Nel paese delle creature selvagge
di // pubblicato il 13 Novembre, 2009
Un tuffo nell’infanzia con tutte le scarpe, questo è in sintesi il nuovo film di Spike Jonze Nel paese delle creature selvagge. In principio era l’originale libro a fumetti di Maurice Sendak, newyorkese ebreo di Brooklyn, Where the wild things are che fin dalla prima pubblicazione nel 1963 é diventato un classico della letteratura per l’infanzia, da questo è stato tratto il romanzo Le creature selvagge di Dave Eggers che è alla base della sceneggiatura del film, scritta a quattro mani dallo stesso Eggers e dal regista Spike Jonze.
Il piccolo Max vive con una distratta sorella adolescente e una madre separata stretta tra il lavoro e le nuove frequentazioni sentimentali. Entriamo nel suo mondo fatto di lotte selvagge col cane di casa sul pavimento del salotto, fantastiche storie di vampiri sdentati e igloo di neve costruiti in giardino.
Una sera in seguito a un’incomprensione con la madre al bambino viene intimato d’andare a letto senza cena, la reazione è la fuga da casa. Nel buio della notte Max, con indosso la sua bellissima tuta da lupo, affronterà un viaggio fantastico navigando con la barca della sua fantasia tra le pieghe d’un mare sconfinato (o di una coperta azzurra?) che lo condurrà nel paese delle creature selvagge o, come recita il titolo del libro originale, dove stanno le cose selvagge.
Attratto dai falò accesi nell’oscurità del bosco incontrerà dei buffi e minacciosi grossi mostri pelosi di nome Carol, KK, Alexander, Russell, Ira e Judith che dopo aver deciso di non mangiarlo lo eleggeranno loro re.

Questi mostri rappresentano in realtà le nostre reazioni istintive che esplodono improvvise e inaspettate nel periodo dell’infanzia, amplificate e difficili da governare. Infatti proprio al grosso e fragile Carol, amico preferito, Max e gli altri bestioni pelosi rimproverano continuamente di non sapersi proprio controllare.
L’infanzia è un’età di emozioni intense vissute totalmente con tutto il nostro essere fino ai sentimenti più estremi, per cui se ti senti abbandonato credi di esserlo davvero e di esserlo per sempre, è quel momento della vita in cui forti sono le tempeste emotive che ti attraversano dentro e troppo pochi gli anni della tua biografia, insufficienti a permetterti di forgiare le armi interiori necessarie a gestirle.
…ma poi, arriva davvero il momento in cui siamo capaci di governare il mare profondo delle nostre emozioni?
Così quando il piccolo protagonista prova gelosia per la mamma che in quel momento non può essere partecipe dei suoi viaggi fantastici perché in casa è ospite il nuovo fidanzato, il piccolo Max inizia a fare i capricci per avere attenzione ed essendo lui stesso il centro del suo mondo non può concepire di non esser capito e assecondato nella sua richiesta affettiva. La visione di Nel paese delle creature selvagge mi ha riportato a quei sentimenti vissuti da piccolo, quando ti senti solo e incompreso da tutti, quando in qualche modo ti crogioli in quella disperazione gustandola ma vorresti che i tuoi genitori capissero da soli i tuoi stati d’animo, mentre l’incomprensione che senti di subire ingiustamente genera il groppo in gola che t’impedisce di dire qualsiasi cosa a un padre o a una madre che involontariamente non riescono a realizzare tutta la difficoltà di quel tuo momento.

Non è un caso che quando Max si ritrova a rilanciare nella prima discussione con i mostri, elencando tutti i suoi poteri magici, chiude ogni discussione vantando una chiave apricuore che può bucare cuori di qualsiasi materiale senza temere alcun fallimento e ciò che le creature selvagge chiedono a lui come loro re deputato a proteggerle è se non abbia qualcosa anche contro la tristezza. In fondo è la domanda che spesso ci portiamo dentro anche da adulti, cos’hai con te per affrontare il male di vivere e i vuoti dell’esistenza che li accompagna quando inevitabilmente vengono in visita?
Nel paese delle creature selvagge ha il coraggio di ritrarre l’infanzia così com’è, una fase complicata della vita umana in cui ti trovi a vivere non solo gioia e spensieratezza ma anche emozioni sgradevoli come nostalgia, paura, tristezza o dolore e non sai ancora come affrontarle senza esasperarle.

Il punto di forza del film è la scelta di mostrare l’infanzia da dentro, mentre la si sta vivendo inducendo lo spettatore all’immedesimazione, senza tutta quella carica di zuccherosa banalità in cui molti film per ragazzi generati dal marketing inevitabilmente annegano. Forse proprio per questo l’autore del libro originale Maurice Sendak ha dato tutta la sua disponibilità, dopo aver decisamente rifiutato negli anni molte offerte da altri registi, alla lavorazione del progetto, lo stesso autore ottantunenne che in una recente intervista ha detto: “Gli europei hanno fatto grandi film sui bambini, come I quattrocento colpi o La mia vita a quattro zampe. Noi americani, invece, siamo apprensivi. Siamo disneyficati. Mickey Mouse, quando ero bambino, aveva letteralmente i denti ed era meno carino nei confronti di Minnie. Poi è diventato troppo importante come prodotto. L’hanno reso placido, gentile, adorabile e l’hanno svuotato. Da allora lo detesto.”
Il regista Spike Jonze ha dichiarato di non esser riuscito a leggere completamente da bambino il libro originale perché aveva paura dei mostri, la loro ambiguità gli impediva di capire se erano buoni, o cattivi che avrebbero finito col divorare Max. Lo scrittore disegnatore Maurice Sendak ha raccontato come ha avuto l’idea dei mostri; da piccolo subiva le visite di tre zii e tre zie che venivano dall’Europa e non parlavano una parola d’inglese, gli stropicciavano la faccia pensando fosse un gesto affettuoso ma lui temeva, conoscendo le pessime capacità culinarie di sua madre, che prima o poi l'avrebbero mangiato.
A garantire che non si sarebbe trattato dell’ennesimo ritratto edulcorato di un’infanzia da spot dei biscotti mattutini l’originalità dei film precedenti di Spike Jonze, come Essere John Malkovich o Il ladro di orchidee, e le sue scelte, spesso contrastate dalla produzione, di affidare il disegno dei mostri a un graffitaro sconosciuto come Sonny Gerasimovicz, di realizzare pupazzi alti tre metri, opera della bottega di Jim Henson già creatrice dei mitici Muppets, al posto dell’uso di moderne tecnologie digitali e la scelta di girare all’aperto nei dintorni di Melbourne, Vittoria, Australia, anziché in un teatro di posa con lo sfondo blu. Tutto questo ha dato al film quel sapore ruvido e selvatico che lo rende così vivo.
Sotto i costumi delle creature selvagge recitano attori conosciutissimi come Forest Whitaker, Chris Cooper, James Gandolfini e Paul Dano, in mezzo a loro la bravura del dodicenne Max Records sullo schermo in pratica ininterrottamente per tutto il film. Davvero un film utile per chi ha dimenticato cos’era essere un bambino e poterlo ricordare può essergli utile per relazionarsi con i suoi cuccioli di famiglia.