Mondrian. L’armonia perfetta
di // pubblicato il 23 Ottobre, 2011
Accostandosi all'arte moderna, a quella grossomodo prodotta nell'ultimo secolo, si è spesso dubbiosi, indecisi sul giudizio o disorientati si fronte a tele che sono, nella maggior parte dei casi, prive di un soggetto riconoscibile. Si tratta di un tipo d'arte che forse non cattura immediatamente l'attenzione, che non lascia subito senza fiato come possono fare le tele di Botticelli o i paesaggi degli impressionisti, ma di una pittura che va pensata e interiorizzata senza pregiudizi. Uno dei massimi maestri di questo tipo di arte è Piet Mondrian che, in un articolo apparso su Cahiers d'art del 1931, spiega come accostarsi alla pittura astratta: "L'occhio non ne viene a prima vista affascinato, almeno l'occhio di coloro che cercano la bellezza complicata dalla forma. Ma coloro che sono aperti a una bellezza più interiorizzata e non sono accecati o legati dalla tradizione subiscono l'espressione pura del ritmo libero senza pensare nè sapere nè comprendere".

Per capire la genesi delle opere dell'artista olandese bisogna partire da lontano. Nato ad Amersfoort nel 1872, agli esordi Mondrian si avvicina alla tradizione del realismo olandese e della Scuola dell'Aia, cittadina nella quale, a partire dal 1870, si incontrano artisti accomunati dalla scelta di soggetti comuni, tratti dalla vita quotidiana, trattati con una pennellata fluida e senza grandi contrasti cromatici (è il motivo per il quale la scuola viene anche definita come "grigia"). Parimenti importante, per Mondrian, è la conoscenza di Jan Toorop, artista che aveva permesso agli olandesi di conoscere le ultime tendenze artistiche europee, dall'impressionismo al simbolismo, passando per il puntinismo. Il contatto con Toorop significa per Mondrian un cambiamento netto della tavolozza utilizzata fino ad allora: i colori spenti e monotoni di un tempo lasceranno infatti il posto a tinte più accese e solari.

Fin dall'inizio della sua produzione è comunque possibile riscontrare una certa tendenza alla ripetizione di alcuni elementi fondamentali, come alberi, fari, torri e fiori, che diventeranno sempre meno riconoscibili a partire dagli anni '10: si tratta di un processo graduale e continuo, in parte influenzato dalle contemporanee esperienze cubiste, che porta alla progressiva astrazione della realtà e al prevalere di elementi lineari e ripetitivi. Questa costante ricerca di semplificazione è anche dettata dalla volontà di distaccarsi, di superare il concetto di individualità per arrivare ad un'armonia superiore, necessità nata probabilmente come reazione alla delicatissima e tragica situazione mondiale, dominata da guerre, violenze ed egoismi. Il tema del superamento dell'uno deriva anche dall'adesione di Mondrian agli ideali della teosofia di Helena Blavatsky e Rudolf Steiner, secondo i quali il mondo è concepito come un tutto regolato da leggi e principi matematici, i cui poli opposti (mascile e femminile, spirito e materia...) tendono all'armonia. È solo attraverso degli stadi di conscenza progressiva che si può riconoscere quella realtà.

Partendo da queste premesse, è facile allora comprendere la scelta delle linee rette che si incontrano in angoli perfettamente equilibrati, trovando nell'incrocio tra verticale e orizzontale un'armonia perfetta, e di colori primari, ben delimitati da spesse linee nere in modo che non possano influenzarsi l'uno con l'altro. Mondrian utilizzerà questa tecnica, solo apparentemente arida e ripetitiva, per gran parte della sua produzione successiva influenzando da protagonista il movimento De Stijl, legato alla rivista che apparve per la prima volta in Olanda nel 1917. Gli artisti che danno il loro contributo (Theo van Doesburg, Bart van der Leck, Georges Vantongerloo, Vilmos Huszár, gli architetti J.J.P. Oud, Jan Wils, Gerrit Rietveld e naturalmente lo stesso Mondrian) sono accomunati dalla ricerca di una nuova arte che possa adeguarsi al meglio alla società moderna e che esprima al meglio la ricerca dell'armonia ideale. Si aspira in particolare alla creazione di un'opera d'arte totale che comprendesse, senza nessun tipo di gerarchia interna, pittura, scultura, architettura e design.

L'esperienza di De Stijl coinvolgerà Mondrian fino al 1924, anno in cui si distacca dal gruppo soprattutto per i contrasti con Van Doesburg e per il loro diverso modo di intendere l'arte ed in particolare la pittura. Sono questi gli anni in cui si sviluppa un forte interesse attorno all'opera del pittore olandese: molte delle sue tele vengono acquistate da importanti musei e l'artista viene spesso invitato a partecipare a delle mostre. A Parigi, lo stesso atelier di Mondrian diventa meta ambita da conoscitori e appassionati, che hanno in questo modo la possibilità di entrare letteralmente in un quadro, per i grandi pannelli in cartone rosso, giallo e blu che decoravano le pareti.
L'esperienza parigina di Mondrian si conclude nel 1938, quando il pittore si trasferirà prima in Gran Bretagna e successivamente (dal 1940) a New York. L'ultima sua produzione è caratterizzata da un cambiamento che è in parte influenzato dalla musica jazz, una delle più grandi passioni dell'artista: i suoi dipinti diventano più vivaci, le linee si sdoppiano ed il ritmo della musica entra prepotentemente all'interno del quadro.