Miti cinesi: così tutto iniziò

di Elisa Bergami // pubblicato il 05 Dicembre, 2011

Adamo “diede un nome ad ogni cosa”, si racconta nella “Genesi”: un nome per distinguere l'io dell'altro dal sé, ma anche per sentirsi parte attiva di un tutto; un nome per orientarsi nella mappa della creazione; un nome per conoscere e far della conoscenza un patrimonio comune; un nome per non dimenticare; uno per comunicare con i propri simili, tessendo e intrecciando racconti; un nome per far emergere ed esorcizzare le paure profonde, come quella della morte...Tutto questo è mito.
Davide Sala “ Miti cinesi. Il fascino dell'oriente

Per una cultura, come quella cinese, dalle radici fortemente ancorate al sub strato filosofico e teologico della propria storia, la dimensione mitologica appare come un elemento imprescindibile e insostituibile. Certamente affascinanti ma sconosciuti ai più perché smaccatamente peculiari di un Oriente favoloso, i miti cinesi affondano le proprie radici in quella tradizione popolare che, dalla notte dei tempi, ha trovato nella leggenda il modo più efficace di esprimere il proprio stupore di fronte alla sciocca multiformità della vita.

Uno dei più antichi è il mito che narra di come Pangu abbia creato il mondo separando lo yin e lo yang che costituivano l'uovo primordiale. Dopo diciottomila anni di sonno e protezione, le gigantesche proporzioni di Pangu mal si adattano al “nido” ancestrale, tanto da farlo risvegliare e costringerlo con un netto colpo di scure a infrangere il guscio separando il cielo e la terra. Sopra il primo e sotto il secondo, con Pangu a sostegno che continuò a crescere fino a quando la volta celeste non occupò la posizione che tutti conosciamo e la terra non sprofondò tanto quanto richiedeva la perfezione. Portato a termine il suo compito e giunta infine l'ora della morte, il suo corpo si tramutò in moltissime cose: dal suo alito scaturirono nuvole e venti, l'occhio sinistro divenne il sole, il destro la luna; gli arti inferiori e superiori i quattro pilastri che reggono la terra e il suo corpo si divise in cinque parti per formare altrettante montagne. E, ancora, il sangue formò i fiumi e le sue vene si tramutarono in strade mentre baffi e capelli divennero le stelle. Molto poco elegantemente i parassiti all'interno del suo corpo, leggenda narra, si trasformarono negli esseri umani. 
Wang Qi (1529 - 1612), Ritratto di  Pangu tratto dal Sancai Tuhui
Nella pluralità delle fonti consultabili Pangu viene riconosciuto come un demiurgo, ma miti meno diffusi narrano della creazione di uomini e donne da parte di Nüwa, una dea descritta di volta in volta con fattezze umane (come una scultrice in grado di modellare gli uomini attraverso l'impiego dell'argilla) o sembianze zoomorfe (con corpo di serpente e testa umana). Particolarmente creativa, Nüwa cominciò a modellare l'uomo con argilla gialla, ma ben presto si rese conto che neppure le sue forze prodigiose sarebbero bastate a popolare il territorio; fu a quel punto che decise di immergere in una pozza di fango un grossa corda che sollevò poco dopo tendendola: gli schizzi di fango che caddero da quest'ultima divennero gli essere umani. Quando il numero degli uomini creati le apparve sufficiente, donò loro, infine, la capacità di riprodursi e moltiplicarsi. Dagli uomini perfettamente modellati nacquero i ricchi e i nobili, mentre dagli schizzi discesero i poveri e gli umili.

L'identità di creatrice è accompagnata, però, da un altro apparato di leggende straordinarie che ridimensionano di molto il ruolo di “scultrice” dell'umanità. Per alcuni Nüwa è solo un altro nome di Mixi, sorella minore del primo leggendario imperatore cinese Fuzi, il cui regno viene fatto risalire intorno al terzo millennio prima di Cristo. Scampati per miracolo alla devastazione del mondo da parte del Dio del Tuono, Mizi e il fratello si trovarono completamente soli in un mondo che non assomigliava più a quello di cui erano abituati a circondarsi; con lo scopo di salvare la specie umane e ripopolare la Terra i due si unirono in matrimonio e furono venerati come divinità dai loro numerosi discendenti. 
Autore anonimo, Fuxi e Nüwa
Un tratto caratteristico della mitologia cinese è la continua commistione di leggenda e cronaca storica. Accade, per esempio, che a imperatori realmente esistiti siano attribuite gesta epiche o che, al contrario, azioni e invenzioni reali siano collegate a personaggi leggendari. Questo è il caso di Huangdi, l'Imperatore Giallo considerato per tradizione il fondatore della nazione cinese.

Migliaia di anni fa lungo i corsi del Fiume Giallo e del Fiume Azzurro vivevano molte tribù, Huangdi era il più famoso capo tribù del Fiume Giallo.
Lungo il corso del Fiume Azzurro viveva, invece, il clan dei Juli il cui capo Chiyou possedeva 81 fratelli con corpo animale e viso umano, il capo di bronzo e le braccia di ferro. Eccellenti fabbricatori di armi, disseminavano il terrore ovunque la loro sete di devastazione li portasse. 

Alla guida di un esercito di tribù barbare ed insieme ai fratelli, Chiyou aveva attaccato gli abitanti della regione dello Shangdong costringendoli a forza a muovere guerra contro la regione dello Hebei, appartenente al tempo al florido regno di Huangdi. All’inizio, Chiyou ottenne la vittoria per via dei baldi soldati che formavano le schiere del suo esercito; ben presto, però, l'avversario invitò draghi e altri animali fantastici ad unirsi alla battaglia e sebbene i soldati di Chiyou fossero feroci non riuscirono a resistere all'attacco delle truppe di Huangdi e si diedero alla fuga.
Autore anonimo, Huangdi
Totalmente insoddisfatto del risultato raggiunto, l'Imperatore Giallo alla guida dei suoi soldati si mise ad inseguire quelli di Chiyou ma improvvisamente il cielo si fece buio, calò ovunque una fitta nebbia e si mise a tirare un forte vento carico di lampi e tuoni: i soldati di Huangdi non potevano più continuare l’ inseguimento a causa delle impervie condizioni metereologiche; era stato Chiyou ad invitare il dio del vento e il dio della pioggia ad aiutarlo nella lotta... Huangdi, non volendo essere da meno, prima costruì un veicolo bussola utilizzando il fenomeno dell’Orsa Maggiore che indica sempre il Nord per guidare i soldati e farli uscire dalla fitta nebbia, poi chiamò in aiuto una delle sue figlie, che grazie a particolari poteri magici sprigionò dal proprio corpo un calore tale da riuscire a dissipare vento e pioggia, ed ecco che ovunque si fece sereno.
Dopo una serie di lunghe battaglie, Huangdi uccise tutti i fratelli di Chiyou e catturò vivo lui stesso ordinandone l'esecuzione. Temendo che la sua ferocia sopravvivesse dopo la morte, ordinò di seppellirne la testa e il corpo in due località distanti, mentre i ceppi utilizzati per imprigionarlo furono lasciati su un monte isolato, trasformandosi in una foresta di aceri. Ogni foglia rossastra, si narra, era una goccia del sangue di Chiyou.
L'Imperatore Giallo governò il regno per 110 anni con saggezza e benevolenza fino a che, un giorno, non venne rapito da un dragone alato che calò sul palazzo per accompagnarlo nel Lin Men (l'Olimpo cinese, dimora delle divinità superiori): grande cordoglio si impossessò della popolazione che ancora oggi, a distanza di migliaia di anni suole andare sulla sua tomba mortale per commemorare quello che viene considerato il progenitore della nazione cinese.

Tutto quello che è stato fin qui narrato rappresenta solo l'inizio di una storia popolata di creature fantastiche, gestione degli elementi della natura da parte di forze sovrannaturali, di epiche battaglie e romantiche vicende...

 

Dettagli

Didascalie immagini

  1. Wang Qi (1529 - 1612), Ritratto di Pangu tratto dal Sancai Tuhui
    ca. 1607, Copia del Sancai Tuhui proveniente dall' Asian Library dell' Università British Columbia
  2. Autore anonimo, Fuxi e Nüwa
    Rotolo, Colore su seta, 144.3 x 101.7 cm, Chinese History Museum
  3. Autore anonimo, Huangdi
    Illustrazione tratta dal "Li-tai ku-jen hsiang-tsan", Edizione 1498, Collezione dell' Università di Hong Kong

In copertina:
Shang Xi, Quattro maghi e il Dio della longevità
Rotolo, Colore su seta, 98.3 x 143.8 cm, ca. 1450, National Palace Museum, Taipei

Dove e quando

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