Mimmo Paladino sul lago d’Orta
di // pubblicato il 29 Luglio, 2009
di Elisa Mazzagardi
Si apre una porta sul lago di Orta, e la realtà simbolica di un viaggio all’interno di se stessi si concretizza in un’incantevole scultura di Mimmo Paladino: “Porta d’Oriente”.

Le mostre a cielo aperto sono piacevoli alternative alle pesanti pareti cariche di storia di un museo e sono vie di fuga a un’interpretazione troppo forzata della realtà artistica.
La fruizione, così, diventa immediata e si libera delle difficili interpretazioni o delle cervellotiche allusioni pretese dalla critica, avvicinandosi al mondo della vita concreta, alla realtà di chi, tristemente, sfugge spaventato dalle bizzarrie dell’arte.

Orta San Giulio in provincia di Novara fino al 9 novembre prossimo è il teatro di un viaggio nel tempo, nello spazio, nella storia e nella mitologia, rappresentato dalle sculture monumentali di Mimmo Paladino esposte sulle rive del lago d’Orta.
Il celebre scultore, pittore, incisore, classe 1948, originario di Benevento, fu targato da Achille Bonito Oliva nella Biennale di Venezia dell’80, come esponente della transavanguardia, e oggi porta in mostra le mille facce della sua ricerca artistica.
Una ricerca che si è frammentata nella molteplicità delle tecniche adoperate e delle interpretazioni che, di volta in volta, sono state date alle sue opere, ma che si è sempre tradotta in opere senza tempo.
Flavio Arnesi, curatore della mostra, interpreta la natura di questo lavoro, individua simboli intellegibili e riesce a dare voce all’impressione dei passanti distratti: quelli di Mimmo Paladino sono” personaggi senza patria, senza secolo, senza lingua, però di ogni patria, di ogni secolo di ogni lingua”.

Anche Goffredo Fofi, ai margini di una triste riflessione sulla realtà del nostro tempo, interpreta un Paladino: “Modernissimo, legato a un eterno che è in verità anche un passato: dallo ieri del mito e del sacro che hanno segnato il passato di tutti, la vita e la speranza delle generazioni, il loro bisogno di innalzarsi (magari donchisciottescamente!) sulla miseria del presente, e sulle costrizioni della necessità, e sulle condanne della storia. […] Ci appare come se ci fosse sempre stato, come la concretizzazione di un sogno o di un mito lontano, lontanissimo”
Ogni creazione rappresenta l’avventura dell’uomo nel mondo, ma si carica di una forte valenza simbolica che racchiude in sé ogni tempo, ogni spazio sublimando il messaggio in una massima di vita immediatamente comprensibile.
E così i simboli della storia sono sottratti al fluire del tempo e caricati di valori originali e allargati, ma soprattutto accessibili a ogni metro interpretativo, come se fossero sempre stati in quel punto, o come se fossero giunti da un passato remoto a ricordare le gesta di grandi eroi, o le riflessioni sempre attuali dell’uomo.
In bilico tra etnologia, antropologia culturale archeologia e psicanalisi, le grandi sculture di Mimmo Paladino lasciano il gusto di una richiesta senza tempo, di un’inquietudine originaria, che trova una risposta nelle suggestive vie dell’antico borgo affacciato sul lago.Imperdibile!
