Monna Lisa again
di // pubblicato il 29 Ottobre, 2009
Il dipinto, o meglio, l’opera d’arte mediaticamente più conosciuta, utilizzata e, talora, sfruttata sino alla mistificazione è, senza dubbio, la Gioconda.
La fama che si porta al seguito non ha stentato a raggiungere nemmeno l’Oriente, e l’indiscutibile fascino che emana, unito alla bellezza della pittura, ne trattengono il mistero che, da secoli ormai, affascina ogni generazione d’appassionati d’arte.
Ma cosa si può ancora raccontare di un dipinto sul quale pare proprio che tutto, dalle teorie scientifiche a quelle fantascientifiche, sia stato detto?
È la studiosa e docente americana Josephine Rogers Mariotti che, sulla base di nuovi attenti studi realizzati negli archivi del Monastero di Sant’Orsola e nell’Archivio di Stato di Firenze, dona nuova linfa vitale alla vicenda.
La questione da dirimere è quella dell’identità e delle vicende per le quali Leonardo, in quei primi anni del Cinquecento, eseguì il ritratto che rimase il più famoso al mondo.
Il testo Monna Lisa. La “Gioconda” del Magnifico Giuliano, voluto da Antonio Natali (direttore della Galleria degli Uffizi) per la collana di saggi di storia dell’arte “I grani” edita da Polistampa, scaturito dall’ingegno e dalla penna della Rogers Mariotti, racconterà questa nuova storia.
96 pagine-censimento degli studi finiranno per conciliare le due principali teorie storiche in merito e ritenute, fino ad oggi, apparentemente opposte: quella vasariana che identifica nella modella la moglie di Francesco del Giocondo, e l’altra fondata su una testimonianza del 1517 di Antonio de Beatis, segretario del Cardinale Luigi D’Aragona, che vede il ritratto commissionato da Giuliano de’ Medici.
La genesi della Gioconda avvenne in uno dei periodi più floridi della storia fiorentina.
A quei tempi, lungo l’Arno, erano contemporaneamente presenti Michelangelo e Raffaello, per citare solo due dei maggiori maestri che calcavano quelle vie.
In un clima culturale così complesso importantissima fu la consuetudine petrarchesca entro la quale la vicenda s’inserisce
Francesco del Giocondo, marito di quella Lisa Gherardini nostra protagonista la cui fama travalicò, per mano di Leonardo, i secoli, fu un leale sostenitore della famiglia Medici.
Proprio in un registro di spese di casa Medici (ritrovato dalla studiosa tra le carte dell’antico convento fiorentino di Sant’Orsola) riferibili al cardinale Giovanni, futuro papa Leone X, sono riportati rapporti commerciali tra le due famiglie. Altri documenti, continuando su questa linea, testimoniano lo stretto legame politico e finanziario tra Francesco del Giocondo e Giovanni e Giuliano de’ Medici.
Questi elementi, oltre alla frequentazione usuale di entrambe le parti del convento di Sant’Orsola, comprovano seducentemente, secondo la Mariotti, l’esistenza di una amicizia tra Francesco e i fratelli Medici.
Risulta allora molto meno improbabile del pensato che le due teorie, inizialmente contrastanti, si rivelino altresì conciliabili. Del resto che Giuliano de’ Medici abbia richiesto il ritratto della moglie di un concittadino e amico, risulta ipotesi realistica se proiettata nel contesto di una tradizione di cultura petrarchesca e “dolce stil novo” di cui Giuliano fu perfetto esponente.
L’ipotesi di lavoro a cui la studiosa mirerà sarà quindi quella di spiegarci come il ritratto di Monna Lisa rappresentasse, per Giuliano de’ Medici, l’incarnazione della donna ideale, della sua musa petrarchesca.
Quel sorriso, definito dal Vasari “ghigno tanto piacevole” deve averlo colpito a sufficienza per richiedere al grande artista di eseguirne il ritratto.
Una lettura agevole e veloce, seppure attenta ed efficace, consigliabile ad ogni appassionato d’arte.