Motonave Paganini -28 giugno 1940
di // pubblicato il 28 Giugno, 2009
Un bel volume è stato presentato qualche tempo fa dai Presidenti dei Consigli provinciali di Firenze e Arezzo in Palazzo Medici Riccardi, ma abbiamo scelto di parlarne il giorno dell'anniversario.
Il mare era mosso, molto mosso. Noi eravamo giù nella stiva. C'erano i lettini a castello e c'avevano detto di stare fermi perché il mare era mosso (...). C'era un fittacchiume incredibile, non si respirava. Mi alzai e andai sul ponte. Mi ricordo che le scale erano strette ed io che sono grosso ci passavo appena. Dopo una quindicina di minuti che ero sul ponte, la nave si inclinò e io mi ritrovai in mare".
Queste parole di Aldo Piccini, classe 1919, ex alpino, nell'intervista a Daniele Finzi per "Una storia nel cuore" dove ricostruisce una tragedia notissima in Toscana all'inizio della Seconda Guerra Mondiale: l'affondamento della Motonave Paganini.
L'autore, attraverso documenti e testimonianze dei sopravvissuti e dei parenti delle vittime, indaga per la prima volta sulle cause di una tragedia dimenticata dagli storici nonostante le oltre 200 vittime, in gran parte provenienti dalla Toscana. La prima di una serie di sciagure della campagna contro la Grecia voluta con forza da Galeazzo Ciano.
I soldati della Paganini stavano raggiungendo l'Albania per la preparazione dell'attacco che avrebbe dovuto portare l'esercito italiano diritto a Salonicco "in ventiquattro ore".
Per l'Italia fascista fu però impossibile condurre una guerra parallela all'alleato tedesco (allora trionfante su tutti i fronti) per la colpevole incapacità nel predisporre gli strumenti adeguati al buon fine delle operazioni militari.
La Motonave Paganini lo testimonia palesemente: soldati, animali, armi e macchinari sistemati a forza in coperta, mancanza di scialuppe di salvataggio e di vie di fuga (la nave passeggeri affittata alla Tirrenia non aveva scalette abbastanza larghe per far uscire i soldati in massa), nessun tipo di addestramento per le operazioni di evacuazione.
Il libro rivela come la storia viva nei ricordi di chi l'ha vissuta, ma è anche un monitor sulle modalità con cui si effettuano oggi le ricerche (tre anni tra diverse province e negli archivi di molti enti e istituti anche esteri), vagliando documentazione per la ricostruzione filologica di un avvenimento complesso per le implicazioni storiche e politiche.
Ne esce anche il doveroso omaggio alla memoria delle vittime per non dimenticare questa tragedia fra le tante del conflitto mondiale.

Al sabotaggio, come dichiarò la versione ufficiale del tempo, Daniele Finzi contrappone la tesi di un attacco inglese, testimoniata dalle modalità dell'incendio e dalla presenza di sottomarini inglesi nelle acque adriatiche. La ricerca ha evidenziato che le vittime della Paganini erano soldati e ufficiali giovanissimi fra cui i tecnici, come gl stampatori dell'Istituto Geografico militare di Firenze, mentre, tra i "caduti rurali", i figli di un'Italia contadina con molti mezzadri e coloni di Arezzo, San Sepolcro, Calenzano e Greve in Chianti.
Il volume, edito da Nuova Toscana, descrive come il lavoro meticlosissimo Daniele Finzi abbia permesso a Cesare Balzi, instructor trainer della IANTD, di avviare all'inizio del 2009 le ricerche al largo di Durazzo, finalizzate alla localizzazione del relitto della Paganini (dopo oltre tre anni trascorsi in Albania e l'esperienza acquisita con la localizzazione dei relitti della corazzata Regina Margherita, del piroscafo trasporto truppe Re Umberto e del cacciatorpediniere Intrepido nella baia di Valona, yutte le difficoltà sono state superate agevolmente).
Durante i giorni 28 e 29 marzo una serie di immersioni su un relitto situato 4 miglia dall'uscita del porto di Durazzo, appoggiato su un fondale sabbioso di 35 metri, in assetto di navigazione, inclinato di 45° sul fianco di sinistra, con la prora rivolta verso sud ovest, in direzione 210°.
Al termine delle immersioni, grazie ai piani di costruzione della nave forniti dall'Associazione Modellisti Bolognesi all'Ammiraglio Giuseppe Celeste, Presidente dell'Associazione Amici del Museo e della Storia della Spezia, è stato constatato che il relitto affondato a 2.4 miglia dalla costa albanese è la motonave Paganini.
Cesare Balzi, intervenuto a Firenze alla presentazione del libro di Daniele Finzi, ha proiettato l'anteprima delle riprese subacquee girate sul relitto ancora in gran parte intatto, immagini che hanno suscitato forte emozione fra i congiunti delle vittime.
Daniele Finzi vive e lavora ad Anghiari. Appassionato di storia, ha condotto ricerche sul Seicento e pubblicato uno studio sul Campo di concentramento di Renicci.