Nel regno di Alessandro Magno, l’antica Macedonia
di // pubblicato il 17 Ottobre, 2011
Questo mese a Parigi altro importante appuntamento al Louvre con la mostra Nel regno di Alessandro Magno, l’antica Macedonia, inaugurata lo scorso 12 ottobre nella sala Napoléon.
Organizzata dal Louvre e dal Ministero della Cultura per la promozione della Repubblica Ellenica e curata da Sophie Descamps, capo conservatore del patrimonio del Louvre, Maria Akamati e Lillian Acheilara, alle sezioni antichità preistoriche e classiche, e Polyxeni Adam-Véleni, direttore del museo archeologico di Tessalonica, la mostra sarà in programma sino al 16 gennaio 2012.

Quando ci si riferisce all’antica Grecia, si pensa generalmente al Sud della penisola ellenica: Atene, Delfi, Micene e l’isola di Cipro, o al limite alla Magna Grecia: quella Grecia già conosciuta ed esplorata da tanti storici ed autori dell'antichità e dell'età moderna.Il Louvre ci invita, invece, a volgere lo sguardo verso Nord e a scoprire la Macedonia, negli ultimi anni sede di maggiore scoperte archeologiche, le quali potrebbero secondo i curatori “costringerci a riscrivere la storia dell’antichità”. Lo straordinario patrimonio artistico e storico della Grecia settentrionale era pochi anni fa ancora poco conosciuto. Infatti si è dovuto attendere l’apertura nel 1977 del Grande Tumulo di Vergina e la scoperta di vari tombe tra cui quella di Filippo II di Macedonia, grazie all’archeologo greco Manolis Andronicos.Ulteriori scavi, poi, hanno permesso di riesumare numerose prove dell’eccezionale livello raggiunto della civiltà macedone prima del periodo ellenistico.
Nelle prime due sezioni, la mostra ripercorre le tappe della riscoperta dell'antica Macedonia, proseguendo, poi, cronologicamente lungo la storia del Regno, sin dalla sua formazione nel II millennio a.C.
Si scorgono oggetti trovati nelle necropoli della fine dell'Età del Bronzo, come la maschera funeraria di Sindos (dal 520 a.C. circa), che rimanda all’uso miceneo, scomparso nel resto della Grecia dalla metà del II millennio. I numerosi vasi greci all’interno del percorso espositivo testimoniano, poi, l'intensificarsi in quel periodo degli scambi commerciali tra la Macedonia e il ‘Sud Ellenico’, già presente con varie colonie sulla costa macedone.
Nonostante la famosa dichiarazione dell’oratore ateniese Demostene che fece di Filippo II nient’altro che un “barbaro ubriacone”, fu durante il suo regno che la Macedonia raggiunse il livello di potenza che avrebbe permesso le conquiste del figlio.
Nella terza sezione sono esposti alcuni oggetti provenienti della tomba di Vergina, risalenti al regno di Filippo (inizio 359 a.C.). Stessi luoghi eletti da Euripide a proprio ritiro, dove compose le Le Baccanti, ormai non più sotto la sola influenza culturale di Atene. Infatti, oltre ad Euripide, i più grandi artisti ateniesi, tra i quali Lisippo da Sicione, realizzatore dell'Alessandro con lancia presente nella mostra, si spostarono nella corte macedone, diventando ritrattisti ufficiali del futuro Imperatore.
Lo sviluppo della Macedonia durante il periodo ellenistico è rappresentato dalla quarta sezione della mostra al Louvre. Grazie alle migliorie volute da Alessandro Magno, l'arte e l'artigianato raggiunsero in quell’epoca un livello paragonabile a quello del Rinascimento.
Seguono poi altre sezioni di carattere tematico.

La prima di queste espone il ‘rigoroso edificio sociale’ che reggeva la vita quotidiana, attraverso alcuni oggetti che dimostrano non solo l'importanza della potenza militare macedone ma anche quella dell'educazione dello spirito.
Ad arricchire l’esposizione ci pensano, poi, due film in 3D: il primo ci conduce in una sala da convivio che restituisce gli oggetti della mostra nel loro contesto originario, il secondo ricostruisce le case pavimentate dai magnifici mosaici di Pella, capitale del regno di Filippo II. All'ingresso della mostra la riproduzione del monumentale mosaico della Caccia del Leone proveniente della cosiddetta Casa di Dioniso, saluta i visitatori.
La sesta sezione è dedicata all'arte e all'artigianato della Grecia Settentrionale e mostra la raffinatezza della vita quotidiana dei macedoni, esemplificata dal bracciale d'oro ritrovato a Europos-Kilkis.
La settima parte è dedicata alla religione e al rapporto con la morte. La religione, infatti, era di fondamentale importanza ed era consueto affidarsi per il cammino nell'Hadès ad una divinità come Persefone. Il defunto portava con se i propri oggetti nella tomba, e questa pratica ci consente oggi di ottenere preziose informazioni sia sulla morte che sulla vita dei possessori delle sepolture.

La penultima parte è dedicata alla Macedonia caduta sotto il dominio romano, dopo la sconfitta del 168 a.C., l'ultima sezione, invece, tratta della genesi nell'antichità e dello sviluppo ulteriore della leggenda di Alessandro Magno e accenna ad una prospettiva interessante sul potere della finzione nella storia.
Infatti, gli Argeadi, la dinastia alla quale apparteneva Alessandro, erano convinti di discendere direttamente da Ercole tramite Argo.
La pretesa di Alessandro ad un destino eroico era rafforzata della sua passione per i poemi epici di Omero, inoculata dall'insegnamento del suo precettore Aristotele, il quale a differenza di Platone non era ostile ai poeti.
Quando, poi, morì assassinato il padre, vide nella guerra contro i Persiani, che riuscì a sconfiggere nonostante la sua inferiorità numerica, un occasione unica per divenire il ‘Nuovo Achille’.
Alessandro destinato ad essere un semidio durante la vita ed oltre. La sua fama portata dalle conquiste e dalle numerose raffigurazioni artistiche ne fece un modello per tutta l'antichità, ma anche per l’età moderna. Come testimonia il Ritratto d'Alessandro così detto Hermete Azara, presente in mostra, che riscoperto nel 1779 fu offerto poi a Napoleone Bonaparte, altra ‘semidivinità’ nascente all’apice del suo percorso.