Nerone

di Sara Pietrantoni // pubblicato il 24 Aprile, 2011

Lucio Domizio Enobarbo nasce ad Anzio il 15 dicembre del 37 d.C. da Agrippina Minore, pronipote di Augusto, e da Gneo Domizio Enobarbo. Nonostante la vicinanza con la famiglia imperiale, il giovane Lucio sembra avere scarse possibilità di salire al trono, tuttavia ben presto la fortuna volge a suo favore: grazie alla mediazione madre Agrippina, che aveva sposato Claudio dopo la condanna a morte della prima moglie Messalina, viene adottato dall’imperatore. Siamo nel 50 d.C. e Lucio diventa Nerone.
Negli anni seguenti Agrippina farà di tutto per rendere più saldi i rapporti tra il figlio e la famiglia imperiale: nel 53 Nerone sposa infatti la sorellastra Ottavia, figlia di Claudio e Messalina, al tempo ancora dodicenne; nell’ottobre dell’anno successivo muore, in circostanze mai chiarite, lo stesso Claudio. Le voci attorno a questa morte eccellente vanno in un’unica direzione, per cui l’imperatore sarebbe stato ucciso dalla stessa moglie, desiderosa di vedere sul trono Nerone e di poter quindi godere, seppur di riflesso, di un potere straordinario.

I primi cinque anni del regno del nuovo imperatore fanno ben sperare i romani e i senatori, con i quali instaura un ottimo rapporto di collaborazione, sicuramente grazie anche ai suggerimenti di Seneca. Già a partire dal 59 Nerone cambia però volto, producendosi in un climax di aberrazione e delitti: fa prima uccidere la madre Agrippina, si inimica quindi i senatori, anche per aver presentato, l’anno precedente, una riforma tributaria che mirava a colpire i patrimoni più consistenti. Il radicale cambiamento del principe sarebbe da attribuire, secondo gli storici antichi, all’arrivo a corte di Poppea Sabina, donna estremamente bella e intelligente, sposata con Otone ma non per questo fedele al marito. “Ebbe tutte le doti fuorché quella di un animo onesto” sottolinea Tacito; per sposarla Nerone ripudia Ottavia, considerata sterile, la manda in esilio in Campania ma è costretto presto a richiamarla a Roma per le vibranti proteste del popolo. Temendo il peggio Poppea, incinta, costringe il marito ad eliminare fisicamente la scomoda rivale costruendo ad arte una falsa accusa di adulterio e aborto: esiliata a Pandataria (l’odierna Ventotene) sarà uccisa da sicari, mandati forse dalla stessa Poppea, che le aprono le vene e la immergono in un bagno caldo per accelerarne la morte. Poppea non avrà in realtà più fortuna: qualche tempo dopo la morte di Ottavia dà alla luce Claudia che si spegne dopo tre mesi. Nel 65 muore quindi la stessa Poppea, secondo i più perché colpita da un calcio dallo stesso Nerone, ma più probabilmente per complicazioni connesse alla nuova gravidanza.

È un periodo particolarmente intenso questo per l’imperatore, che si trova a dover fronteggiare una congiura ordita da cavalieri, senatori e pretoriani che avrebbero voluto eleggere al suo posto Gaio Calpurnio Pisone. I congiurati vengono però scoperti e molti tra loro, tra cui il poeta Lucano, condannati a morte; altri vengono invece mandati in esilio e altri ancora, come Seneca e Petronio Arbitro, costretti al suicidio. Nonostante la scoperta della congiura, è chiaro oramai a tutti che la stella dell’imperatore comincia a declinare, visto che molti gli attribuiscono anche la più grande tragedia di quegli anni; l’incendio che, nel 64, distrugge gran parte della città. Così ce lo descrive Tacito: “Cominciò in quella parte del Circo, che è contigua ai colli del Palatino e del Celio, dove il fuoco appena scoppiato nelle botteghe in cui si trovavano merci infiammabili, subito divampò violento alimentato dal vento e avvolse il Circo per tutta la sua lunghezza […]. Spinto dalla violenza l’incendio si diffuse dapprima nei luoghi piani, poi salì ai colli e poi di nuovo invase devastando i luoghi bassi e con la sua rapidità prevenne ogni possibilità di rimedio […]. Non è facile dare il numero delle case, degli isolati e dei templi che andarono perduti […]. Furono così perduti ricchezze conquistate in tante vittorie e capolavori dell’arte greca, e con essi gli antichi e originali documenti degli uomini di genio, tanto che, per quanto Roma fosse risorta splendida, molte cose i vecchi ricordavano che non avrebbero più potuto essere rifatte”.

Tra gli splendori citati da Tacito va sicuramente annoverata la Domus Aurea, grandiosa residenza che occupava l’area compresa tra il Palatino e l’attuale basilica di San Clemente, passando per la Velia, il colle Oppio, la valle del Colosseo ed il Celio. Essendo stata in parte distrutta, interrata o comunque modificata dopo la morte dell’imperatore, abbiamo solo una pallida immagine della ricchezza di questo edificio, per cui bisogna ricorrere all’aiuto di Svetonio:
“Fece costruire per sé una casa che dal Palatino andava fino all’Esquilino, dapprima la chiamò transitoria poi, quando un incendio la distrusse, la fece ricostruire e la chiamò aurea. Per dare un’idea dell’estensione e della sua magnificenza, basterà ricordare i seguenti dati. C’era un vestibolo in cui era stato eretto un colosso a sua sembianza, alto centoventi piedi. Era tanto vasta, che nel proprio interno aveva dei porticati a triplo ordine di colonne, per la lunghezza di mille passi, e uno stagno che sembrava un mare, circondato da edifici che formavano come delle città. Per di più, nell’interno vi erano campagne ricche di campi, di vigneti, pascoli e boschi, con moltissimi animali domestici e selvatici di ogni specie. Nel resto della costruzione, ogni cosa era ricoperta d’oro e abbellita con gemme e madreperla. Il soffitto dei saloni per i banchetti era a tasselli di avorio mobili e perforati, in modo da poter spargere fiori e profumi sui convitati. Il principale di questi saloni era rotondo e girava su se stesso tutto il giorno, continuamente, come la terra. Nelle sale da bagno scorrevano acque marine e acque di Abula e, quando alla fine dei lavori, Nerone inaugurò un palazzo di tal fatta, lo approvò soltanto con queste parole «Finalmente comincerò ad abitare come un uomo!»”.

Oltre allo sfarzo della sua residenza, le fonti antiche mettono ben in evidenza un’altra caratteristica distintiva di Nerone, cioè l’amore sfrenato per la poesia, il teatro e le corse dei carri: Svetonio addirittura ce lo descrive mentre, divertito come un bambino, gioca su un tavolo con delle piccole quadrighe d’avorio. Organizza inoltre gli Juvenalia, i giochi della gioventù che promuovono un’idea di cultura prettamente ellenistica, e i Neronia, giochi equestri, musicali e atletici. Lo stesso imperatore si diletta in esibizioni pubbliche, la prima delle quali avviene nel 64 a Napoli, subito dopo il ritiro dalla scena politica di Seneca: la scelta della città partenopea come prima ribalta sta probabilmente nel fatto che Nerone non osava esordire a Roma, forse spaventato dal giudizio tutt’altro che lusinghiero che veniva riservato a chiunque prestava il proprio corpo all’intrattenimento e agli spettacoli. Comunque da quel momento l’imperatore si comporta come un autentico artista: segue diete particolari, risparmia la voce tanto da evitare di parlare alla folla e all’esercito, convoca i senatori in piena notte per mostrare loro un nuovo strumento musicale da lui inventato e perfezionato. E come non ricordare le parole che, secondo le fonti, Nerone pronuncia prima di darsi la morte? Qualis artifex pereo, quale artista muore con me!

In conclusione, cosa c’è di vero e cosa di falso in ciò che conosciamo di Nerone? Fu davvero, almeno per gli ultimi anni della sua vita, tra i peggiori imperatori che la storia ricordi? O è forse vero che gli autori antichi hanno calcato troppo la mano nel redigere i loro giudizi: come sottolineato da Giuseppe Flavio, che conobbe la corte imperiale, la memoria di Nerone dipenderebbe dai favori o dai torti subiti dai vari autori: quelli che ricevettero benefici furono sicuramente indulgenti, i secondi invece avrebbero mentito senza pudore. Anche Tacito, nel primo libro degli Annales, premette: “Le imprese di Tiberio, Gaio, Claudio, Nerone, furono falsificate per paura mentre erano in auge e, dopo la loro morte, sotto l’influenza di risentimenti ancora freschi”. Fondamentale fu poi la pessima reputazione che si conquistò, soprattutto agli occhi degli scrittori cristiani, per il fatto di aver mandato a morte Pietro e Paolo. D’altra parte c’è da dire tuttavia che Nerone godette di certo di grande popolarità tra la gente comune e tra i militari, che giurarono fedeltà al nuovo imperatore Sulpicio Galba solo perché il prefetto del pretorio Ofonio Tigellino li aveva convinti che Nerone aveva lasciato Roma. Come spesso accade quindi, la verità sta probabilmente nel mezzo.

 

Dettagli

DIDASCALIE IMMAGINI


Ritratto di Nerone
da Roma, Palatino, criptoportico dell’area sacra del tempio di Apollo (scavi P. Rosa, 1869)
marmo greco insulare,59-64 d.C.
Roma, Museo Palatino
archivio fotografico SSBAR

Testa di fanciulla dormiente
da Subiaco, Villa cosiddetta di Nerone,lungo la riva destra dell’Aniene (1884)
marmo greco insulare
età neroniana
Roma, Museo Nazionale Romano, Palazzo Massimo alle Terme
archivio fotografico SSBAR

Ritratto di imperatrice (Poppea Sabina?)
dono di Diego von Bergen (1943)
marmo, età neroniana
Roma, Museo Nazionale Romano, Palazzo Massimo alle Terme
archivio fotografico SSBAR

Domus Aurea, lo stagnum visto da sud-est, tra le terme di Tito e il Claudium; sullo sfondo il vestibolo e il Palatino
(Progetto Katatexilux 2011)

Achille Jemoli La morte di Nerone, olio su tela
1910
Milano, Galleria d’Arte Moderna
Saporetti Immagini d'Arte, Milano

Jan Styka,
Nerone a Baia
olio su tela
1900 ca.
Polonia, collezione privata

 


IN COPERTINA
un particolare di
Jan Styka, Nerone a Baia
 

Mappa

Dove e quando

NERONE

  • Date : 12 Aprile, 2011 - 18 Settembre, 2011
  • Indirizzo: Colosseo, Palatino, Foro Romano, Roma

Salva l'evento nel calendario (formato iCal)