Natale a Montecitorio: in mostra i dipinti della collezione Pallavicini
di // pubblicato il 24 Dicembre, 2009
In concomitanza con le festività natalizie si apre, nel cuore della capitale, un’esposizione d’èlite dedicata all’evoluzione della rappresentazione religiosa. La mostra “La pittura sacra a Montecitorio: dipinti dal ‘400 al ‘600 della collezione Pallavicini”, organizzata dalla Camera dei deputati e allestita nella Sala della Regina del Palazzo, aperto in questo periodo per permettere al pubblico di visitare i suoi ambienti splendidamente arredati e decorati, ci offre una selezione ricercata dei più grandi capolavori del “sacro”, attraverso le firme prestigiose di maestri come Botticelli, Signorelli, Zanobi Machiavelli, Barocci e Rubens.

Sette le opere in mostra per un evento davvero unico. Sia perché questi dipinti escono per la prima volta dalla loro sede di appartenenza e collocazione permanente, la Galleria del Palazzo Pallavicini Rospigliosi a Monte Cavallo, sia perché, come sostiene il curatore Nicola Spinosa, “costituiscono un insieme altamente significativo ed emblematico di quella che è certamente una delle più antiche e prestigiose raccolte dinastiche conservatesi in Italia, ma non solo in Italia, nella sua quasi originaria e unitaria consistenza”. E, aggiungerei, perché sono i testimoni di tre secoli di profondi cambiamenti e trasformazioni storiche – dalle lotte interne tra i vari Stati italiani alle scoperte scientifiche, dall’avvio della riforma protestante alla conseguente reazione della controriforma cattolica – che hanno influenzato in maniera decisiva la produzione artistica.

Il Quatrocento è rappresentato da tre dipinti. Il primo, la Madonna col Bambino e due angeli di Zanobi Machiavelli, databile verso il 1450-1455, è l’esempio del persistere del tardo Gotico in Italia centrale, “seppur con soluzioni di colta e coltivata eleganza formale e d’impreziosita resa cromatica”, come precisa Spinosa. La Vergine col Bambino fra San Giovanni Battista e un altro Santo (forse San Girolamo o San Giuseppe) di Luca Signorelli, coniugando un segno forte e deciso con l’espressione sincera dell’intimità familiare, è invece più vicino a un “fare” moderno, non lontano dagli esempi umbri di Bartolomeo della Gatta e di Perugino. Terzo è il tondo di Sandro Botticelli intitolato Vergine col Bambino, San Giovanni Battista e due Angeli che costituisce, attraverso una resa elegante e raffinata dei tratti somatici e dei panneggi e una grazia espressiva e sottile nei gesti d’affetto, uno dei modelli più significativi della rappresentazione del sacro in toni quasi profani.

Un’opera soltanto, ma decisamente emblematica, simboleggia il Cinquecento. Si tratta della Madonna col Bambino di Federico Barocci che, eseguita verso il 1570, riflette un momento della produzione giovanile dell’artista fortemente influenzato dai modi addolciti di Correggio a Parma. L’esito comunicativo dell’opera è quello di una religiosità dai toni, al tempo stesso, devoti e domestici che ben si addice al rinnovato linguaggio delle istanze controriformiste della Chiesa di Roma sempre alla ricerca di una comunicazione efficace e persuasiva.

E, da ultimo, Peter Paul Rubens come icona del Seicento. La celebre serie di Anversa dell’Apostolato, qui esposta, che comprende le tavole di Cristo portacroce, di San Giacomo e di San Simone, risale al 1610 ed è una versione di bottega, ritoccata dal Maestro, della serie eseguita per il Duca di Lerma, oggi al Prado e alla National Gallery di Ottawa. Se da un lato i panneggi voluminosi e la sontuosità delle figure ricordano i grandi esempi di Tiziano e Veronese, dall’altro la verità degli atteggiamenti e l’intensità espressiva dei soggetti sembrano anticipare gli uomini “veri” e caravaggeschi di Baburen, de Haen, Crabeth e del giovane Ribera a Roma, che di sicuro non furono ignoti al fiammingo.

Il confine tra sacro e profano si fa sempre più labile e sottile. I modelli scelti dalla realtà quotidiana sembrano non perdere mai la loro condizione umana e sottolinearla in più di un’occasione. Forse è proprio questo che la selezione di immagini sacre appartenenti alla collezione Pallavicini ha intenzione di rivelare.
