quel “senso storico” essenziale per calare i personaggi in un contesto del passato. Le citazioni ed i discorsi attorno a testi e teorie della cultura araba, cristiana e giudaica rispondono a differenti bisogni narrativi: si alimenta l’immaginario del mistero rappresentando verosimilmente la cultura di un inquisitore e dei suoi confratelli dell’epoca.
L’aspetto fantastico è continuamente rinforzato dalle scene e dalle illusioni sorprendenti che l’autore rappresenta. Queste visioni e forme mostruose sono allo stesso tempo costruite per evidenziare quel senso e gusto dell’orrido e dell’orrore. Le azioni seguono le linee generali del thriller, la suspense riceve impulso da costanti nuovi apporti dati da personaggi e situazioni imprevedibili. Ma la peculiarità e bravura dello scrittore, risiede nell’amalgamare perfettamente il tutto evitando che un genere prevalga sull’altro.

Per quanto riguardo il protagonista, nei romanzi precedenti, il lettore è abituato alla distruttiva determinazione ed al fanatismo razionale di Eymerich. L’inquisitore catalano può essere individuato come la personificazione dell’eugenetica e razziale, nonché cieca, sottomissione ad un'unica ideologia. In quest’opera egli è più debole, più soggetto a crisi, sente la vecchiaia, la stanchezza corporea e la mancanza di un amico fidato al quale confessare le sue teorie. Per tali ragioni quest’opera si colloca nel solco delle ultime avventure del domenicano. Nel ciclo si riscontra il progressivo incrinamento dell’imperturbabile potenza di Eymerich. Egli si dimostra sempre più irascibile e come non mai, in questa avventura, sempre più dissociato nella sua schizofrenica natura.

Una delle tre storie del romanzo, è ambientata nel passato di Eymerich. Scopriamo i traumi essenziali e le origini della misantropia, della freddezza e del sadismo dell’inquisitore.
Quest’ultimo aspetto è degno di maggiore attenzione: solo ne Il Castello di Eymerich, l’autore aveva ambientato una delle tre storie in un tempo passato rispetto al presente dell’inquisitore. Ed è proprio questa trama quella più interessante perché getta luce sul protagonista, ne chiarisce alcuni angoli oscuri. Viene utilizzato, nel ciclo, un sistema temporale differente. Non è più il presente di Eymerich che spiega le trame del futuro, ma è il passato che spiega il presente dell’inquisitore. Se l’autore si fosse spinto maggiormente nella rappresentazione di questo meccanismo nelle opere precedenti, non limitandosi ad un tempo passato ma narrando epoche passate differenti, avrebbe ottenuto una notevole fonte di avvincenti sviluppi narrativi.

 

Dettagli

REX TREMENDAE MAIESTATIS
Autore: Valerio Evangelisti
pagg: 504
Mondadori