Milano: alla ricerca di Artemisia
di // pubblicato il 06 Novembre, 2011
Le ragioni che spingono a venire nella bella e produttiva città di Milano possono essere tantissime e tutte molto valide, in questo periodo, poi, vale la pena di mettere in agenda una visita al suo Palazzo Reale dove ci sono due mostre davvero eccellenti: Cézanne e l’enigmatica sanguigna Artemisia Gentileschi.
Le donne sono state sempre giudicate esseri dai compiti ben stabiliti, detti femminili, ed è quasi sempre stato davvero disdicevole per loro intraprendere il mestiere di pittrici, considerato prerogativa esclusivamente maschile.
Si può dire che dopo il vuoto assoluto di pittrici diventate importanti oltre alla clarissa Caterina dé Vigri (Bologna 1413 – 1463) occorre arrivare al ‘500 per trovare di nuovo delle artiste, vedi la ritrattista Sofonisba Anguissola (Cremona 1535 – Palermo 1625), Fede Galizia (Milano 1578 – 1630), Giovanna Garzoni (Ascoli Piceno 1600 – Roma 1670) maestra delle carezzevoli nature morte e Artemisia Gentileschi (Roma 1593 – Napoli 1652)
Le unisce la passione per il disegno scoperta dentro di loro quando ancora erano giovani, a volte figlie d’arte, e il conseguente desiderio di esprimere se stesse dopo avere approfondito con caparbietà e molta passione la ricerca artistica.

Artemisia ha avuto una vita molto complicata da rapporti sbagliati, denunce e forti legami con personalità maschili che hanno influenzato i suoi quadri, tanto è vero che spesso dipinge Oloferne con i tratti di Agostino Tassi, il pittore amico di famiglia, suo insegnante di prospettiva, processato e imprigionato nel 1611 per averla stuprata.
I temi che ricorrono nei dipinti dalla Gentileschi sono sicuramente la conseguenza di questa sua disavventura (diventata per un po’ di tempo attrazione perché lei non sapeva che lui era sposato), una specie di rivincita verso gli uomini che erano considerati sicuramente migliori rispetto alle donne. Così il tema di Giuditta (a volte con le sembianze della pittrice) e Oloferne ricorre spesso, magari ripresi in momenti poco diversi uno dall’altro, ma sempre molto reali e violenti, grazie anche ai forti colori che lei usava.

Il suo spirito libero la rese celebre e la fece andare in varie città dietro alle commissioni per i suoi quadri; dall’anziano marito sposato per trovare un riparo all’oltraggio subito, ebbe una figlia e le altre tre erano figlie naturali e di loro, però, si sa molto poco.
Di lei Anna Banti scrive “Oltraggiata appena giovinetta, nell’onore e nell’amore. Vittima svillaneggiata di un pubblico processo di stupro. Che tenne scuola di pittura a Napoli. Che s’azzardò, verso il 1638, nella eretica Inghilterra. Una delle prime donne che sostennero colle parole e colle opere il diritto al lavoro congeniale e a una parità di spirito tra i due sessi”: è stata una precorritrice dei tempi attuali.
La sua sensibilità coloristica e le scelte di innovativi temi da dipingere, spesso ripetuti con qualche piccola variante, l’hanno resa famosa tra i contemporanei anche se era una donna e avesse da fare un duro confronto con il padre, Orazio Gentileschi, bravissimo pittore ricercato da tutte le corti d’Europa.

Ora a Milano nel Palazzo Reale è allestita, sino al 29 gennaio, la monografica Artemisia Gentileschi. Storia di una passione a cura di Roberto Contini, conservatore alla Gemäldegalerie di Berlino, e Francesco Solinas con ben 40 quadri e tanti documenti anche inediti: tutto per trovare e capire le capacità di questa straordinaria e indomita donna del Seicento, penetrare nella sua violenta rabbia contro i privilegi maschili.
In quei tempi le donne dipingevano nature morte o ritratti di dimensioni abbastanza ridotte perché gli scomodi vestiti non permettevano di salire sulle scale per potere lavorare grandi tele, tanto è vero che Artemisia aveva dovuto chiedere una dispensa papale per potersi mettere i pantaloni sotto le vesti e dipingere così quadri di grandi dimensioni.

Proprio lei scrive “so che il nome di donna fa stare in dubbio, ma guardate le mie tele e vedrete cosa sono capace di fare”: il suo credo nella parità dei ruoli quando esistono le capacità la rende inequivocabilmente moderna e accanita sostenitrice delle sue capacità.
Come faccio sempre, finito il primo giro nelle sale della mostra, sono tornata a vedere i quadri che mi avevano colpito di più e in effetti i Giuditta e Oloferne hanno dentro una forza e una rabbia sconvolgente tali da lasciare dentro allo spettatore la sensazione di quanto doveva essere grande la soddisfazione di Artemisia nel dipingere la vittoria della donna sull’uomo.

Naturalmente il catalogo, pubblicato da 24 ORE Cultura – Gruppo 24 ORE - con saggi di Roberto Paolo Ciardi, Roberto Contini, Mina Gregori, Rodolfo Maffeis, Judy Mann, Renato Ruotolo e Francesco Solinas, è un vero e proprio libro di testo molto interessante, con schede critiche davvero utili.
Con l’apertura di questa mostra è stata realizzata anche la prima applicazione “Artemisia Gentileschi” scaricabile gratuitamente da iphone e ipad. Si potrà, così, fare un viaggio affascinante dentro al mondo di una donna geniale, fuori dalle righe del suo tempo, nelle sue opere e nella sua vita, grazie a contenuti multimediali originali, audio e video inediti, la navigazione in alta definizione nei suoi capolavori, la lettura appassionata dei suoi scritti e giochi interattivi in un ambiente 3D che ricostruisce idealmente il suo spazio privato.