Michel Petrucciani – body & soul

di Andrea Mancaniello // pubblicato il 08 Luglio, 2011

Body and soul, corpo e anima, mai confronto tra i due è stato così stridente come nel caso di Michel Petrucciani; temperamento esuberante, incontenibile nel suo metro d’altezza, un gigante dal punto di vista artistico per l’impronta che ha lasciato la sua arte nella musica jazz.

Michel nasce a Orange il 28 dicembre 1962, terzo figlio di un chitarrista jazz francese di padre italiano.
In seguito al parto gli si spezzano tutte le ossa ed è subito evidente il tremendo verdetto: affetto da osteogenesi imperfetta congenita, una malattia genetica che rende molto fragili le ossa esponendole a fratture e deformazioni anche solo per una postura sbagliata. Michel non sarà in grado di camminare da solo fino all’età di 25 anni e sempre comunque con l’aiuto di stampelle.

Impastato nel suo piccolo essere, il talento era congenito quanto la malattia, a tre anni sapeva cantare a memoria innumerevoli canzoni della vasta collezione del padre, a quattro vedendo Duke Ellington in tv chiese d’avere un pianoforte e la madre, usando i suoi risparmi, gli regalò un piano giocattolo.
Il temperamento di Michel era già tutto al suo posto, il bambino comprese già allora che se si fosse accontentato le sue aspirazioni non avrebbero avuto strada, così fece a pezzi il giocattolo con un martello per dimostrare che faceva sul serio e due anni dopo ebbe il suo primo pianoforte.
La salute precaria non gli consentì mai di frequentare la scuola, così stava in casa a suonare anche dieci, dodici ore al giorno e sulle cassette che un programma di studio statale gli inviava per la sua formazione didattica, lui registrava la musica che eseguiva senza nemmeno ascoltar le lezioni.
Iniziò con i classici da Bach a Beethoven e a dodici anni passò al blues, a tredici si esibì in pubblico per la prima volta, a quindici ebbe inizio la sua straordinaria carriera internazionale, si trasferì negli Stati Uniti e imparò la lingua in soli sei mesi.
In seguito il pianista avrebbe parlato della sindrome da cui era affetto come di un vantaggio che gli aveva impedito d’avere altre occupazioni nell’infanzia, certo che avrebbero rappresentato distrazioni nocive al suo percorso artistico.

L’inglese Michael Radford, già regista di Orwell 1984 e Il postino col mai dimenticato Massimo Troisi, realizza con Michel Petrucciani – body & soul un documento di vibrante vitalità, che risulta riduttivo definire semplicemente documentario, intrecciando interviste al protagonista con immagini dei suoi concerti e testimonianze dirette di parenti e amici.
Su tutto ricorre incombente la presenza di orologi, a scandire un tempo ancor più impietoso con un essere così fuori dall’ordinario ma con un'aspettativa di vita molto breve.
Estroverso, tenace, generoso, Michel Petrucciani era consapevole dell’inesorabile precarietà della sua vita, il medico gli dava consigli per la sua salute e lui puntualmente trasgrediva ogni regola infischiandosene di ciò che i dottori reputavano per lui proibito. Vorace, divorava a morsi la vita inseguendo ogni eccesso possibile, alcol e droghe inclusi.

Il film di Radford evita di creare il santino agiografico di un uomo che aveva anche i suoi lati discutibili; sapeva essere arrogante, aveva una certa superficialità nei rapporti con le donne, “andava semplicemente avanti” e le abbandonava senza troppa cortesia, la stessa che il destino aveva negato a lui. Va anche detto però che il successo e le donne sono arrivati quando aveva solo diciotto anni, quindi nonostante il suo aspetto portasse a considerarlo uomo fatto era ancora un ragazzo.
Ebbe due figli nonostante la natura ereditaria della sua malattia e uno di essi, Alexandre, affetto da osteogenesi imperfetta congenita come il padre, all’età di cinque anni chiese a sua madre: “Perché mi hai fatto?!?

Michel Petrucciani ha affrontato la vita a dispetto di tutto con un entusiasmo disarmante, disinnescava la fastidiosa pietà degli altri con l’arma dell’umorismo, non si lamentava mai della fatica delle tournée, esempio per i colleghi era sempre sorridente e di ottimo umore.
Lo vediamo in un’intervista confessare con sincerità la sua paura della solitudine e della morte, ma caparbiamente ha deciso di vivere al massimo ogni giorno della sua vita, senza mai togliere il piede dall’acceleratore. Nel 1998, l’ultimo anno prima della scomparsa, tenne 220 concerti portando a giro per il mondo il suo talento, l’ineguagliabile velocità delle sue mani sulla tastiera che non ha mai avuto rivali.

Il ritmo forsennato e le fatiche a cui Michel si sottoponeva erano gocce di morte che piano piano penetravano la sua vita, votarsi completamente alla musica fu la risposta all’invecchiamento precoce che negli ultimi tempi accelerò inesorabilmente, sopportava il dolore di fratture che si procurava durante i concerti, sordo a ogni appello di chi lo invitava a rallentare.
Se n’è andato il 6 gennaio 1999 vinto dal rigido inverno di New York a soli trentasei anni, oggi riposa nel cimitero parigino di Père Lachaise accanto alla tomba di Frédéric Chopin.

Petrucciani ha vissuto intensamente ogni attimo senza fare l’errore d’identificarsi con la propria malattia o porre limiti ai suoi sogni, senza permettere a nessuno di dirgli a cosa poteva aspirare.
E’ proprio dell’essere umano però desiderare comunque l’inafferrabile, così coglie una punta di commozione quando una delle sue mogli racconta il desiderio più intimo del grande pianista, rivelatore di un indomito temperamento romantico; passeggiare su una spiaggia mano nella mano con la donna del cuore.

 

Dettagli

SCHEDA FILM

  • Titolo originale: Michel Petrucciani
  • Regia: Michael Radford
  • Con: Michel Petrucciani, Aldo Romano, Erlinda Montano-Hiscock, Philippe Petrucciani, Eugenia Morrison, Tox Drohar, Frank Cassenti, Joe Lovano, Marie-Laure Roperch, Tony Petrucciani, Dorothy Darr, John Abercrombie, Lisa Abercrombie, Bernard Benguigui, Charles Lloyd, Francis Dreyfus,
    Helene Dreyfus, Ron Mc Clure,
    Alexandre Petrucciani, George Finidori, Pascal Bertonneau
  • Sceneggiatura: Michael Radford
  • Fotografia: Sophie Maintigneux
  • Montaggio: Yves Deschamps
  • Suono: Olivier Le Vacon
  • Montaggio suono: Lilio Rosato,
    Marco Giacomelli
  • Produzione: Serge Lalou, Annick Colòmes, Bruce Marks, Gunnar Dedio, Martina Haubrich, Andrea Stucovitz per Les Films d’Ici, Liaison Films,
    Looks Filmproduktionen e Partner Media Investment in coproduzione con
    Arte France Cinéma
  • Origine: Francia / Germania / Italia, 2011
  • Genere: Documentario
  • Durata: 90’ minuti

 

DIDASCALIE IMMAGINI

- Locandina italiana
- Michel Petrucciani
  ritratto dal fotografo Jean Ber
- In studio col produttore Francis Dreyfus
- Michel e la prima moglie Erlinda
- Amici e amori di un uomo fuori dal comune
- Alexandre Petrucciani con il padre / Insieme
  al regista Michael Radford