Milano - Pietroburgo: alla Scala risorge Raymonda
di // pubblicato il 06 Ottobre, 2011
A conclusione della presente stagione di balletto il Teatro alla Scala mostrerà in prima assoluta martedì 11 ottobre una tra le gemme più preziose del ‘tesoro coreografico’ dello zar. Sul palcoscenico milanese debutterà, con repliche sino al 4 novembre, la ricostruzione ‘filologica’ di Raymonda, capolavoro del marsigliese Marius Petipa su musiche di Aleksandr Glazunov firmato nel 1898.

Rivivranno atmosfere medievali di Provenza e d’Ungheria, arricchite dai sapori esotici del mondo saraceno. Il titolo andato in scena al Teatro Mariinskij di San Pietroburgo, su libretto di Lydia Pashkova e dello stesso Petipa, come serata d’onore a favore della virtuosa milanese Pierina Legnani (1863-1930) nei panni della castellana protagonista entra nel repertorio scaligero, sottolineando il trait d’union Italia-Russia nella storia del balletto.
Dirigerà l’orchestra la bacchetta di Michail Jurowski. Ad incarnare i ruoli della coppia amorosa
Raymonda, contessa di Doris, e Jean de Brienne, cavaliere al servizio del re Andrea II d’Ungheria, vi saranno gli ospiti Olesia Novikova dal Teatro Mariinskij e Friedemann Vogel dallo Stuttgarter Ballet, mentre il moro antagonista Abderahman sarà interpretato da Mick Zeni.
L’ensemble scaligero, unito a più di settanta allievi della Scuola di Ballo dell’Accademia Teatro alla Scala e alle numerose comparse, darà esempio dei giganteschi allestimenti imperiali pietroburghesi.
Il curatore della ricostruzione coreografica e della messa in scena è Sergej Vikharev, coadiuvato nel progetto da Pavel Gershenzon per le ricerche storiche d’archivio e il coordinamento.
Reduce dall’ultima ricostruzione del balletto Coppélia (2009) per il Teatro Bol’šoj, il coreologo Vikharev ha già alle spalle diverse operazioni filologiche su titoli di Petipa - La Bella addormentata (1999), La Bayadère (2002, versione del 1900) e Il risveglio di Flora (2007) – tutte messe in scena al Teatro Mariinskij durante la conduzione di Makhar Vaziev, l’attuale direttore della compagnia scaligera.
Dopo aver scosso già a Pietroburgo gli addetti ai lavori grazie ai ‘progetti Vikharev’, Vaziev con
Raymonda porta avanti a Milano un’operazione culturale di primaria importanza per artisti, critica e spettatori. Si mette in scena, infatti, “il titolo perfetto per una compagnia classica”, come lo stesso direttore scaligero afferma.
Stati Uniti e Russia sono stati i paesi visitati dal team capitanato da Vikharev per il reperimento dei documenti utili alla ricostruzione.
Grazie alle notazioni coreografiche trascritte secondo il metodo Stepanov – sistema inventato dall’omonimo danzatore del Mariinskij e studente di anatomia, pubblicato a Parigi nel 1892 con il titolo Alphabet des mouvements du corps humain – custodite alla Sergeyev Collection presso la Harvard Theatre Collection è stato possibile dare forma ai movimenti pensati da Petipa.
Le scene originali di Orest Allegri, Pëtr Lambin e Konstantin Ivanov sono state ricreate da Elena Kinkulskaya e Boris Kaminsky sulla base di bozzetti, modellini e fotografie originali forniti dal Museo di Stato di Teatro e Musica di San Pietroburgo e da altri materiali messi a disposizione dall’Archivio Storico Statale Russo di San Pietroburgo.
I costumi firmati da Ivan Vsevoložkij, l’aristocratico principe direttore dei Teatri Imperiali, sono stati
ricreati da Irene Monti grazie ai figurini originali conservati nella collezione della Biblioteca di Stato di San Pietroburgo.
L’operazione scaligera si evidenzia ancor più nel panorama internazionale, se si considera che nei maggiori teatri di Russia e d’Occidente non si danza la Raymonda del 1898.
Le versioni di Raymonda messe in scena attualmente dai due maggiori teatri russi sono, infatti, quella di Kostantin Sergeev del 1948 al Mariinskij, arricchita da alcuni frammenti della redazione confezionata da Lopukov nel 1923 per lo stessa istituzione, e quella di Yuri Grigorovich del 1984 al Bol’šoj, rinverdita nel 2003 da Natalia Bessmertnova, già interprete del titolo come protagonista. Entrambe le produzioni, moscovita e pietroburghese, portano la firma di Simon Virsaladze per scene e costumi. In Occidente, poi, nel secolo passato gli allestimenti del balletto in questione sono stati rari e radi.
Dopo le incursioni dell’entourage djagileviano e le versioni ridotte presentate a New York - dalla compagnia di Anna Pavlova a cura di Ivan Clustine nel 1914 e dalla coppia Balanchine-Danilova per i Ballet Russe de Montecarlo nel 1946, a parte una messa in scena nel 1935 a Londra curata da Nicolas Zverev con il Balletto Nazionale di Lituania, bisogna attendere il ciclone Nureyev prima che Raymonda entri nel repertorio di alcune compagnie.

Primo paese ad accogliere l’elaborazione Nureyev fu proprio l’Italia, nel 1964 al Festival di Spoleto con il Royal Ballet Touring Company, attuale Birmingham Royal Ballet. Seguirono poi altre versioni del coreografo per l’Australian Ballet (1965), lo Zürich Ballett (1972), l’American Ballet Theatre (1975) e infine quella definitiva nel 1983, fresco del titolo di direttore all’Opéra, con scene e costumi di Nicholas Georgiadis per l’ensemble parigino.
A parte una versione nel 1975 curata a Berlino da Tatjana Gsovsky e Nicholas Beriozoff, per Raymonda è stata la firma Nureyev a dominare le scene europee, almeno sino ad ora.
Quindi plauso all’Italia e alla Scala per un’operazione così importante, portata avanti in tempo di crisi.