Mies van der Rohe e Villa Tugendhat: quando fra architetto e committente scocca la scintilla

di Elisabetta Morici // pubblicato il 30 Maggio, 2012

Negli ultimi anni la mia vita si è incrociata con la città di Brno, in Repubblica Ceca, centro della Moravia che sta tentando di tornare al suo aspetto mitteleuropeo che aveva prima delle vicende a seguito della Seconda Guerra Mondiale. La prima volta che ho messo piede a Brno, la primavera del 2010, ho visitato quasi tutto quello che desideravo. Quasi tutto, ho detto, perché un edificio che desideravo tanto vedere e che mi aveva da subito riportato con la mente ai miei studi sulla storia dell’architettura contemporanea, purtroppo era chiuso. O meglio, era aperto, in un via vai operoso di artigiani, architetti e restauratori, per riportarlo alla sua bellezza originaria, ma solo alle ditte che si stavano occupando di tutto. Sto parlando di uno dei capolavori dell’architettura contemporanea, Villa Tugendhat, uscito dalla mente geniale dell’architetto tedesco Ludwig Mies Van Der Rohe e costruita fra il 1929 e il 1930 per Greta e Fritz Tugendhat, importanti industriali delle manifatture tessili, che conobbero Mies in Germania e poterono apprezzarlo anche a Barcellona, dove aveva realizzato il  Padiglione tedesco all’esposizione universale del 1929.
Villa tugendhat
Il suo linguaggio architettonico colpì fortemente i giovani e moderni coniugi Tugendhat, che vollero realizzare con lui una delle opere simbolo dell’architettura del Novecento.  Purtroppo le nubi dell’odio razziale si stavano addensando in Europa: la coppia con i loro tre figli potranno vivere nella loro casa sulle colline del quartiere Cernà Pole, a ridosso del centro città, solo per otto anni. Nel 1938 la loro origine ebrea li aveva messi nel mirino dei Nazisti e così, grazie alle loro conoscenze in Germania, furono prontamente avvertiti di quello che stava per accadere loro. Lasciarono Brno per la Svizzera per poi fare rotta per il Venezuela e poi negli  Stati Uniti, dove anche lo stesso Mies Van der Rohe si era trasferito.  La villa venne sequestrata e usata come base dai soldati tedeschi, per poi essere rovinata anche dalle truppe dell’Armata Rossa dopo la sconfitta della Germania. La sua bellezza e originalità, però, non rimase inascoltata, e la città di Brno negli anni Ottanta la ristrutturò parzialmente per poi divenire luogo di rappresentanza. Ed  è qui, fra le sue pareti di vetro, che nel 1992 è stato firmato l’accordo della divisione della Cecoslovacchia nei due stati che oggi conosciamo. Ma il momento per la vera rinascita di questo incunabolo del razionalismo avviene nel 2001: la villa viene iscritta nella lista del patrimonio dell’umanità da parte dell’UNESCO, unico monumento di arte contemporanea in Repubblica Ceca. Questo passo ha dato l’avvio alla ricerca di fondi che la comunità europea e la città di Brno hanno messo in campo per  il restauro conservativo, che è cominciato nel 2010 ed è costato circa 7 milioni di euro, portando alla riapertura al pubblico di villa Tugendhat il 3 Marzo 2012, dopo l’inaugurazione avvenuta il 29 Febbraio.
Villa tugendha interno-soggiorno
L’edificio è situato su un terreno in pendenza che ha portato Mies a progettare una costruzione a tre piani sfalsati e collegati fra loro da una scala a chiocciola racchiusa in un cilindro di mattonelle di vetro. Si accede dal piano che, visto dalla strada appare anonimo ed è una sorta di tetto giardino. Il quartiere, composto di ville e palazzine dal caratteristico stile liberty, sembra circondarla e impedirne la vista per non compromettere la sua unitarietà. E’ infatti dal fronte della collina che la villa si scopre nella sua struttura portante, costituita da uno scheletro di pilastri a croce di acciaio che sostengono i solai in cemento armato e che ha permesso l’invenzione del grande soggiorno che occupa quasi interamente il piano inferiore. E’ uno spazio aperto, schermato su tre lati da lastre di vetro,  affacciato sul panorama della città  che sembra sonnecchiare nella pianura; lo dividono solo elementi originali e preziosi come una parete semicilindrica di legno d’ebano che serve a delimitare la zona pranzo, o una lastra di onice che distingue la zona dedicata alla biblioteca. Ecco che diventa realtà la cosiddetta pianta libera, che aveva descritto proprio Mies quando nel 1927 scriveva: “… la crescente complessità delle nostre esigenze richiede flessibilità. […] A questo fine la struttura a scheletro è il sistema costruttivo più adatto. Esso infatti rende possibile l’impiego di metodi costruttivi razionalizzati e consente la libera suddivisione degli interni. Se consideriamo le cucine e i bagni come un nucleo fisso, a causa delle tubature, allora tutto il resto dello spazio deve essere passibile di partizioni grazie all’impiego di tramezzi mobili. Questo dovrebbe soddisfare, a mio avviso, tutte le normali esigenze.”(da Die Form, 1927).
Villa tugendha interno-verso-giardino
La pianta libera qui è riservata proprio al piano del soggiorno, che si apre longitudinalmente con i pilastri cromati cruciformi sul panorama della città e, di lato, verso una serra rivestita di lastre di cristallo. L’abbassamento meccanico della parete di vetro trasforma l’intero soggiorno in un incredibile belvedere, dove la natura è invece simbolicamente chiusa dentro la serra, presente ma staccata. La villa risulta eccezionale anche per gli apparati tecnologici messi a punto dall’architetto, fra cui l’impianto di climatizzazione, che diviene anche elemento di arredo. I freddi inverni cechi avrebbero inoltre potuto creare problemi di condensa per il differenziale termico fra interno ed esterno:  un sistema di radiatori alti pochi centimetri su tutta l’estensione delle finestre posizionati come un battiscopa  hanno eliminato il problema,  grazie alla lama di aria conseguente sul vetro che  evitava l’appannamento.
Il restauro ha compreso ogni elemento, dalle stanze del piano sotterraneo, con le strutture funzionali e tecniche, che sono divenute  visitabili. Gli arredi, realizzati, con le famose sedie denominate appunto Brno e  disegnate dall’architetto insieme all’ interior designer Lilly Reich, sono tornate a ricreare l’atmosfera elegante e minimalista di questi interni, evidenziando la preziosità dei materiali usati: la sedia fu disegnata specificatamente per la casa con tappezzeria in pelle di pecora bianca e base in acciaio piatto. La famosa parete semicilindrica ricoperta d’ebano è stata ritrovata dentro ad un bar di Brno e restaurata accuratamente per poterla nuovamente ricollocare nel soggiorno della villa.  Il contrasto fra la struttura di acciaio e vetro  dagli interni lussuosi  e la naturale bellezza della collina  hanno reso questa villa unica e per questo è divenuta un vero riferimento per gli architetti moderni. Con questo restauro l'Europa è ancora più ricca e la Moravia ha un motivo in più per essere apprezzata.

 

Dettagli

Didascalie immagini

  1. Villa Tugendhat (foto)
  2. Villa Tugendhat, interno, soggiorno (foto)
  3. Villa Tugendhat, interno verso il giardino (foto)

In copertina:
Villa Tugendhat, particolare (foto)

Per ulteriori informazioni visitare il sito ufficiale della villa

Mappa

Dove e quando

  • Indirizzo: Černopolní 237/45 613 00 Brno-Černá Pole, Česká republika
  • Sito web
 
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