Montepulciano festeggia i 70 anni del Bruscello
di // pubblicato il 29 Luglio, 2009
"Deh, quando tu sarai tornato al mondo,
e riposato de la lunga via",
seguitò 'l terzo spirito al secondo,
Ricorditi di me, che son la Pia;”
(Divina Commedia, Purgatorio V, 130-136)
La rappresentazione teatrale del Bruscello a Montepulciano compie 70 anni e dal 13 al 16 Agosto per celebrare l'evento mette in scena nella stupenda cornice di Piazza Grande Pia de' Tolomei: un vero “classico” del genere che a suo tempo inaugurò questa moderna versione del tradizionale Bruscello itinerante.

In Toscana l'improvvisazione poetica ha radici antichissime, che si perdono letteralmente nella notte dei tempi: gli endecasillabi dei Contrasti e Saluti in ottava rima, il Maggio, le Befanate come anche i forse più conosciuti gli stornelli sono infatti testimonianze di queste pratiche che da secoli continuano a svolgersi nelle campagne dell'Italia Centrale. Nel caso del Bruscello si trattava di una forma di recitazione cantata, nella quale compagnie popolari improvvisavano testi a carattere epico, tragico o farsesco, spostandosi nelle piazze di paese o tra i poderi, reggendo in mano un ramoscello – il termine Bruscello deriverebbe proprio dal termine “arboscello” a sua volta derivato dal latino arbor. Le origini di questa pratica sono incerte, come nel caso delle altre forme popolari di improvvisazione poetica e teatrale, cantate, musicate o solo recitate.
Il Bruscello di Montepulciano, pur derivando chiaramente da tali antiche usanze contadine, rappresenta un'evoluzione moderna di queste ultime: nel 1939 infatti, quando queste tradizioni popolari si avviavano già verso il declino, il Bruscello si trasforma in una rappresentazione teatrale vera e propria, non più itinerante, bensì messa in scena su un palco, con un pubblico, delle scenografie e delle luci accuratamente studiate e soprattutto un testo prestabilito. Ed in questa forma, che unisce tradizione e rinnovamento, radici e modernità, il Bruscello è arrivato all'importante traguardo dei 70 anni con un'orchestra che oggi conta 39 elementi e un coro di tutto rispetto. Soprattutto può festeggiare in compagnia di una folta schiera di seguaci, tra i quali molti giovani, segno che la passione per questo spettacolo è destinata a continuare ad evolversi.

Come già accennato, quest'anno la Compagnia Popolare del Bruscello metterà in scena Pia de' Tolomei, una rielaborazione moderna a cura di Luciano Garosi – direttore d'orchestra e autore delle musiche – e di Irene Tofanini – autrice dei testi – che non vuole essere solo un omaggio alla prima edizione moderna del Bruscello: prosegue infatti la trilogia dantesca che iniziata nel 2008 con la storia del Conte Ugolino, continua oggi con l'affascinante figura di Pia e si concluderà nel 2010 con il testo dedicato a San Francesco, chiudendo così questo ideale viaggio tra Inferno, Purgatorio e Paradiso raccontato attraverso le vicende di tre tra i personaggi più popolari della Divina Commedia.
Pur rispettando la storia che tutti conosciamo, questa nuova versione presenta delle innovazioni sostanziali rispetto ai testi recitati in passato: prima di tutto, come ha sottolineato l'autrice Irene Toffanini in occasione della conferenza stampa, questa nuova versione si concentra in modo particolare sui personaggi e sulla loro evoluzione nella storia. Inoltre tutta la vicenda, che tradizionalmente viene collocata nel contesto delle lotte tra Guelfi e Ghibellini, viene spostata di alcuni decenni e fatta coincidere con le contese tra Siena ed Arezzo e la battaglia di Campaldino del 1289, inoltre vengono anche fatti accenni al Giubileo del 1300. Una licenza poetica che del resto nulla toglie alla vicenda di Pia, della cui figura storica conosciamo ben poco: infatti l'anima che Dante incontra nel Purgatorio fu fatta coincidere con quella della nobildonna senese solo in base alla tradizione dei commentatori della Commedia, perché nel poema non vengono date indicazioni precise e al contrario di quanto possiamo oggi pensare, il famoso "salto della Contessa" fu ricostruito a partire dai versi di Dante, e non viceversa.
Concludiamo ricordando che Pia, come unica richiesta chiede a Dante “Ricorditi di me, che son la Pia”, proprio perché sa che nessuno della sua famiglia lo farà e pregherà per lei: il destino ha voluto che proprio Pia sia uno dei personaggi più amati dalla tradizione popolare, che ancora oggi continua a rispondere a quell'invito e a perpetuarne il ricordo.