Nicola Lo Calzo in mostra al Museo Alinari
di // pubblicato il 17 Giugno, 2011
Nicola Lo Calzo è un giovane ma già affermato fotografo italiano che con il suo obiettivo cerca di porre l'attenzione sulle minoranze e sui diversi fattori di marginalità.
Non è un caso che da alcuni anni abbia scelto le regioni dell'Africa subsahariana come sfondo ed ispirazione per i suoi lavori, luoghi in cui le persone che hanno imperfezioni fisiche o sono portatrici di handicap – in quanto associate a stregonerie e superstizioni - vengono spesso poste ai margini della società e costretti a vivere in una condizione di semi-clandestinità.

La mostra intitolata Morgante, inaugurata il 13 giugno al MNAF, si inscrive in questo processo portato avanti dall'artista torinese ed ha come protagonisti le persone di piccola statura.
I nani fin dalla Roma Antica per arrivare al Rinascimento, sono sempre stati presenti sia nelle grandi saghe letterarie che nei dipinti più famosi. Il nano Morgante, che ha dato nome al progetto, fu il più celebrato dei nani della corte medicea di Palazzo Pitti e più volte raffigurato nelle tele e nelle sculture dell'epoca. Ma se in questi casi il nano veniva rappresentato come una figura grottesca e disumanizzata, un sorta di “monstrum”, l'intento di Lo Calzo è di immortalare la diversità come valore e accettazione della propria condizione. Da qui la scelta di fotografare soggetti affetti da nanismo che tuttavia non sono vittime della loro taglia ma al contrario sono riusciti ad affermarsi sia professionalmente che nella vita privata. E per di più in un continente quale quello africano dove ogni giorno sono costretti a confrontarsi con ogni genere di violenza psicologica.

Tra gli altri, l'artista ha fotografato Lyne Laure Nguewo, fondatrice di un'associazione in Camerun che ha come obiettivo proprio l'inserimento sociale e professionale delle persone di piccola statura.
Oltre a Morgante, il Museo Alinari ospita anche The Other Family, un progetto di Lo Calzo, costruito sempre intorno al concetto di diversità ma intesa in modo più ampio come valore capitale e fondante della nostra società. Si tratta di una galleria di ritratti di uomini, donne e bambini con i quali il fotografo è entrato in contatto negli anni e che, per condizione di nascita, per scelta o per accidente, sono e rimangono diverse.
