Michelangelo alla Biblioteca Ambrosiana
di // pubblicato il 31 Gennaio, 2011
Continua con l'esposizione del prezioso crocifisso ligneo di Michelangelo presso la Veneranda Biblioteca Ambrosiana di Milano l'iniziativa dedicata a Leonardo da Vinci e Michelangelo Buonarroti di cui abbiamo già parlato. Infatti dopo la recente esposizione del Ritratto di musico di Leonardo e del bozzetto dei Due Lottatori di Michelangelo a Roma, e a seguito della bella mostra palermitana dedicata alla vita e alle opere del Buonarroti, il percorso procede con l'esposizione di un altro bozzetto michelangiolesco tratto dalla collezione del Museo Casa Buonarroti: in un'ottica di scambio e collaborazione, infatti, il piccolo crocifisso ligneo viene eccezionalmente esposto presso l'istituzione milanese che ospita nella sua ricchissima collezione il celebre Codice Atlantico di Leonardo – l'altro protagonista di questa celebrazione.
Attribuito a Michelangelo nel 1964 dallo studioso Charles de Tolnay, il bozzetto rappresenta il busto del Cristo crocifisso, le braccia sono mancanti. Il bozzetto fu probabilmente eseguito dall'artista già anziano intorno al 1562, e probabilmente era un'opera preparatoria per un crocifisso più grande da regalare al nipote, Leonardo, come si può intuire da alcune lettere di Michelangelo e dei suoi assistenti, datate appunto 1562, nelle quali si fa richiesta di strumenti per scolpire il legno. Il bozzetto fu poi portato a Firenze dallo stesso Leonardo, e compare negli inventari di Casa Buonarroti già nell'inventario del 1859, anno di apertura del Museo.
Quest'opera rappresenta un'eccezione nella produzione di Michelangelo, che dopo il giovanile crocifisso ligneo per la Chiesa di S. Spirito a Firenze, non lavorò più il legno, concentrandosi su altri materiali. Stupendo esempio del celebre “non finito” michelangiolesco, quest'opera è stata definita recentemente [espressione] "bellissima nel riflettere a pieno lo spirito speculativo, solenne e religiosamente drammatico dell'ultimo Michelangelo"(Lorenzo Finocchi Ghersi). Si tratta infatti di un'opera commovente nella sua immediatezza, in cui il corpo del Cristo, abbandonato sulla croce, mantiene comunque una sua vitalità e una forza che sembra scaturire dall'interno