Nel complesso delle Stelline
di - pubblicato il 06 Giugno, 2010 in Lumbard emusiun con Flavia
Questa volta a Milano vi lascio vedere tutte le importanti mostre di Palazzo Reale per poi andare, con una trasferta di poche ore, nel complesso delle Stelline, un bell’edificio seicentesco di corso Magenta con tre grandi cortili porticati, che, dopo essere stato il convento dei Disciplinari di S. Maria della Stella, divenne, per volere di Federico Borromeo, un orfanotrofio femminile. Nel 1973 è stato trasformato in luogo per congressi, mostre e albergo.
Lì, anche se ormai questa esposizione finisce il 20 giugno (ma io sono andata a vederla solo ieri e, come sempre, non potevo scriverne basandomi sulle notizie e le fotografie ricevute dai comunicati stampa), nella Fondazione Stelline c’è una mostra che consiglio di vedere.

Sto scrivendo di “Elogio alla semplicità. Un carattere dell’arte contemporanea”, mostra a cura di Giorgio Verzotti, che è allestita per fare un doveroso e importante omaggio a Claudia Gian Ferrari, collezionista, gallerista, curatrice e profonda conoscitrice d’arte.
In totale sono esposte 50 opere, la maggioranza delle quali è di grande valore perché, grazie a loro, si riesce a narrare i cambiamenti e le evoluzioni avvenute nell’arte internazionale partendo dagli anni sessanta del ‘900. Sono state scelte, per raggiungere tale scopo, opere di Alighiero Boetti, Tony Cragg, Lucio Fontana, Gabriel Kuri, Richard Long, Grazia Toderi, Grazia Verisco e tanti altri ancora.

Le opere esposte sono caratterizzate da una decisa semplificazione del fare e creare arte, i materiali usati sono spesso “poveri”, inconsueti per il fare artistico dell’epoca presa in considerazione, visto che appartengono spesso alla “banale” vita quotidiana.
Credo sia perfettamente comprensibile come questo tipo di opere possa essere facilmente e felicemente interpretato dal pubblico, anche perché è semplice interagire con tali composizioni, mentre con altre, magari realizzate con tecniche difficoltose e complesse nel loro insieme, risultano lontane da una immediata comprensione.
In questa esposizione viene messa in risalto proprio la “semplicità” con la quale ognuno di noi riesce a comunicare con le opere esposte, anche se alla loro base esiste una profondità concettuale che richiede attenzione.
Credo sia importante sapere che di domenica, alle ore 16 (durata 75 min), sono organizzate delle visite guidate gratuite: per gli adulti il 6 e il 20 giugno 2010; per le famiglie con bambini il 13 giugno 2010.

Questa mostra ha un video di presentazione molto interessante: per vederlo basta cliccare su www.stelline.it Il catalogo che accompagna la mostra è in italiano e inglese e è stampato da Silvana Editoriale.
Il giro di questa volta, come ho detto, è brevissimo: basta, infatti, attraversare il bel cortile colonnato di questo edificio per trovarsi nell’altro cortile con la Galleria Gruppo Credito Valtellinese dove si trova la mostra “Yves Bélorgey. Sezioni verticali”: sono esposte circa quaranta grandi quadri con vedute di case e scorci di strade completamente privi di persone; le uniche cose freddamente viventi sono i fiori alle finestre o nei giardini. Si tratta della prima di una serie di mostre pensate per analizzare i diversi aspetti rintracciabili nelle città.
“Ciò che Belorgey cerca di interpretare nelle sue grandi tele sono le modificazioni urbane come riflesso di quelle sociali e culturali. E come e quanto l'architettura di oggi condizioni la quotidianità di chi la vive o anche solo la vede, o la subisce”.
Le sue sono fredde riprese frontali o di sbieco di edifici colorati, incombenti, ma freddamente inanimati e non riconoscibili, tali, quindi, da non permettere a chi sta guardando, di sentirsi un probabile attore in quello spazio senza vita, anche se, magari, ci sono delle statiche lenzuola stese in un terrazzo. Questa mostra è prodotta e organizzata dalla Fondazione Gruppo Credito Valtellinese in collaborazione con Gallerie Xippas di Parigi; naturalmente è accompagnata da un catalogo con la riproduzione di tutte le opere esposte.
Ora, uscendo, vale la pena dare un’occhiata al bel giardino che si trova dietro questi spazi espositivi dentro il quale sono state sistemate delle belle sculture che godono di un contorno eccezionale di rose fiorite e erba dal verde fresco.